Pisklaki, le difficoltà della crescita affrontate da dei giovanissimi adulti

Pisklaki, dal polacco “pulcini”, è un film documentario del 2022 prodotto dalla Aura Films e diretto dalla cineasta polacca Lidia Duda. Il lungometraggio è stato presentato al Locarno Film Festival 2022 nella sezione Semaine de la critique. La Duda, dopo aver diretto altri prodotti di questo tipo, decide di presentarsi al Festival svizzero con un film atipico, caratterizzato da una forte componente emozionale, dove i protagonisti sono dei bambini affetti da problematiche salutari di grande entità, ma che insieme affrontano le loro paure e difficoltà dandosi una mano l’un l’altro. Nonostante quanto si possa pensare, la spontaneità e la naturalezza di questi piccoli “pulcini” regalano dei momenti di grande leggerezza, che strappano con grande facilità un sorriso sul volto dello spettatore.

Pisklaki, trama

Zosia, Oskar e Kinga sono tre bambini la cui vita ha riservato una strada da percorrere molto più inclinata e tortuosa rispetto ai loro coetanei. I tre sono affetti da problemi fisici di grande importanza, questi li portano a vivere insieme all’interno di un istituto specializzato, che si prende cura del loro benessere fisico e della loro istruzione, ma dove però l’affetto, la pazienza e la comprensione dei tutori non bastano a colmare l’enorme vuoto lasciato dall’allontanamento dei loro genitori. Amicizia e collaborazione saranno le fonti vitali di questi giovani protagonisti, fonti alle quali attingeranno nei momenti più difficili e apparentemente insuperabili.

Un racconto commovente, uno stralcio della quotidianità di questi piccoli eroi

Pulcini, questo è il titolo voluto dalla regista Lidia Duda per il suo primo lungometraggio e parto creativo. Un titolo insolito, che però descrive bene il racconto di questi giovani fanciulli che iniziano a muovere i primi passi verso una vita complessa e piena di avversità. Pisklaki racconta la vita, uno stralcio di normalità nel quotidiano dei tre protagonisti, che a causa della loro cecità vivono una vita piena di ostacoli e barriere. Un corridoio senza corrimano, una tastiera per scrivere, o anche semplicemente il buio costante, per i protagonisti sono vette insormontabili, che per essere scalate non richiedono corde e picchetti, ma tanta forza di volontà accompagnata da una immensa dose d’amore.

Il film inizia con l’inserimento di Zosia, Oskar e Kinga all’interno della struttura scelta per loro, un luogo il cui scopo è quello di far maturare e crescere sia caratterialmente che culturalmente questi bambini, aprendo loro le ali al mondo che gli si presenterà davanti. La regista concentra il film proprio su di loro, i genitori, il personale scolastico e ospedaliero, hanno un minutaggio ridotto, i veri protagonisti sono i rapporti umani che i tre instaurano nell’arco del tempo mostrato, che presumibilmente è limitato a poche settimane.

I tre personaggi sono davvero notevoli, ognuno con una personalità ben delineata. Zosia è sicuramente la più estroversa, ama giocare all’aria aperta, ha una grande emotività e difficilmente ama stare alle regole. Oskar è un bambino più chiuso, impaurito, dotato però di una grande intelligenza e capacità di apprendimento, che lo spingono verso la musica e lo studio del pianoforte. Kinga ci viene invece mostrata come la più matura del trio, introversa, diffidente, ma allo stesso tempo capace di donare baci e abbracci ai suoi compagni nei momenti di difficoltà. In particolare viene approfondito il rapporto tra Zosia e Oskar. I due dopo alcuni scontri iniziali, che però archiviano senza nessun tipo di risentimento, riescono a costruire le basi di quello che sembra essere più di un semplice rapporto di amicizia, un affetto quasi fraterno, dove ci si spalleggia a vicenda e nel bene o nel male si è sempre presenti l’uno per l’altra. Il punto di forza del film sta proprio in questo, nel mostrare come dei bambini così piccoli e fragili siano in grado di esternare i propri sentimenti, e come questi siano per loro essenziali per affrontare le sfide che la quotidianità li pone davanti.

Sorprende molto che nonostante il soggetto principale ed i toni volutamente di tipo drammatico, grazie alla spontaneità e alle battute infantili di questi giovani fanciulli, il film riesca comunque a far sorridere lo spettatore. Questo è sicuramente merito di una regia al servizio dei personaggi, che in molti momenti scompare per seguirli nei loro discorsi e nelle attività ricreative.

Un racconto commovente, un grande insegnamento, che la regista decide di portare sullo schermo con una fotografia in bianco e nero, forse per dare un tocco di europea autorialità all’opera, o più probabilmente per addentrarci nel mondo dei protagonisti, una realtà priva di colori, dove solo la luce simbolo di speranza e di provvidenza fa la sua comparsa e può modellare la realtà presente.

Pisklaki è stata sicuramente una delle sorprese di questa 75ª edizione del Locarno Film Festival, un film di crescita, che attraverso lo sguardo di questi piccoli ma grandi adulti analizza alcuni degli aspetti più essenziali della vita.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Pollice in su per Pisklaki, un film sorprendente, un racconto commovente e un grande insegnamento.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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