Il sentiero azzurro (2025) è l’ultimo film del regista brasiliano Gabriel Mascaro, presentato in anteprima mondiale alla 75ª edizione del Festival del Cinema di Berlino. Ha vinto l’Orso d’Argento ed è in lizza per gli Academy Awards 2026 come miglior film straniero.
Gabriel Mascaro si conferma uno dei principali nomi del cinema brasiliano, che torna così di nuovo sotto i riflettori internazionali con una proposta originale e profonda, in cui il regista mescola il reale con il fantastico attraverso una distopia lirica.
Gli interpreti Denise Weiberg, Rodrigo Santoro, Miriam Socarras e Adanilo danno corpo ad un road trip acquatico, raccontando un futuro non troppo lontano.

Il sentiero azzurro – Trama
In un Brasile distopico vige una politica di esilio forzato verso gli anziani. Per permettere che i giovani possano crescere lavorativamente senza che il loro operato sia intralciato dai vecchi lavoratori, il governo permette il trasferimento di anziani in colonie, dove possono godere dei loro ultimi giorni di vita nella totale nullafacenza.
L’età indicata per il dislocamento era di 80 anni, ma le autorità la fissano a 75 anni: Tereza (Denise Weinberg) ha 77 anni e i giorni contati prima di essere effettivamente deportata.
Dopo aver lavorato un’intera vita e cresciuto sua figlia (Clarissa Pinheiro) da sola, adesso è considerata un’incapace a causa della sua età. Fuori dalla colonia è sotto la tutela della figlia e non può nemmeno effettuare degli acquisti senza la sua autorizzazione.
Tereza ha un sogno che vuole realizzare: volare in aereo. Con la sua determinazione intraprenderà un viaggio nel Rio delle Amazzoni, incontrando personaggi come il disilluso navigatore Cadu (Rodrigo Santoro), il giocatore d’azzardo Ludemir (Adanilo) e la predicatrice Roberta (Miriam Socarras), figure che apriranno nuove prospettive e daranno una svolta al suo destino.
Il sentiero azzurro – Recensione
Il sentiero azzurro richiama molto al mito giapponese dell’Ubasute, che racconta dell’abbandono degli anziani in luoghi isolati perché considerati inutili alla società. Mascaro, però, si serve della distopia per analizzare il mondo in cui viviamo e discutere su quanto la vecchiaia possa influenzare la percezione degli anziani.
Sebbene il contesto suggerisca un senso di oppressione, il senso di claustrofobia non è presente. Le inquadrature esaltano i personaggi e lo sfondo naturale, sempre più riccorente verso la fine del film. La fotografia di Guilherme Garza non incupisce la narrazione, bensì presenta luce e colori vivaci, mantenendo un’atmosfera placida e affascinante.
L’Amazzonia presentata da Mascaro è un paesaggio contraddittorio. È legata ad attività illegali, ad acque inquinate da pneumatici ammassati sulle rive del fiume e al mercato alimentare degli alligatori. Lontana dalle tipiche rappresentazioni legate alla fauna esotica e alle culture indigene, l’Amazzonia è allo stesso tempo luogo di immaginazione e incanto.
In questo scenario appare la lumaca dalla bava blu, creatura invetata da Mascaro ispirata alle leggende autoctone, ma senza riferimenti diretti alle culture specifiche. Attraverso il contatto che alcuni personaggi hanno con la bava della lumaca – elemento chiave della narrazione – riescono a vivere un’esperienza mistica in cui vedono un sentiero per qualcosa che dovrà avvenire.

Le figure femminili
Il cinema tende spesso a creare eroi, personaggi perfetti che non commettono alcun errore. Tereza, al contrario, è imperfetta, furba e profondamente umana. Lontana dagli stereotipi, la protagonista si dedica totalmente non solo alla ricerca della propria libertà, ma anche a dare una nuova dimensione alla propria vita. Come una forza della natura coinvolge tutti, dai personaggi agli spettatori. È una donna molto diretta e pratica, ma in fondo è curiosa e sognatrice.
Il culmine della narrazione si raggiunge quando Tereza incontra Roberta. Anche lei anziana, Roberta si è guadagnata la propria libertà viaggiando in barca e diffondendo la parola di Dio attraverso bibbie digitali, seppur non credente. Questo personaggio diventa una grande ispirazione per la protagonista, fungendo quasi da guida: la forza di cui ha bisogno emerge proprio da un corpo anch’esso anziano e trasgressivo.
Attraverso questo legame, il film esplora il desiderio e l’intimità tra i corpi anziani con connessioni autentiche e libere, che celebrano la gioia di vivere e di desiderare. Tereza e Roberta incarnano la possibilità di vivere la terza come atto di resistenza. Esperienza, desiderio e trasgressioni rappresentano strumenti di emancipazione.

Un’utopica distopia
Il sentiero azzurro è una distopia dalle sfumature utopiche: per ogni porta chiusa, Tereza ne apre almeno due.
È solo di fronte all’imprigionamento nella colonia che la protagonista riesce a riscoprire la gioia di essere libera, si riconnette con sé stessa e impara a confidare nella propria autosufficienza. Così, il limite imposto dal mondo esterno le permette di svegliarsi e raggiungere una libertà e consapevolezza che altrimenti non avrebbe mai scoperto.
L’idea di volare fisicamente in un aereo, che rappresentava l’apice dei suoi desideri, le ha permesso di volare simbolicamente per tutto il percorso che l’ha condotta verso la sua destinazione, percorso che le ha aperto più orizzonti.
È un film innamorato della vita in tutte le sue forme.
Conclusioni
Più che riflettere sull’invecchiamento, il sentiero azzurro induce a riflettere sulla vita stessa e sull’idea che non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni, sebbene la realtà circostante possa essere ostile.
Con la sua opera Mascaro versa nell’occhio dello spettatore una goccia di bava blu, che apre la visione di un sentiero fatto di nuove possibilità e libertà ritrovate.

