Imaginary (2024), horror fiabesco diretto da Jeff Wadlow, è passato inosservato in nome di altri film maggiormente pubblicizzati sulla piattaforma. Eppure, nel suo piccolo, la pellicola offre una rivisitazione interessante del genere horror, specialmente perché scandaglia alcuni dei classici elementi che lo contraddistinguono.
Con protagonista la bellissima DeWanda Wise e una talentuosa Pyper Braun, Imaginary ha ingiustamente portato a casa un misero 24% su Rotten Tomatoes. Nonostante questo, però, ci sono alcuni aspetti da salvare.

Imaginary – Trama
Dopo essersi trasferita nella sua casa d’infanzia insieme al marito Max (Tom Payne) e alle sue due figliastre, Taylor (Taegen Burns) e la piccola Alice (Pyper Braun), Jessica (DeWanda Wise) spera di costruire un nuovo inizio per la sua famiglia. La tranquillità generale è, tuttavia, solo apparente.
Ben presto Alice fa una scoperta in cantina che, da quel momento, segnerà la fine della sua innocenza. La bambina trova un vecchio orsacchiotto di peluche di nome Chauncey, con il quale sviluppa da subito un grande attaccamento.
Alice parla col suo nuovo amico di avventure emozionanti in un luogo speciale chiamato Non-Mai, e Chauncey sembra essere il suo fedele compagno in queste esplorazioni fantastiche.
Col passare del tempo, però, Jessica inizia a percepire delle stranezze nel modo di giocare di Alice. Le descrizioni del Non-Mai si fanno sempre più inquietanti, a volte persino spaventose. Progressivamente, anche il comportamento della bambina sembra subire un tracollo.

Quando il passato bussa alla porta
Preoccupata per il benessere di sua figlia, Jessica inizia a sospettare che sia proprio l’orsacchiotto di Alice il responsabile di questo cambiamento improvviso. Non ricorda di averlo mai visto prima in quella casa, eppure percepisce un vago senso di familiarità nei suoi riguardi. Lei Chauncey lo ha già visto.
Decisa a capire meglio la natura di questo giocattolo e il suo impatto su Alice, Jessica intraprende una sorta di indagine. Parte proprio frugando nel suo stesso passato, alla ricerca di qualche potenziale indizio.
Nel corso delle sue ricerche, Jessica entra in contatto con Gloria (Betty Buckley), un’anziana vicina che pare conoscere molto bene la sua famiglia. Gloria sembra avere una conoscenza decisamente approfondita del passato di Jessica e potrebbe custodire la chiave per svelare il mistero che circonda Chauncey e il suo strano legame con Alice.
Mentre Jessica cerca di fare luce sulla situazione, piccoli eventi inspiegabili iniziano a verificarsi in casa, alimentando il suo crescente disagio.
Quello che accadrà dopo andrà ben oltre l’immaginazione, e metterà a repentaglio le vite dei membri della malcapitata famiglia.
Imaginary – Recensione
Imaginary si addentra in un territorio narrativo familiare agli appassionati del brivido: l’infanzia come terreno fertile per l’inquietudine e l’orrore che si cela dietro l’apparenza dell’innocenza.
Il film tesse una trama che risuona con l’eco di numerosi predecessori, pur cercando una propria identità nell’esplorazione del confine labile tra immaginazione e realtà.
La premessa di una figura amichevole infantile che si trasforma in una fonte di terrore richiama alla mente dinamiche presenti in pellicole come Il Seme della Follia, dove la linea tra ciò che è reale e ciò che è frutto della mente si fa sempre più sfumata e minacciosa.
Allo stesso modo, in Imaginary l’orsacchiotto Chauncey funge da catalizzatore di eventi inspiegabili, insinuando un senso di angoscia crescente nei protagonisti. Questa ambiguità sulla natura della minaccia (se interna o esterna, psicologica o sovrannaturale) è un elemento distintivo di molti horror psicologici di successo.
Il tema del ritorno in una casa del passato, spesso intrisa di ricordi latenti e potenziali traumi, è un altro filo conduttore che lega Imaginary a opere con le medesime dinamiche. Relic, solo per citarne una.

L’ambientazione domestica, un luogo simbolo di sicurezza e familiarità, si trasforma gradualmente in uno spazio di crescente inquietudine, dove il passato sembra riemergere in modi inaspettati e minacciosi.
La casa stessa diventa quasi un personaggio, custode di segreti e presenze oscure.
Come spesso accade nell’horror che coinvolge i bambini, anche con Imaginary si sfrutta l’espediente della loro vulnerabilità e al contempo della particolare sensibilità di cui sono depositari.
I bambini vengono spesso ritratti come antenne capaci di intercettare qualcosa di sovrannaturale, diventando involontari protagonisti di eventi spesso tragici. Basti pensare a The Others o Dark Water, in cui sono proprio i figli dei protagonisti ad aprire l’orrido varco dell’aldilà.
Conclusioni
Imaginary sembra voler approfondire in modo particolare il potere e i potenziali pericoli dell’immaginazione stessa. Il film si concentra sulla prospettiva di Jessica, che si trova a dover interpretare i segnali inquietanti provenienti dal comportamento di Alice e dal suo legame con Chauncey.
Questa figura adulta, che inizialmente fatica a credere all’esistenza di una minaccia sovrannaturale, successivamente deve fare i conti con la realtà dei fatti, per quanto assurda possa apparire.
Questo elemento è un must già conclamato nei prodotti di genere horror. Basti pensare a cult come The Exorcist o Hereditary.
Lontano da pretese di incarnare un prodotto d’autore, Imaginary si presenta come un film che gioca con le aspettative del genere, attingendo a temi familiari ma cercando di infondere una propria atmosfera di crescente tensione e mistero. In questo intento, modesto e umile, riesce perfettamente.
Il tema sotteso della fiaba e degli scenari dell’infanzia, poi, viene reso in maniera molto vivida. La sua efficacia risiede nella capacità di costruire un’atmosfera inquietante e di mantenere viva la suspense senza ricorrere a facili spaventi, lasciando una duratura sensazione di disagio nello spettatore.
Imaginary può lasciare un po’ di amaro in bocca per gli appassionati dell’horror, ma al contempo sollecita delle interessanti riflessioni. Qualche jump scare è assicurato…vale la pena fare un salto su Prime Video!
