I banditi del tempo – Un film di Terry Gilliam

Nel 1981 esce il secondo lungometraggio del regista Terry Gilliam. È il primo film della “trilogia dell’immaginazione” una serie di tre pellicole slegate fra loro ma unite dal genere fantastico. Appartenente al gruppo comico inglese dei Monty Python, particolarmente conosciuti negli anni 70, Gilliam decide di intraprendere sempre più seriamente una carriera da regista che gli permetta di sfoggiare la propria fantasia.

i banditi del tempo

I banditi del tempo Trama

Un bambino di 11 anni di nome Kevin, riceve una notte in camera sua, la visita di sei nani che chiedono indicazioni su come uscire dalla stanza. Alla rivelazione di un portale segreto nella parete al lato del letto, Kevin, dopo l’apparizione di un essere spettrale, decide di seguire impaurito i suoi nuovi ospiti fino a cadere in un abisso che porterà i nostri protagonisti tra varie epoche storiche. Quest’ultimi si rivelano essere dei piccoli banditi, che grazie all’aiuto di una mappa, viaggiano nel tempo, per rapinare grosse ricchezze di illustri personaggi del passato.

i banditi del tempo

I banditi del tempo Recensione

Il genere fantastico è stato sicuramente uno dei generi più amati e rappresentati negli anni 80, tanto da diventare identitario e finito per essere entrato nell’immaginario collettivo di quel decennio. Gilliam, da sempre innamorato di un certo tipo di immaginazione fantastica, coglie la palla al balzo per immergersi in mondi surreali di cui lui stesso è il creatore. La differenza che può esserci tra il filone del genere e le sue opere, è una vena critica che il regista inserisce all’interno di esse e che rispetto ad altri successi del periodo fa sì che i suoi film mantengono delle peculiarità che spesso non si riscontrano in capolavori simili, usciti parallelamente. Essendo da sempre un comico pungente, e laureato tra le altre cose nella facoltà di scienze politiche, può essere facile dedurre il suo coinvolgimento in materia.

Ed in questo caso specifico, si vuole parlare del rapporto che sussiste tra fantasia e realtà. Una realtà che però non è rasserenante anzi all’opposto. Il banditi del tempo sembra premonitore di molti comportamenti oggi all’ordine del giorno e che già all’epoca erano segnali di un mondo che stesse per cambiare. I genitori del protagonista sono ossessionati da quegli strumenti tecnologici che dovrebbero servire a semplificare la vita ma che invece la rendono più complessa. Viene posto il dilemma della funzionalità corretta degli apparati elettronici. Televisori, Frigoriferi e frullatori si rivelano difettosi a tal punto da stordire intere famiglie, che purtroppo si lasciano imbambolare da essi. L’educazione del figlio sembra venire meno, il quale, grazie alla sua passione per la storia, si discosta nettamente da una famiglia stordita da una tecnica fallace, che pretende di dimostrarsi funzionante. L’unica speranza, suggerisce il regista, risiede nella fantasia e nel potere magico dei bambini di poter sognare e immaginare una realtà diversa, in grado di trasmettere quei valori utili per la crescita, quali il coraggio e la forza.

Anche le differenti epoche storiche non si sottraggono a velate critiche che il regista inserisce furbescamente nella storia. Il viaggio fantastico che il bambino percorre insieme ai suoi nuovi amici nani parte dal secolo 1700, in maniera specifica dalla guerra di Castiglione in Italia, fra le truppe di Napoleone e quelle austriache. Lo sguardo rivolto verso la dirigenza di potere si rivela esemplare, mostrando una scena grottesca. Mentre fuori dilania la guerra e gente muore sotto il suo nome, Napoleone perde tempo ad assistere al teatro di burattini, incosciente delle sue azioni. Un momento del film anche divertente per il modo in cui viene raccontato e che vede coinvolti i protagonisti, i quali ne diventano falsi amici per intascare il bottino di guerra.

Nel secondo viaggio approdano nel Medioevo, dove incontrano il personaggio letterario di Robin Hood, e in cui si prosegue su una linea comica che tratteggia l’intero film e che sottolinea comunque una storia piacevole, incentrata forse fin troppo su brevi momenti di questo tipo, rispetto che a privilegiare un quadro generale del tutto, in cui le sequenze siano maggiormente legate fra loro.

Nel terzo viaggio Kevin e i sei nani giungono alla corte del Re Agamennone, interpretato dall’attore Sean Connery, alle prese in un combattimento, in mezzo a una valle desolata, con un Minotauro. Dopo che Kevin, incondizionatamente, gli salverà la vita, finirà per diventare il prossimo futuro re della città stato. Insomma mille avventure in posti sempre diversi, grazie a una mappa speciale che qualcuno rivuole indietro e che farà di tutto per mettere i bastoni fra le ruote.

Conclusioni

Il film scorre tendenzialmente bene, sicuramente un buon tentativo per affinare la tecnica. Non il Terry Gilliam migliore ma una pellicola diretta egregiamente, che già mostra quei tratti distintivi del suo cinema, il quale prenderà sempre più forma negli anni seguenti. La sceneggiatura pecca in alcune parti, non sempre all’altezza. Alcune dinamiche potevano essere raccontate meglio, resta però interessante sul versante dei viaggi del tempo, un tema che incuriosisce ogni volta che viene portato sullo schermo.

I personaggi sono molto bravi ma delle volte fuori fuoco e non dettagliati interamente. Essendo una storia che rimane scritta per un pubblico più giovane, si lascia guidare da soluzioni narrative piuttosto prevenute e di facile intuizione. È comunque piacevole nella sua visione complessiva, grazie alla stravaganza delle singole situazioni in cui incorrono i personaggi. I paesaggi sono bellissimi e ricostruiti correttamente, così come eccentrici sono i costumi, un altro punto di forza del film. La colonna sonora è affidata a George Harrison, ex chitarrista dei Beatles, innamorato da tempo del gruppo comico di cui Gilliam fa parte, i Monty Python. Partecipa anche alla produzione con la sua casa cinematografica HandMade, il cui film in questione ne diventa il maggior incasso fino a quel momento. La fotografia e il montaggio inoltre sono ben curati, al servizio delle scenografie, sempre ottime.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SOMMARIO

Il Secondo lungometraggio di Terry Gilliam delinea quei tratti surreali che prenderanno sempre più forma e spessore nelle sue opere successive. Rimane comunque un buon prodotto da gustare in famiglia e per chiunque volesse addentrarsi nei mondi fantastici di un regista cult.
Giovanni Veverga
Giovanni Veverga
Amo gli autori che vogliono e sanno come raccontare una storia in grado di affascinare lo spettatore.

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