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Denzel Washington racconta il perché della scelta di alcuni ruoli oggi ricordati come “flop”

Denzel Washington non è certo un nome che ha bisogno di presentazioni: due premi Oscar su dieci nomination, tre Golden Globe e numerosi altri premi nazionali e internazionali per l’asso afroamericano della recitazione, ormai protagonista dei palcoscenici da oltre quarant’anni. Tornato nuovamente sulla bocca di tutti per la performance nel kolossal Il Gladiatore II, Denzel Washington (ai microfoni del The Times di Londra) ha ripercorso alcuni dei momenti meno illuminanti (se così si può dire) della propria carriera, consapevole di aver commesso alcune scelte sbagliate circa i ruoli interpretati.

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Le parole di Denzel Washington

“Dopo  Malcolm X (1992) ho fatto delle vere e proprie cianfrusaglie. Cercatele, non dirò i loro nomi. Sono tutte degli anni ’90. Ma guadagnavo. Avevo delle responsabilità”.

“Nella vita impari, guadagni e poi ritorni, come nel dare indietro. Quindi se la tua vita dura 90 anni, fino a 30 impari e dai 30 ai 60 guadagni… quindi in quell’epoca guadagnavo. Con un ottimo agente, la mia carriera si è trasformata in un guadagno, e così i guadagni sono arrivati ​​e poi anche la vita ha preso il sopravvento, con le bollette, quattro figli e una casa”.

Dando una rapida occhiata alla filmografia dell’attore ci si rende conto di quali siano i film ai quali egli fa riferimento. Il rapporto Pelican (1993), Molto rumore per nulla (1993), Allarme rosso (1995), Uno sguardo dal cielo (1996) sono sicuramente alcuni dei film meno riusciti di quegli anni nella carriera dell’attore. Certo si è ben ripreso con il secondo oscar ottenuto nel 2002 per Training Day.

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Queste però sono solo piccole sbavature in quattro decadi di recitazione ad altissimo livello. Denzel Washington rimane infatti uno dei numeri uno al mondo, ed i plausi per il suo ultimo ruolo ne sono la conferma.

denzel washington
Un immagine di Denzel Washington nel film Il Gladiatore II
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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