La storia cinematografica di Wolverine è stata una tra le più strane in circolazione. Abbiamo avuto una trilogia altalenante partita con il flop di X-Men Origins: Wolverine ma terminata con Logan, uno dei progetti di casa Marvel più apprezzati. Tuttavia, tra questi due titoli, abbiamo avuto The Wolverine del 2013 (da noi Wolverine: L’immortale), sequel di X-Men Origins, ma soprattutto il primo approccio di James Mangold con le storie dell’Artigliato.
Inizialmente, il primo sequel sul personaggio, aveva una storia ben diversa rispetto a quella che abbiamo visto poi al cinema. La storia in questione sarebbe stata tra le migliori mai realizzate in ambito cinecomics, e avrebbe sfruttato al meglio il potenziale dell’X-Men per eccellenza.

Darren Aronofsky e il mancato progetto su Wolverine
Nonostante non fosse poi andato così male al botteghino, il primo capitolo da solista per Wolverine non venne apprezzato abbastanza dalla 20th Century Fox per dare subito un via libera al sequel. Bisognava cavalcare il successo di Hugh Jackman nei panni del personaggio ma realizzando un film radicalmente diverso. La decisione non fu affatto semplice ma pochi mesi dopo, fresco dal suo Black Swan che aveva appena riscosso un grande successo di pubblico e di critica alla 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Darren Aronofsky venne subito annunciato come regista del secondo capitolo della saga: Wolverine: L’immortale.
Nei pochi commenti che Aronofsky rilasciò sul progetto quando era ancora impegnato nella regia, sottolineava come la sua passione per il cinema giapponese fosse stata una delle ragioni principali che lo avevano spinto ad accettare questa produzione. Sotto la guida del regista, al progetto venne anche dato il titolo The Wolverine, che rimase poi invariato sotto la guida di Mangold. Tuttavia, nel marzo 2010, Aronofsky lasciò il progetto e dovette iniziare la ricerca di un nuovo regista.

Come sarebbe stato il film di Aronofsky?
Tra i temi affrontati spesso dai film del regista statunitense, sarebbe stato perfetto vedere come il suo approccio con i corpi martoriati avrebbe reso il personaggio al cinema. Considerando che il sequel avrebbe affrontato il tema del peso dell’immortalità, il film si sarebbe allineato perfettamente con la sensibilità del regista statunitense. Questo progetto aveva un enorme potenziale a livello cinematografico, grazie anche al fatto che attore e regista possedevano un legame preesistente.
Bisogna, tuttavia, tener conto dell’effetto farfalla. Se Aronosky non avesse abbandonato il progetto per stare vicino ai figli durante il divorzio, probabilmente non avremmo mai avuto Logan. Quest’ultimo, infatti, era strettamente legato alla visione che James Mangold aveva del personaggio. Il non averlo, avrebbe cambiato l’intera percezione del personaggio interpretato da Hugh Jackman. Con ogni probabilità non avremmo avuto Deadpool & Wolverine, ma anche i successivi progetti personali di Aronofsky come Noah e Madre!.
Senza dubbio, il mancato coinvolgimento del regista con il personaggio di Jackman ha lasciato sul tavolo un grande talento artistico. Tuttavia, le conseguenze della sua partecipazione sarebbero state così sconcertanti da rivalutare il tutto. Alla fine, è meglio che la trilogia su Wolverine si sia svolta così come è andata.
