L’albero è un film del 2024, uscito in sale a marzo 2025, nonché l’esordio alla regia di Sara Petraglia. Si tratta di un coming of age, ambientato tra Roma Est e Napoli, distribuito dalla casa di produzione Fandango lo scorso 20 marzo.
Nella pellicola si intrecciano amore e tossicodipendenza e vede le protagoniste, interpretate da Tecla Insolia e Carlotta Gamba, alle prese con la crescita, i cambiamenti e la realtà opprimente che le circonda.

L’albero – Trama
Bianca (Tecla Insolia) è una giovane ragazza, a cui piace scrivere, che vive nel quartiere Pigneto, con la sua migliore amica Angelica (Carlotta Gamba). Dalla finestra della loro casa si vede un albero, che rappresenta l’inizio, ma anche la fine di un momento importante della vita di entrambe. Le due passano il loro tempo nei locali, quali il noto Fanfulla, e fanno uso di sostanze stupefacenti, trovandosi spesso anche in situazioni di pericolo.
Bianca e Angelica vivono costantemente in uno stato alterato e in un viaggio verso Napoli, capiscono presto di provare sentimenti l’una per l’altra. La tossicodipendenza fa vivere le due amanti un rapporto di importante simbiosi. Quando stanno per fare ritorno a Roma, le cose iniziano a prendere una piega sbagliata e si separano bruscamente. Solo dopo un percorso di riabilitazione e crescita, riescono a rincontrarsi.

L’albero – Recensione
Nella sua opera prima Sara Petraglia racconta, in modo autobiografico, con grande coraggio, della sua gioventù e del problema dell’abuso di sostanze stupefacenti. Nel film appare evidente che le droghe rappresentino terreno feritile per esperienze come l’innamoramento, la scoperta di sé, l’essere disorientati, la paura del vuoto. La regista, nonché sceneggiatrice, conosce bene ciò di cui sta parlando: racconta la realtà del quartiere Pigneto e il modo in cui vi sia presente la cultura del clubbing, anche solo parzialmente.
Il mondo di Angelica e di Bianca è instabile, veloce, sregolato, eccitante e pericoloso allo stesso tempo. Allo spettatore viene dato un assaggio della frenesia di questa realtà. Le bravissime Tecla Insolia, già nota per L’arte della gioia, e Carlotta Gamba interpretano due personaggi estremamente sfaccettati in modo molto naturale.
Da un punto di vista tecnico, il film è molto semplice: non vi sono carrellate, la camera è quasi sempre fissa. Prevalgono primi piani, che servono, non solo a raccontare le emozioni delle protagoniste, ma anche a comprendere il modo in cui la dipendenza le prova. Menzione speciale per le varie citazioni nella pellicola, tra le quali spiccano quella a Velluto Blu e quella al quadro dell’Angelo Caduto di Alexandre Cabanel.
La sensazione che aleggia per tutta la durata del film è proprio quella della nostalgia. Il progetto incapsula perfettamente un momento del passato, che pur essendo stato distruttivo da un punto di vista psicologico ed emotivo, resta un magnifico ricordo. La reminiscenza, la malinconia, il rimpianto sono condizioni molto presenti in questa generazione. Lo spettatore lo avverte e lo sente sulla pelle, tanto da provare la stessa nostalgia della regista.

Il significato dell’albero
L’albero è un elemento di fondamentale importanza, perché l’intera evoluzione dei fatti sembra ruotare attorno ad esso. La dimensione di sospensione della pellicola è data proprio dal pino: Bianca si chiede per tutto il tempo da dove nasca e dove sia piantato e riesce a trovarlo solo verso la fine del film. Non è un accadimento casuale.
Dopo il percorso di riabilitazione e disintossicazione trova proprio il punto in cui si trova la pianta, di cui tocca il tronco, accarezzandolo, come per salutare un amico che non vede da tanto tempo. La scoperta del punto di nascita del pino è un momento cruciale, quasi espiatorio, perché rappresenta un’esperienza di conciliazione duplice.
Da un lato Bianca è pronta, perché sta finalmente riuscendo a fare pace con sé stessa, sta affrontando e trattando la sua dipendenza; sta anche cercando di trovare la sua strada e lasciare l’appartamento che condivideva con Angelica. Dall’altro la ragazza sta cercando di conciliarsi con il mondo attorno a sé, mettendo da parte le droghe. Infatti andare in giro con la bicicletta, per Bianca, diventa un momento di riavvicinamento alla realtà.

Conclusioni
Il progetto, nonostante si tratti di un’opera prima, risulta assolutamente funzionale. Nonostante il film sposti l’attenzione su temi delicati, quali la tossicodipendenza, l’argomento fondamentale è un altro. Non vuole romanticizzare le sostanze stupefacenti, né le conseguenze che ne seguono. Allo stesso tempo non condanna la droga, ne racconta delle verità, vissute in prima persona.
Il film essenzialmente è sulla crescita, un tema che si accosta anche a quello del primo amore e della confusione giovanile. Della paura di non sapere quello che si vuole e di perdere l’unica cosa certa che si ha. L’ansia del vuoto e della caduta mescolata alla possibilità di rinascita. E’ un film molto sfaccettato, però semplice allo stesso tempo.
L’albero è vero, dolce, evocativo e nostalgico. E’ perdersi, innamorarsi, ritrovarsi e rinnamorarsi ancora. Ma più di tutto rispecchia un sentimento e una condizione generazionale.
