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Cliffhanger – L’ultima sfida: l’action glaciale che ha rilanciato Stallone

Stallone, montagne e adrenalina: quando l’action puntava ancora in alto.

Cliffhanger – L’ultima sfida è un film del 1993 diretto da Renny Harlin. La pellicola vede come protagonista Sylvester Stallone. L’attore italoamericano dopo essere stato uno dei maggiori esponenti del cinema muscolare degli anni ’80, stava attraversando la prima battuta d’arresto della sua carriera. Dopo la serie di flop consecutivi di Rocky V, Oscar-un fidanzato per due figlie e Fermati, o mamma spara, Stallone tornò al cinema più adatto a lui: il cinema d’azione puro e muscolare, fatto di corpi scolpiti, adrenalina e sequenze spettacolari.

Cliffhanger - L'ultima sfida

Cliffhanger – L’ultima sfida: trama

Al quartier generale dei ranger di soccorso alpino delle montagne rocciose arriva una richiesta di aiuto, così Hal Tucker (Michael Rooker) parte alla ricerca dei dispersi. A lui si unisce Gabriel “Gabe” Walker (Sylvester Stallone) che, dopo un tragico incidente, vuole ricucire l’amicizia con Hal. I dispersi però si rivelano essere una banda di rapinatori a cui è andato storto il colpo, capitanati da Eric Qualen (John Lithgow). Da questo momento prende il via la missione di Gabe per fermare i criminali e impedire loro di rubare il denaro, trasformando la montagna in un vero e proprio campo di battaglia verticale.

Cliffhanger - L'ultima sfida

Cliffhanger – L’ultima sfida: recensione

Renny Harlin dirige uno dei film d’azione più famosi degli anni ’90, e lo fa con una mano sapiente che se ne frega di una sceneggiatura scadente e di eventi al limite del ridicolo. Una rapina aerea, un cattivo con l’accento inglese, montagne innevate, esplosioni, scontri a fuoco e epiloghi risolti a pugni; questi sono tutti gli elementi di quello che potrebbe essere un film di Mission: Impossible. Invece si tratta di Cliffhanger – L’ultima sfida, il film simbolo degli anni ’90 di Sylvester Stallone. Cliffhanger – L’ultima sfida non è un film che presenta vari strati di lettura o una qualche profondità tematica; è un film d’azione duro e puro.

Un action che abbraccia l’assurdo

Lo si capisce dalla sequenza d’apertura, la più famosa del film. Una sequenza ad alta tensione in cui Stallone si arrampica su un cavo d’acciaio, teso tra due montagne, per salvare la ragazza di Hal. La ragazza cadrà e questo, in teoria, segna profondamente i nostri protagonisti mettendo fine alla loro amicizia. Lo scontro con la banda di rapinatori dovrebbe essere l’espediente per far riappacificare Hal e Gabe, ma questo non succede. Ci sono effettivamente un paio di scene in cui questo evento viene nominato ma, a poco a poco viene dimenticato e l’impatto sul resto del film è minimo.

Ci si rende presto conto che quella sequenza è solo una delle tante scene d’azione che compongono il film. Questa è la falla principale della pellicola, ma diventa il punto forte. In qualche modo, che è difficile da spiegare, il ritmo, la tensione e le scene d’azione ci fanno quasi completamente dimenticare della trama. Harlin riesce a farci credere anche alle cose più assurde; o meglio, non ci fa credere alle assurdità, le rende irrilevanti. Il regista punta tutto sugli stunt, sulla spettacolarità e su personaggi tagliati con l’accetta che sono perfettamente in tono con il resto del film.

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Stallone, muscoli e mito degli anni ’90

Cliffhanger – L’ultima sfida non pretende di essere credibile, si prende poco sul serio e, soprattutto, vuole divertire lo spettatore. In modo quasi inspiegabile ci riesce e le due ore di durata volano. Sarà scontato e fuori luogo, ma è uno di quei film che non si fanno più: tutto muscoli, esplosioni e con tanto Sylvester Stallone. Ed è proprio questa leggerezza, combinata a scene d’azione memorabili, a rendere Cliffhanger – L’ultima sfida ancora oggi un cult.

Dopo la visione si ha la consapevolezza che il cinema d’azione negli ultimi trent’anni è cambiato profondamente. Negli anni ’90 bastavano i muscoli di Stallone, un regista capace e dei sani sentimenti espressi cazzotti per avere un film d’azione indimenticabile. Ma, nonostante non manchino le maestranze con attori come Dwayne Johnson che avrebbero tutte le carte in regola per essere un buon erede del cinema muscolare, oggi i film di questo tipo sono praticamente scomparsi. Esistono quasi ed esclusivamente nella realtà di un franchise già avviato, sotto forma di remake (a cui neanche Cliffhanger si è sottratto) o adattamento di qualche videogioco.

Un cinema d’azione che non c’è più

Questi film sono quasi tutti impostati allo stesso modo, con la stessa fotografia e con la stessa storia. La differenza sta nel fatto che Cliffhanger – L’ultima sfida aveva un’anima. Non aveva solo l’obiettivo di vendere più giocattoli possibili; voleva stupire, divertire e, soprattutto, essere memorabile. Non è un capolavoro della storia del cinema, e sicuramente non verrà citato nei libri, ma rimane nella memoria collettiva. È uno di quei film che il papà fa vedere al proprio figlio, quasi come se fosse una sorta di mito da tramandare alle generazioni future. Una di quelle grandi storie che, nella sua imperfezione, scalda il cuore e viene ricordata a distanza di più trent’anni dalla sua uscita.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Cliffhanger - L'ultima sfida è un action glaciale e muscolare che porta Stallone in uno dei suoi ruoli più fisici e iconici. Tra stunt spettacolari, villain sopra le righe e set-piece che definiscono un’epoca, il film resta un cult imperfetto ma irresistibile.
Simone Cigna
Simone Cigna
Sono cresciuto tra la Terra di Mezzo, i viaggi nel tempo di Hill Valley e i pugni di Rocky sul ring. Il cinema per me è tutto questo: avventura, emozione e memoria. Se qualcuno lo ha girato, io lo voglio vedere perché ogni film, anche il più piccolo, nasconde un mondo da scoprire. Amo Scorsese e Kubrick, ma anche la poesia malinconica di Wong Kar-wai: il bello del cinema è che non smette mai di sorprendermi.

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