E’ un girotondo di anime perse quello di Magnolia, un microcosmo di miserabili, di disperati, il cui destino è segnato da un evento del passato che non da scampo e che è ancora là, inesorabile, a condizionare ogni giorno della loro drammatica esistenza.

Magnolia

C’è un ingenuo poliziotto (John C. Reilly) che vede la vita con gli occhi di un bambino e che s’innamora di una giovane donna cocainomane (Melora Walters), depressa e solitaria, che vorrebbe innamorarsi del poliziotto ma che teme di farlo a causa delle violenze subite in passato che l’hanno segnata e resa diffidente. C’è un noto anchorman (Philip Baker Hall) che è il padre della ragazza, che  forse l’ha molestata da bambina e che ora implora il suo perdono, prima che il cancro lo consumi e lo conduca alla morte. C’è un timido bambino (Jeremy Blackman) che partecipa, come concorrente, allo show del celebre presentatore. Lui preferirebbe non farlo, è il padre che lo costringe in nome del dio denaro.  C’è un vecchio concorrente dello show (William H.Macy), una volta ricco e celebre, ora disoccupato e in piena crisi d’identità. C’è un anziano magnate dello showbiz,(Jason Robards) produttore dello spettacolo, prossimo alla morte a causa di un male che lo divora. Al suo capezzale c’è un infermiere dai buoni sentimenti (Philip Seymour Hoffman) che cercherà, prima che sia troppo tardi, di far riappacificare il padre agonizzante con il figlio. C’è un guru televisivo (Tom Cruise), misogino e cinico che è il figlio del  magnate  e che lo odia a tal punto da non voler più niente a che fare con lui. C’è infine una donna fedifraga e opportunista (Julianne Moore) che è la moglie del magnate del quale troppo tardi si scopre innamorata, ora che l’uomo sta per morire, ora che i sensi di colpa la divorano.

Magnolia

Paul Thomas Anderson, regista e sceneggiatore americano, tra le figure più interessanti del panorama cinematografico contemporaneo, firma, vent’anni fa, questa tragica e crudele pellicola corale. I protagonisti sono un gruppo di incompresi, di peccatori le cui vite si sfiorano senza incontrarsi quasi mai così come accade per i petali di un fiore. Il titolo del film però, Magnolia, è principalmente legato al luogo in cui le vicende dei personaggi si svolgono e cioè un viale della San Fernando Valley nel cuore di Los Angeles. Quello che Anderson ci mostra è un momento particolare delle loro vite. Pare esserci una svolta, un cambiamento radicale nel bene o nel male e ad annunciarlo c’è un evento straordinario: la pioggia di rane. D’improvviso, quando la vita di ciascun protagonista diventa ad un tratto quasi insostenibile, ecco che un’insolita pioggia di rane inonda la città degli Angeli, (evidente il riferimento alla piaga biblica delle cavallette) che lava le loro colpe, li mette al riparo da un destino avverso e li conduce verso una nuova consapevolezza che è quella di non arrendersi mai, di accettare la vita con le sue dannate iniquità e le inevitabili contraddizioni.

Magnolia
La pioggia di rane

E’ evidente che il modello di riferimento di Paul Thomas Anderson è il capolavoro America Oggi (1993) del grande regista Robert Altman.  Anderson è uno di quei registi che si è formato non attraverso gli studi ma grazie ad una profonda passione per il cinema, guardando migliaia e migliaia di film.  E’ così che si appassiona alle pellicole altmaniane e l’autore della New Hollywood diventa uno dei suoi maggiori punti di riferimento.

Magnolia

Dopo l’esordio alla regia con Sidney, Anderson gira nel 1996 il controverso Boogie Nights, una pellicola corale sulla vita di un celebre attore porno. Sono già evidenti i “richiami” altmaniani, sia per l’ambientazione che per l’indole dei personaggi ma è con Magnolia che il regista dichiara apertamente l’ammirazione per il grande maestro. Basti pensare alle storie dei protagonisti intrecciate tra loro e indipendenti al tempo stesso, ai dialoghi interrotti, a quel senso di irrequietudine ed incertezza morale dei personaggi. Lo sguardo di Altman però è piuttosto scettico ed il suo microcosmo di anime rimane immutato, Anderson appare meno disfattista e per i protagonisti di Magnolia pare possibile una sorta di redenzione che avviene attraverso l’ evento divino e sovrannaturale della pioggia di rane.

In America oggi, (anch’esso ambientato a Los Angeles), c’è un potente terremoto che  non è un evento riparatore ma serve solo a scuotere temporaneamente  quel piccolo mondo di uomini marci e viziati.  Paul Thomas Anderson è un grande regista e non solo per le storie che racconta ma anche per il modo in cui lo fa. In Magnolia le storie dei personaggi sono raccontate attraverso un ritmo vertiginoso (sebbene il film duri circa tre ore). Si serve di lunghi piani sequenza e subito dopo di  montaggi serrati giungendo ad incredibili virtuosismi formali. Meravigliosa la colonna sonora di Aimee Mann, cantautrice americana la cui musica ha accompagnato tutto il processo di scrittura del film. Da vedere e rivedere la scena in cui la canzone Wise Up è cantata collettivamente da ciascun personaggio. Seppure distanti tra loro, ognuno di loro prova lo stesso identico dolore.

Voto Autore: 4 out of 5 stars