lunedì, 19 Aprile, 2021
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Atlantique – film vincitore del Grandi Prix Giuria a Cannes 2019

Il film Atlantique, è l’opera prima del 2019, diretta e co-scritta da Mati Diop. Vince nel 2019 il Grand Prix Speciale della Giuria al festival di Cannes, dove concorre inoltre per la Palma d’oro. Ora disponibile su Netflix, nel 2020 è stato candidato come miglior film straniero ai Critics’ Choiche Awards.

Quello che rende speciale Atlantique, è il connubio tra reale e surreale, per raccontare una realtà poco conosciuta in occidente oppure troppo idealizzata. Il film è ambientato a Dakar, Senegal, sulle sponde del mar Atlantico. Gremita di cantieri in via di sviluppo, la città vede grandi disparità tra chi sull’edilizia ci guadagna e chi, per loro, lavora sottopagato e con ritardi di pagamento estenuanti.

Atlantique

In particolare, la sceneggiatura segue le vicende di Ada (Mame Bineta Sane), una ragazza di diciassette anni, innamorata di Suleiman (Ibrahima Traoré). I due però, si frequentando all’oscuro della famiglia, nascondendosi a vicenda anche segreti importanti. Ada è promessa in sposa a un ragazzo ricco che lavora in Italia, che ostenta di poterle acquistare di tutto, ma incapace di darle amore. Suleiman invece, è pronto a partire e ad attraversare l’oceano, per tentare la fortuna ed arrivare in Spagna. L’atlantico è così lo sfondo della dolce relazione iniziale, ma al contempo gola di terrore quando tutto prende una piega negativa.

Atlantique

Ada, di lì a poco è costretta ad accettare una realtà che non le appartiene e che non vuole vivere. Il buio fa da padrone nelle scene di maggior difficoltà. L’iniziale incomprensibile vena fantascientifica che si smuove di poco in poco, accresce notte dopo notte. La vendetta e la fame di giustizia si esibiscono nei corpi delle ragazze inconsapevoli, che con gli occhi bianchi, vanno a rivendicare i propri compagni o padri, che hanno perso la vita cercando di fuggire da un sistema complesso, dove chi guadagna, non da i giusti crediti a chi sottostà nel sistema lavorativo. Fuggiti con l’intento probabilmente di dare maggior sicurezza economica e stabilità a quelle famiglie, che ora non li vedono più e che ora, vogliono il compenso che spettava a coloro che ormai non possono più riabbracciare.

Atlantique

Atlantique, non è un film semplice. Emerge un’inevitabile voglia di sperimentazione da parte di Mati Diop, con un realismo magico, che vuole raccontare le storie quotidiane di un’Africa in costante mutazione. Simbolizzare e trasporre in un’opera le sensazioni e difficoltà connesse all’onda migratoria, non nel punto d’arrivo di quest’ultima, bensì dove ha origine. Il vuoto che rimane nella perdita di questo flusso costante dei nostri tempi, ciò che rimane di questo fenomeno, quando l’imprevedibile ha il dominio sul programmato. Cosa resta in quei luoghi, che vengono abbandonati da coloro che tentano di fuggire verso nuovi orizzonti migliori?

Atlantique

Si potrebbe leggere Atlantique di diversi livelli e sicuramente, la problematica dell’attraversamento dell’oceano è una delle più cruciali. Nonostante questo però, affrontata con grande delicatezza e quasi mai veramente di petto, ma come conseguenza costante sul circostante. Anche l’elemento surreale, è l’effetto incosciente sui corpi, le anime e i sentimenti di coloro che rimangono.

Vi è poi la costante mutazione di Dakar. Dove le nuove generazioni iniziano a staccarsi dai dogmi che hanno caratterizzato la società fino a quel momento. Lo vediamo nella determinazione di Ada e delle sue amiche, seppur insicure, che vogliono liberarsi da un blocco.

Atlantique

La verità di Atlantique risiede nella generale volontà, forza di cambiamento ed emersione, di coloro che subiscono quel determinato cambiamento a causa di altri, più potenti, che se ne approfittano. Un cambiamento etico, dove non si vuole scendere a compromessi per poter emergere. Questa è la volontà nascosta negli atteggiamenti delle nuove generazioni. Per poter stare bene, Ada non deve per forza seguire le scelte fatte dai suoi genitori per lei e questo lo capiscono alcune delle sue amiche, che l’appoggiano.

Atlantique affronta così diverse problematiche, generali e individuali, sociali e sentimentali. I tempi del lungometraggio non sono semplici, nemmeno la sceneggiatura è estremamente fluida. Stride in certi punti il surreale, ma quello che bisogna chiedersi è se veramente questo è un film che deve farci sentire comodi. Domandiamoci quindi se in questo film bisogna cercarla quella zona di piacere dell’occhio e di comodità di una storia fluida: oppure se le sensazioni che trasmette, sono le giuste note emozionali che servono per arrivare a chi osserva.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Atlantique, non è un film semplice. Emerge un’inevitabile voglia di sperimentazione da parte di Mati Diop, con un realismo magico, che vuole raccontare le storie quotidiane di un’Africa in costante mutazione. Simbolizzare e trasporre in un’opera le sensazioni e difficoltà connesse all’onda migratoria, non nel punto d’arrivo di quest’ultima, bensì dove ha origine. Il vuoto che rimane nella perdita di questo flusso costante dei nostri tempi, ciò che rimane di questo fenomeno, quando l’imprevedibile ha il dominio sul programmato. Cosa resta in quei luoghi, che vengono abbandonati da coloro che tentano di fuggire verso nuovi orizzonti migliori?
Davide Pirovano
Mi piacciono le arti visive contemporanee e mi piace pensarle in un’ottica unificatrice. Non so mai scegliere, ma prediligo le immagini e storie di Gaspar Noé, David Fincher, Yorgos Lanthimos e Xavier Dolan.

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