giovedì, 6 Maggio, 2021
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Essi Vivono – 10 curiosità sul film cult di John Carpenter

Film culto diretto da John Carpenter nel 1988, Essi Vivono è una acuta metafora della società dei consumi che detiene il suo potere sulle persone grazie a messaggi subliminali di soggiogazione. Nella Los Angeles della piena era reaganiana, lo sfollato Nada (il wrestler Roddy Piper) riesce a vedere la realtà per quella che è: con un paio di occhiali da sole riesce ad andare oltre l’apparenza e scoprire che i poteri forti non sono esseri umani ma alieni e che tutto, dalle etichette dei beni di consumo, ai cartelloni pubblicitari, contiene un messaggio subliminale di soggiogazione.

10 curiosità su Essi Vivono

1. Il personaggio di Nada fu scritto inizialmente per Kurt Russel, ma Carpenter decise di differenziare le sue scelte attoriali dopo che lo aveva già avuto come protagonista di quattro film precedenti: Elvis, il Re del Rock, 1997: Fuga da New York, La cosa e Grosso guaio a Chinatown.

2. Keith David, che qui interpreta il personaggio di Frank, aveva già lavorato con Carpenter ne La cosa: piacevolmente colpito dalla sua interpretazione, Carpenter scrisse apposta il personaggio di Frank pensando a lui.

3. Nel film è accreditato come autore della sceneggiatura un certo Frank Armitage, autore anche di altri film di Carpenter: Halloween, La cosa, 1997: Fuga da New York. Frank Armitage non esiste: è uno pseudonimo dello stesso Carpenter, che ha tratto il nome dal personaggio Dr. Henry Armitage, del racconto di H.P Lovecraft L’orrore di Dunwich, anch’esso, come il Frank di Essi vivono, alle prese con l’ascesa al potere di una forza nascosta.

4. Il film è basato sul racconto breve Alle otto di mattina (8 O’clock in the morning), scritto nel 1963 da Ray Nelson, e anche sul suo successivo adattamento a fumetti Nada, storia di sette pagine uscita nel volume numero 6 della serie Alien Encounters.

5. Nel fumetto, gli alieni sono rappresentati nello stile che più si confaceva a una rappresentazione degli alieni degli anni ’50, con la pelle verde e molteplici occhi gialli, mentre nel film, Carpenter ha voluto dare agli alieni un look diverso, che li fa assomigliare di più a degli zombie, per sottolineare la loro corruzione.

6. La corruzione e il consumismo sono i messaggi fondamentali del film: nel 2017, Carpenter ha dovuto mettere fine con un tweet a teorie complottistiche che interpretavano, senza nessuna fondamenta, Essi vivono come una metafora del potere degli ebrei, interpretazione data da Neo-nazisti e suprematisti bianchi. Nel tweet, Carpenter ha ribadito che il suo film vuole essere una metafora contro il capitalismo reaganiano, e denunciarne i rischi. Anche dalle fazioni più di sinistra vennero delle personali interpretazioni, che esaltarono il film come “una perfetta pellicola marxista”

7. Roddy Piper per tanto tempo credette che il film si rifacesse a una fatto veramente accaduto negli anni ’60, di cui ricordava di aver visto un documentario chiamato L’affare Bronswik, in cui si spiegava come certi televisori erano stati manomessi per portare gli spettatori a comprare cose di cui non avevano bisogno, per esempio centinaia di scatolette di cibo per cani comprate da una signora che non aveva nemmeno un cane. In realtà, in seguito si scoprì che quello che aveva visto Piper non era un documentario, bensì un corto mockumentary satirico del 1978 diretto dai canadesi Robert Awad e Andrè Leduc.

8. Poche cose sono rimaste più memorabili nella storia del cinema della battuta sul chewingum detta da Roddy Piper. Ma la battuta non era in sceneggiatura: Roddy Piper la scelse tra le tante battute one-liner che avevo scritto personalmente per le sue gare di Wrestling.

9. Anche la scena comicamente lunga ed elaborata tra Roddy Piper e Keith David non è completamente farina del sacco di Carpenter: Carpenter ha infatti ammesso di essersi ispirato a una ugualmente lunga scena di lotta nel film di John Ford Un uomo tranquillo, con John Wayne.

10. L’artista di strada Shepard Fairey ha tratto il suo nome d’arte Obey, ispirandosi proprio ai messaggi subliminali del film.

Marianna Cortese
Attualmente laureanda in Lettere Moderne, ho sempre avuto un appetito eclettico nei confronti del cinema, fin da quando da bambina divoravo il Dizionario del Mereghetti. Da allora ho voluto combinare cinema e scrittura nei modi più diversi e ho trangugiato di tutto: da Kim Ki-Duk a Noah Baumbach, da Pedro Almodovar a Alberto Lattuada. E non sono ancora sazia.

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