domenica, 17 Ottobre, 2021

Il Signore Degli Anelli: Le Due Torri

Buio, fuoco, ferro. Passi cadenzati tra le valli devastate. Torce in movimento che sfidano la pioggia. La notte è appena calata. La luce del giorno precedente brilla ancora in lontananza. Ma stavolta quella del giorno dopo potrebbe non giungere mai. Siamo ritti sulle mura del Fosso di Helm, e abbiamo paura. Una massa interminabile di Uruk-Hai sta marciando verso la fortezza, pronta ad uccidere qualunque cosa respiri. Dalla nostra parte, poche centinaia di soldati, la maggior parte dei quali diventati tali soltanto da poche ore.

Quelli che non sanno come la storia andrà a finire, stringono i pugni e cercano di non tremare. Quelli che lo sanno, anche solo per un istante, sembrano dubitare di saperlo davvero. Ancora qualche attimo, e tutto finirà. In un modo, o nell’altro. Lo scacchiere è pronto. Ora tocca agli scacchi.

Questo secondo capitolo, patrocinato ancora dalla sapiente mano di Peter Jackson, non è come il suo predecessore. La pace era in bilico, la minaccia distante, l’ombra di Mordor s’intravedeva soltanto. Le Due Torri invece è un film di guerra. La Compagnia dell’Anello di compagnia non ha più nulla. Gandalf è caduto tra le viscere del mondo, Merry e Pipino sono stati presi prigionieri. Aragorn, Legolas e Gimli cercano di seguirne le tracce, mentre di Boromir ormai tracce non ne rimangono più.

Frodo e Sam proseguono indomiti verso il Monte Fato, ma capiranno a loro spese che senza una guida il viaggio non potrà nemmeno cominciare. E ben presto quella guida arriverà.

C’è qualcosa di diverso nelle Due Torri. Un’atmosfera pungente che fluttua tra i minuti e ne scuote i fotogrammi. C’è ansia e c’è attesa. Tutto quello che avevamo vissuto nell’episodio precedente, sembra in pochi istanti del tutto dimenticato.

E non solo perché la guerra, quella vera, sembra ormai a pochi passi, ma anche perché davanti non abbiamo più soltanto l’Anello. Non ce ne rendiamo conto subito, ma all’improvviso quell’oggetto straordinario di cui tanto avevamo visto e sentito nel primo capitolo pare trasformarsi in qualcosa di stranamente passivo. Non ha più bisogno di manifestarsi appieno, eppure in suo nome verrà battezzata ogni goccia di sangue che vedremo cadere.

Nonostante la divisione della Compagnia, è in questa seconda incarnazione dell’opera Tolkieniana che i personaggi prendono vita davvero. Scaviamo a fondo tra le tormentate motivazioni di Aragorn, aspettiamo trepidanti di scoprire il destino di Gandalf e non possiamo non innamorarci della barbara e dissacrante energia del nano Gimli. Anche il rapporto strettissimo tra Frodo e Sam non verrà dimenticato, mentre il viaggio nella mente martoriata di Gollum rappresenterà uno dei momenti più importanti della saga.

Ma le Due Torri non si limita soltanto ad approfondire coloro che c’erano già. Introduce piuttosto una nutrita schiera di nuove pedine. Ogni personaggio sembra accogliere gli spettatori con indifferenza, se non talvolta con infastidita sorpresa. È come se tutti fossero profondamente immersi nei loro pensieri, impegnati a combattere, progettare e organizzare. Ognuno ha la sua storia, e basteranno pochi istanti per considerare quelle storie come parte di un tutto che esisteva ben prima di apparire davanti ai nostri occhi.

Perfettamente in sintonia con la sua anima guerriera, Le Due Torri è una pellicola molto più movimentata. Le scene del conflitto si susseguono a ritmo cadenzato, concedendosi qualche pausa solo per mostrare i simpatici siparietti di Legolas e Gimli o le estenuanti decisioni discusse dagli Ent.

Gli effetti speciali, di cui il capitolo precedente aveva mostrato più di un esempio, stavolta esplodono completamente, raggiungendo il punto più alto nella mastodontica battaglia del Fosso di Helm. L’imponente esercito degli Uruk-Hai, le creature generate dallo stregone Saruman, fa letteralmente impallidire. Ogni soldato sembra avere una propria indipendenza, fattore che ad un occhio disattento, nel caos bruciante dello scontro, potrebbe persino passare inosservato. Impossibile sorvolare, poi, sull’eccezionale resa espressiva di Gollum/Smèagol, le cui fattezze assolutamente credibili rendono ogni suo movimento praticamente perfetto.

Anche i paesaggi, abbandonata l’arcadica atmosfera della Contea, virano verso ambienti di tutt’altra caratura. Vagando tra fortezze, paludi e campi insanguinati, avremo l’impressione che il mondo conosciuto fino a quel momento sia stato soltanto un assaggio ponderato. Sono però le musiche, più di ogni altro elemento, a distaccarsi appieno dalla precedente iterazione. Le melodie affusolate che avvolgevano la terra degli Hobbit paiono poco più che un eco lontano. Gli unici suoni che adesso rimbombano sono quelli dei corni, dei tamburi, e delle spade sporche vibrate contro gli scudi.

Più che un film, Le Due Torri sembra essere un tortuoso pendio. Con La Compagnia dell’Anello abbiamo percorso una strada che puntava dritta verso l’obiettivo, notando attorno soltanto alberi, rocce e sassolini. Ma giunti finalmente a quella meta chiamata cima, ogni clausura si è come di colpo semplicemente dissipata, spalancando la vista ad una gigantesca ed interminabile distesa.

Eserciti, battaglie, colpi di scena. Tutto quello che avevamo intravisto solamente di sfuggita prende di colpo una forza improvvisa e ci si presenta vivo davanti. E noi siamo lì, su quella cima. Pronti a saltare. E salteremo presto. Perché dritto su quella distesa c’è un ritorno che ci aspetta.

Il Ritorno del Re.

Voto Autore: [usr 4,0]

Diego Scordino
Amante di tutto ciò che abbia una storia, leggo, guardo e ascolto cercando sempre qualcosa che mi ispiri. Adoro Lovecraft e Zafòn, ho passato notti insonni dietro Fringe e non riesco a smettere di guardare Matrix e Il Padrino. Non importa il genere, mi basta sentire i brividi.
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