NewsCinema indonesiano: protagonista al Film Festival di Rotterdam

Cinema indonesiano: protagonista al Film Festival di Rotterdam

Il cinema indonesiano e la sua industria sono stati sotto i riflettori dell’International Film Festival Rotterdam (IFFR), terminato lo scorso weekend. Questa attenzione è nata sulla scia di un accordo di coproduzione tra Indonesia e Paesi Bassi che sottolinea la crescente importanza dei film del paese sulla scena mondiale. Il festival di Rotterdam ha vantato infatti un forte contributo indonesiano. In particolare il regista e artista visivo indonesiano Timoteus Anggawan Kusno ha ottenuto la nomination come “Artista di primo piano” e sono stati proiettati ben nove suoi progetti.

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Proprio Kusno, le cui opere (come Afterlives e Fever Dream) trattano in modo esaustivo la colonizzazione olandese dell’Indonesia e la sua eredità, si è espresso sull’argomento. Ha spiegato che è significativo trattare questo argomento attraverso l’arte, la cultura e i film perché questa di cui stiamo parlando è una storia complessa.

Cinema indonesiano

Cinema indonesiano: parlano i registi

La regista indonesiana Kamila Andini ha espresso tutta la sua emozione nel vedere una vasta gamma di cinema indonesiano al festival di Rotterdam. Ha affermato infatti che, con o senza il contesto del passato e della storia coloniale, il cinema indonesiano è qualcosa di molto interessante da guardare per tutti. Ha aggiunto che i festival cinematografici sono uno dei posti migliori per vederlo.

Il regista Yuki Aditya ha invece parlato proprio della partnership con i Paesi Bassi. Ha raccontato che uno dei programmatori del festival è andato da lui lo scorso anno e gli ha detto che il festival avrebbe dovuto presentare film indonesiani perché parte della lunga storia tra i due paesi. Aditya ha accolto con entusiasmo la proposta sin da subito perché d’accordo con questa visione. Pensando alla demografia della popolazione infatti il 10% di quella olandese ha origini indonesiane. La collaborazione artistica tra questi due paesi quindi è anche simbolo di una riconciliazione da ferite del passato.

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Sveva Serra
Sveva Serra
Classe 2004, metà napoletana e metà romana, credo nel potere delle parole e dell'onestà. Il cinema mi insegna sempre qualcosa e io non voglio far altro che imparare.

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