domenica, 17 Ottobre, 2021

Escape from Pretoria

1978: in Sud Africa c’è l’Apartheid con le leggi razziali e chiunque si oppone, viene incarcerato come prigioniero politico. Escape from Pretoria è il quarto film del giovane regista Francis Annan, prodotto e distribuito nel 2020, a 40 anni dall’avvenimento. Il film è il racconto dell’evasione dalle sbarre di Tim Jenkin, interpretato da Daniel Radcliffe, protagonista anche del film uscito poco prima, Guns Akimbo. Jenkin, come molti altri, fu condannato solo per il proprio attivismo anti-apartheid, per la propria opposizione a un governo costituitosi su leggi di segregazione razziale. Il film è ispirato al testo scritto proprio dal vero Tim Jenkin, Inside Out: Escape from Pretoria Prison, pubblicato la prima volta nel 1987.

Escape from Pretoria
Daniel Radcliffe e Tim Jenkin – Signature Entertainment

Tim Jenkin conosce quello che sarà suo complice nell’attività propagandistica, Stephen Lee (Daniel Webber) alla facoltà di sociologia dell’Università di Città del Capo, dove si radica il loro attivismo attraverso la letteratura vietata dal governo. In seguito all’informazione, nasce il desiderio di poter contribuire a un miglioramento e un cambiamento all’anti-democratico regime costituitosi nel paese. Vengono a conoscenza delle attività dell’African National Congress, organizzazione politica bannata in Sud Africa. Questo aspetto è tralasciato all’interno del lungometraggio, ma è proprio grazie all’ANC che i due ragazzi riescono a sviluppare strategie di distribuzione della propria propaganda.

Escape from Pretoria

Escape from Pretoria inizia con l’episodio che ha portato i due ad essere incriminati dall’intollerante politica, ovvero delle “leaflet bomb”, bombe di volantini, che una volta posizionate in luoghi pubblici esplodevano lanciano in aria una grande quantità di testi a sostegno dell’attività anti-apartheid. La polizia teneva sotto sorveglianza da tempo ormai Jenkin e Lee, ma prima dell’arresto l’attività dei ragazzi ha visto diverse vicende simili a quella iniziale del film, tra cui la realizzazione di un banner di 10 metri con la scritta “ANC LIVES” esposto su un alto edificio nel centro di Città del Capo.

Escape from Pretoria
Daniel Webber e Daniel Radcliffe in Escape From Pretoria – Momentum Pictures

La sceneggiatura parte dall’arresto: 2 marzo 1978 alle ore 15, Jenkin e Lee vengono arrestati e condannati dalla Corte Suprema di Città del Capo, rispettivamente a 12 e 8 anni di carcere, con un processo durato dal 6 al 15 Giugno. I tempi all’interno del prodotto cinematografico sono chiaramente accelerati rispetto alle vicende reali, ma nel periodo che precede il processo, i due hanno occasione di vedere la propria famiglia. Il padre di Lee qui, porta al ragazzo il libro Papillon (1970), racconto autobiografico dell’incarcerazione ed evasione dell’autore Henri Charrière. Proprio quest’ultimo romanzo è stato uno stimolo per i due, nel considerare la fuga.

Escape from Pretoria si concentra proprio su questo, ovvero sul racconto di come Jenkin e gli altri prigionieri architettarono un piano per l’evasione. Un piano ingegnoso, che si sviluppa lentamente dall’ingresso in prigione, con la valutazione di più possibilità, fino alla definizione del mezzo migliore per aprire la via verso la libertà. Oltre che un piano ben strutturato, la riuscita è data anche grazie alle capacità manuali del protagonista, che riesce a costruite con dei pezzi di legno le chiavi che aprono le porte della prigione.  Jenkin progetta ben nove chiavi e il film entra abbastanza nel dettaglio nell’esemplificare il processo di progettazione delle stesse. Nella realtà dei fatti, il partner di Jenkin è stato molto più di supporto all’interno del piano della fuga e il terzo ragazzo conosciuto in prigione, in realtà un ragazzo Egiziano, è stato idealizzato all’interno del personaggio francese, Leonard.

Escape from Pretoria

Degna di nota è l’interpretazione di Radcliffe nel film, l’attore si fa veicolo di sentimenti profondi, schiaccianti e difficoltosi. Lo stesso Tim Jenkin, che compare anche come comparsa nel girato, si ritrova e complimenta con l’attore, per l’efficacia dell’interpretazione. Inoltre, il regista Annan, riesce a restituire una sensazione di tensione, che inevitabilmente accresce con lo sviluppo del film. La performance degli attori, è perfettamente in linea con la costruzione generale e la struttura del racconto, emerge una grande forza di volontà da parte dei personaggi. Quello che però poco emerge, sono elementi storici più specifici, anche solo nei dialoghi. Motivazione che per di più spinge prepotentemente quelle stesse persone che sono state incarcerate a lottare. Il film si concentra molto di più sulla narrazione della fuga. Però, un film che tratta di questo genere di tematiche, a fronte di una generale necessità di combattere le disuguaglianze e le disparità, a favore di un mondo più democratico: non dovrebbe stimolare e aiutare a comprendere maggiormente la storia? Si evince poco del passato dei personaggi e in generale delle vicende. 

Nel film compare anche Ian Hart, nelle vesti dell’attivista Denis Goldberg, condannato in un processo al fianco di Nelson Mandela.

“La libertà è un’idea molto semplice, motivo per cui, forse, può essere persa così facilmente” (Tim Jenkin – Daniel Radcliffe)

Tim Jenkin, Alex Moumbaris and Stephen Lee (1979) – Image: Archival image Tiso Blackstar Group

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SINOSSI

Il film racconta nel dettaglio la storia della fuga di Jenkin e i compagni dalla prigione di Pretoria, ma non entra nello specifico delle vicende storiche e degli avvenimenti precedenti all'incarcerazione.
Davide Pirovano
Mi piacciono le arti visive contemporanee e mi piace pensarle in un’ottica unificatrice. Non so mai scegliere, ma prediligo le immagini e storie di Gaspar Noé, David Fincher, Yorgos Lanthimos e Xavier Dolan.

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