Recensioni FilmMon légionnaire, amori in guerra

Mon légionnaire, amori in guerra

Mon légionnaire è un film del 2021, scritto e diretto dalla regista neozelandese Rachel Lang, capace di trasportare lo spettatore in una realtà di guerra cruda, violenta e mortifera.
Eppure, nonostante l’atmosfera rigida che il film fa trasparire attraverso uno sguardo che sfiora il documentario e la forma del reportage, Mon légionnaire non trascura i sentimenti di affetto e di rispetto umani.

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Mon légionnaire – Trama

Il film, prodotto da  Chevaldeuxtrois (Francia) e Wrong Men (Belgio), con finanziamenti internazionali ad opera del BAC Films, è stato presentato nella sezione Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes nel 2021.
Protagoniste della storia sono due coppie, diverse all’apparenza e tuttavia legate dal bisogno di riconoscersi e di sentirsi parte di una famiglia.
La prima figura ad apparire in scena è quella di Nika (Ina Marija Bartaité), giovane donna che lascia l’Ucraina per raggiungere il fidanzato Vlad (Aleksandr Kuznecov), soldato stanziato in un campo militare in Corsica.

Smarrita e sola in una terra in cui è straniera, Nika trova presto conforto in Céline (Camille Cottin), avvocatessa indipendente e moglie del comandante della legione, Maxime (Louis Garrel).
Se il rapporto di fiducia tra le due donne si rafforza velocemente, il legame sentimentale tra Nika e Vlad si fa invece sempre più fragile: la sofferenza provata dal giovane soldato e la lontananza imposta rompono progressivamente l’affetto e l’amore.

Mon légionnaire

Mon légionnaire – Recensione

Mon légionnaire racconta senza giudizi storie di uomini e donne che affrontano una quotidianità complessa e contradditoria, ma estremamente vera. La forza principale del film sta infatti nella capacità di affrontare profonde tematiche contemporanee come la fuga, l’abbandono, la morte e la resilienza attraverso un registro alquanto sobrio, ma non per questo distaccato.
Oltre ad esplorare la dimensione personale e collettiva della vita militare, il film fa riflettere sul tema del sacrificio e della disciplina richiesta ai legionari, così come sul dovere di sentirsi patrioti e fino a che punto valga la pena esserlo.

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E in effetti, i personaggi sono vittime di regole che non possono essere cambiate e difensori di sentimenti umani che necessitano di una protezione continua.
Esemplare in questo il personaggio di Maxime (Louis Garrel), uomo forte, autorevole, consapevole della propria posizione militare, ma anche padre affettuoso che spera di trasmettere al figlio i giusti valori da difendere.

Mon légionnaire

Un cast d’eccezione

Eccelsi nell’incarnare queste figure sfaccettate sono i due giovani attori Ina Marija Bartaité e Aleksandr Kuznecov, a cui si uniscono due stelle del cinema francese ed internazionale, Camille Cottin e Louis Garrel.
Non si può non ricordare a questo proposito l’attrice lituana Bartaité, protagonista del film, morta tragicamente all’età di venticinque anni a causa di un incidente stradale pochi giorni prima della proiezione di Mon légionnaire a Cannes nell’Aprile del 2021.

Oltre alle sentite interpretazioni attoriali, ad una fotografia limpida e a paesaggi corsi aridi apparentemente privi di vita che fanno da sfondo, il film si contraddistingue per le precise scelte musicali.
Le immagini iniziali e finali sono infatti accompagnate dalle parole della canzone Nucléaire del gruppo musicale francese Odezenne. Il brano, dal titolo alquanto evocativo, racconta di una relazione d’amore potente e accecante come la luce e come l’esplosione di una bomba nucleare – “jouer entre nous ça reste jouer avec le feu”- recita il testo.

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Personaggi in attesa e in lotta

Mon légionnaire è dunque un film coraggioso, che dà voce a donne e madri che lottano per difendere insieme la bellezza dell’esistenza, a uomini che combattono per proteggere le loro fragilità in nome della patria e a coppie che cercano di resistere alle schegge delle delusioni e delle incomprensioni reciproche.
Un film fatto di poche parole e di dialoghi brevi, dove il silenzio, i gesti e gli sguardi dicono molto di più di quanto ci si possa aspettare.
L’intensità emotiva che i personaggi mettono in scena si riflette nel ritmo narrativo e nel clima di attesa che attraversa l’intero film.
Ma attesa di che cosa? Attesa di vita e attesa dell’altro.

Sono tanti i frammenti che mettono in evidenza questo aspetto, da Nika che guarda dalla finestra e spera di vedere Vlad nei giorni di permesso a Maxime che si isola nudo nella natura inerme come se fosse in attesa di qualcosa che nemmeno lui sa spiegare, forse libertà o forse sensazione di pace. E ancora l’attesa più grande che travolge Nika, quella di un figlio inaspettato e generato da un tradimento.

Con Mon légionnaire, Rachel Lang è riuscita ad analizzare le dinamiche del quotidiano familiare, amicale e sentimentale adottando un punto di osservazione non frequente, quello di giovani soldati dell’oggi e delle loro compagne di vita. Un angolo di osservazione a tratti scomodo, ma proprio per questo vincente: la legione straniera diventa a tutti gli effetti un cannocchiale che permette allo spettatore di avvicinarsi ad una realtà solo apparentemente lontana, quella della guerra.
La lotta, infatti, non è solo esterna contro il nemico, ma anche interna contro le proprie mancanze. Ed è così che tutti i personaggi, Maxime, Céline, Nika e Vlad si ritrovano a combattere in solitudine, ma consapevoli che non sono gli unici a lottare.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazione
emozioni
Lorenza Sacco
Lorenza Sacco
Laureata in scritture e progetti per le arti visive e performative. Credo nel cinema capace di raccontare storie e di esplorare il reale contemporaneo. Penso che nelle immagini cinematografiche si nasconda una grande sensibilità umana. Proprio per questo, mi piace scoprire nuovi corpi attoriali che sappiano esprimere emozioni autentiche e viscerali.

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