Swipe a destra se ti piace, swipe a sinistra se non ti piace. Una regola semplice, la regola di Tinder. Ma cosa si nasconde dietro la app di dating online più famosa al mondo? Prova a raccontarlo il nuovo film di Disney+ Swiped con Lily James (Pam & Tommy) e Dan Stevens (Downton Abbey).

Swiped – La trama
Whitney Wolfe (Lily James) è una giovane ragazza con un sogno: entrare nel mondo del tech con le sue idee. Proprio la sua aspirazione l’ha portata a trasferirsi a Los Angeles e imbucarsi a fiere e feste per proporre il suo progetto: un’app per connettere volontari e orfanotrofi in giro per il mondo. Sebbene la sua idea non piaccia ai grandi investitori, Whitney incontra Sean Rad (Ben Schnetzer). Impressionato dal talento della ragazza Rad le propone di entrare a far parte di Hatch Labs e di sviluppare Cardify.
Le idee di Whitney e del team, però, portano alla nascita di Tinder, un’app di dating che promette di innovare il mondo degli appuntamenti e delle relazioni. All’inizio tutto sembra andare per il verso giusto: le idee di Whitney fanno crescere l’app, che raggiunge in poco tempo il milione di iscritti. Anche la sua vita sentimentale sembra andare per il meglio: Whitney, infatti, cattura l’attenzione di Justin Mateen (Jackson White), uno dei co-fondatori di Tinder.
Mischiare lavoro e amore, però, non è sempre la scelta ottimale. In poco tempo Whitney capisce che essere una donna in un mondo di uomini non è facile: non la ascoltano, la demansionano e, infine, la licenziano obbligandola a firmare un accordo di riservatezza. Sebbene la sua reputazione risulti rovinata, qualcuno crede in lei: Andrey Andreev (Dan Stevens), proprietario Badoo, le propone di sviluppare progetti per lui. Nasce così Bumble, l’app di dating online in cui a fare la prima mossa sono proprio le donne.
Swiped – La recensione
Swiped non vuole mostrare segreti e curiosità dietro la creazione di Tinder, ma vuole parlare di chi spesso viene silenziato: le donne. Il settore del tech, infatti, viene dipinto come un mondo fatto dagli uomini per gli uomini. Lì le donne non trovano spazio o, se ce l’hanno, è spesso piccolo e nascosto.
Per questo motivo, la storia dietro la nascita dell’app è solo uno sfondo per far emergere la vera protagonista della storia: Whitney Wolfe. Da giovane ragazza appena laureata con tanti sogni nel cassetto, Whitney diventa una donna di successo alla guida di una società che segue le sue regole. Ma la strada per raggiungere il suo obiettivo si rivela impervia.
Nonostante i suoi meriti nel far crescere Tinder, Whitney non viene inserita nelle foto ufficiali in qualità di cofondatrice. Questo la rende l’agnello sacrificabile del gruppo. Quando, infatti, la storia con Justin si rivela tossica e lui comincia a perseguitarla, Whitney viene allontanata e silenziata. Nel silenzio si trova a combatter una guerra, quella mediatica. E da qui nasce l’embrione di quello che sarà Bumble. In un mondo in cui gli uomini fanno la prima mossa e le donne si trovano spesso in difficoltà, perché non invertire i ruoli e dare la palla in mano proprio alle donne?

Swiped – Il cast
La vera protagonista di questo film è Whitney Wolfe, interpretata da Lily James, che riesce a restituire la sua complessità. Da giovane che sogna di cambiare il mondo, Whitney si trova a dover a scendere a compromessi. Essere l’unica donna in un tavolo di uomini, infatti, la porta spesso a dover rinunciare ai suoi principi. Ma Whitney è anche una donna, circondata da colleghe che vedono in lei l’unica possibilità di essere ascoltate in quell’ambiente.
Chi ne esce male sono i suoi colleghi cofondatori di Tinder: Sean Rad (Ben Schnetzer) e Justin Mateen (Jackson White) emergono uno come una persona debole, mentre l’altro come un manipolatore. Ma nessun uomo viene dipinto in modo del tutto positivo, anche l’Andrey Andreev di Dan Stevens, che a prima vista appare un faro di luce per la protagonista, nasconde i suoi scheletri nell’armadio.
Conclusioni
Swiped è un film godibile che affronta un tema di grande attualità: il ruolo delle donne nelle grandi startup tecnologiche. Interessante osservare come le idee prendano forma, dal nome agli elementi simbolici che restano impressi — Tinder come scintilla, Bumble come alveare. Tuttavia, il film sembra fermarsi un passo prima: se l’obiettivo era denunciare davvero la condizione femminile nel tech, avrebbe dovuto rinunciare a un certo tono edulcorato per aprire un dibattito più incisivo. Il nodo del genio femminile oscurato a favore di quello maschile resta infatti solo accennato.
Questa scelta, però, potrebbe non essere casuale. La vera Whitney Wolfe Herd, cofondatrice di Tinder e poi creatrice di Bumble, è vincolata da un patto di riservatezza e non ha partecipato direttamente al progetto. Molti dettagli restano dunque celati. Forse, un giorno, sarà proprio lei a raccontare cosa si nasconde dietro le origini di Tinder.
