mercoledì, 21 Aprile, 2021
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Invictus – L’invincibile

Tratto dal romanzo "Ama il tuo nemico", stasera in tv "Invictus - L'invicibile" di Clint Eastwood, con protagonista Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela, in film pieno di emozioni e di cambiamenti.

Il film di Clint Eastwood sulla figura storica di Nelson Mandela

Invictus – L’invincibile è un film del 2009, diretto da Clint Eastwood, ed è l’adattamento cinematografico del romanzo “Ama il tuo nemico” di John Carlin, a sua volta ispirato a fatti realmente accaduti. Il film taglia un percorso improbabile, scegliendo di raccontare la storia del cambiamento in Sudafrica sotto la guida di Nelson Mandela, attraverso il prisma dello sport.

Invictus

Siamo in Sudafrica nel 1990, anno in cui il cambiamento – come visto nella prima scena del film – sta letteralmente scendendo per strada. Dopo 27 lunghi anni di prigionia, Nelson Mandela è stato rilasciato. Nella prima inquadratura, la telecamera di Eastwood si concentra su un corteo. Da un lato della strada, una squadra di rugby tutta bianca si allena sull’erba verde incontaminata. E dall’altro lato, giovani neri giocano a calcio su un campo sporco e rovinato. Tra i due, Mandela. Eastwood illustra molto bene il problema in questa panoramica. Quando Mandela e il suo entourage scendono tra di loro, i bambini neri esultano e salutano, mentre i bianchi alzano la testa e guardano in un silenzio apprensivo. Dopo una serie di telegiornali, siamo rapidamente introdotti al 1994, quando Mandela è in carica come presidente dopo le sue importanti elezioni. Rapidamente chiarisce che tutto nella sua amministrazione rifletterà un Sudafrica unificato, che spera di essere “una luce splendente nel mondo”. In quella particolare occasione, Mandela sfruttò acutamente la Coppa del Mondo di Rugby tenutasi in Sudafrica nel 1995 come opportunità per radunare l’intera nazione – neri e bianchi – dietro l’inverosimile prospettiva della squadra di casa che vince tutto, e quindi come effetto unificante di un popolo diviso. Di ispirazione ispiratrice, Invictus è una storia molto bella, raccontata molto bene. Ha una traiettoria prevedibile, ma ogni scena è ricca di dettagli sorprendenti che si accumulano in un ricco tessuto di storia, impressioni culturali ed emozioni.

Invictus

Eastwood sorprende sempre per la scelta dei temi. Il regista ha spesso affrontato le questioni razziali in modo evidentemente equilibrato, in particolare in “Bird” (1988), e il suo temperamento alla regia equo e calmo si accorda magnificamente con quello di Mandela, gran parte del cui lavoro quotidiano, come rappresentato nel film, consisteva nel modificare e confondere le visioni più estreme di molti suoi connazionali su entrambi i lati della divisione razziale. Invictus, comunque, evita abilmente di impantanarsi nelle minuzie della definizione dei punteggi politici riassumendo i sospetti razziali attraverso il prisma dei dettagli di sicurezza del nuovo presidente. Le guardie del corpo nere di lunga data di Mandela, sono scioccate quando il loro presidente le costringe a lavorare con alcuni minacciosi afrikaner (membri della popolazione di pelle bianca), che fino a poco tempo prima seminavano terrore nei cuori della popolazione nera. Alcune delle scene più divertenti e narrative coinvolgono proprio i bodyguards, il cui linguaggio del corpo, le espressioni facciali e le intonazioni trasmettono molto sullo stato incerto delle cose nel paese. Ma l’obiettivo di Mandela era proprio quello di rilassare quella particolare tensione tra aspirazioni nere e paure bianche.

Mandela è ovviamente il fulcro del film. Invictus è marmorizzato con innumerevoli esempi di Mandela che disarma i suoi presunti avversari mentre mette in pausa quelli che, tra il suo collegio elettorale naturale, potrebbero essere alla ricerca di un rimborso piuttosto che di una moderazione intelligente. Morgan Freeman, che interpreta il protagonista, si adatta perfettamente alla parte, impiega un po’ di tempo per scrollarsi di dosso l’immagine santa dell’uomo e, certamente, il ruolo di una figura contemporanea così santificata non invita troppa complessità, esplorazione interiore o elaborazione d’attore. Detto questo, Freeman è un piacere costante. A poco a poco, si arriva a cogliere i calcoli politici, le certezze e i rischi di Mandela, la vita personale travagliata che tiene per lo più all’oscuro e il suo straordinario talento nel portare le persone al suo punto di vista. Per quanto riguarda le partite di rugby, invece, quel talento si manifesta nel modo in cui Mandela fa appello personalmente al capitano della squadra sudafricana, gli Springboks. Un biondo afrikaner senza una politica evidente, Francois Piennar (Matt Damon) che vorrebbe solo sollevare la squadra dalla sua mediocrità attuale. Ma Mandela cita in modo ispiratore la poesia – “Sono il padrone del mio destino, sono il capitano della mia anima” – parla di dare l’esempio e superare le aspettative e lascia Pienaar stupito all’idea di poter osare sognare la vittoria della Coppa del Mondo.

Girato interamente in Sudafrica, con una splendida fotografia, una colonna sonora suggestiva e dialoghi semplici ma profondi, Eastwood apporta un tocco sicuro per offrire una storia vera di grande impatto emotivo, senza particolari rivelazioni o svelamenti intelligenti. Lavora mescolando la sua magia cinematografica in un film sorprendente e incredibilmente divertente che è una combinazione speciale di spiritualità e sport, uno studio sulla leadership trasformativa e una presentazione sentimentale delle razze che si uniscono in un sogno comune. Ma il messaggio più emozionante di Invictus è la sua affermazione del potere del perdono. Mandela dice che libera l’anima e rimuove la paura. Con le sue azioni costanti per realizzare la riconciliazione tra le razze, mostra come il perdono liberi dalle rigide restrizioni della vendetta e apra i nostri cuori a coloro che ci hanno fatto del male. In un’epoca in cui l’antica e futile battaglia tra “noi” e “loro” domina ancora su così tanti leader e cittadini comuni, il film si distingue come un faro di luce che ci chiama verso un percorso più compassionevole e amorevole.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni
Maria Rosaria Flotta
Laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema d'animazione. Curiosa, attenta e creativa. Appassionata di cinema, arte e scrittura.

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