Acque Profonde, la recensione del nuovo thriller erotico di Adrian Lyne

La trasposizione su schermo degli istinti primordiali nell’era tecnologica

Acque Profonde segna il ritorno alle scene di un autore apprezzatissimo che ha saputo coniare un suo genere di riferimento: il thriller erotico. Le precedenti fatiche di Lyne parlano da sé e sono assolutamente rappresentative del suo immaginario: parliamo di 9 Settimane e ½ (1986), Attrazione fatale (1987) e Unfaithful (2002), la più recente in ordine di tempo. L’ultima opera, disponibile su Amazon Prime dal 18 marzo, si inserisce dunque in un filone molto caratteristico, capace di far entrare di diritto alcune scene nella storia del cinema. Su tutte svettano il famoso spogliarello di Kim Basinger e lo sconvolgente coniglio che bolle in pentola (Glenn Close in Attrazione fatale fu veramente da brividi).

Lyne ha sempre spiccato per questa capacità di raccontare gli istinti sessuali e psicologici che sono propri del genere umano, sapendo di preciso come rappresentarli su schermo. Nei suoi film si viene catturati da un insieme di fattori: il più brillante in assoluto resta la performance attoriale che è ovviamente in grado di rendere il tutto più credibile o empaticamente condivisibile. Le storie che il regista ha diretto sono sempre molto lineari, poco sorprendenti ma in linea con quella che è la realtà. Ecco il motivo per cui l’appeal degli interpreti gioca un ruolo essenziale. Non si tratta che di trasporre su schermo tutte le dinamiche fisiche o emotive legate alla gelosia, alla paranoia e all’autodistruzione amorosa. Un’altra sfida che si pone davanti al regista è senza dubbio il tempo trascorso tra Unfaithful e Acque Profonde: vent’anni sono un periodo di tempo molto lungo se si considera che in un ventennio è praticamente cambiato il mondo (l’interrogativo principale è quindi se le nuove tecnologie hanno in un certo senso cambiato le perversioni dell’essere umano e filtrato in qualche modo le sue debolezze). Vediamo allora come viene affrontato questo nuovo confronto.

Acque Profonde

Acque Profonde – La trama

Alla scrittura di Acque Profonde ha compartecipato un nome che ormai rappresenta una vera e propria garanzia. Adrian Lyne si è infatti affidato a Sam Levinson di Euphoria per aiutare a stendere una sceneggiatura che ha spesso dei connotati riconducibili alla serie Teen Drama più in voga del momento. Vic e Melinda (interpretati rispettivamente da Ben Affleck e Ana De Armas) sono una coppia di New Orleans appartenente alla società benestante americana ma presto emerge tutta la stravaganza del loro rapporto matrimoniale: Vic deve infatti ingoiare le continue provocazioni che la moglie libertina gli propina sotto agli occhi e assistere a tradimenti che in maniera perpetua lei stessa persegue appositamente. Avendo interpretato il rapporto tra i due come un qualcosa di marcatamente fluido, la giovane non si fa affatto problemi a invitare alle feste uomini conosciuti al di fuori del matrimonio e a flirtare in faccia a Vic con una noncuranza sospetta.

La trama (che non presenta grandi colpi di scena) evolve nella misura in cui le conoscenze di Melinda cominciano a essere minacciate da Vic (e non solo). All’interno di questa gelosia, che emerge in maniera del tutto attesa, si consuma poi la relazione tra i due che oscilla tra momenti di grande stallo e fasi di slancio amoroso inaspettato. L’unico fattore esterno a porsi come ostacolo a quest’altalena affettiva è un amico di famiglia (un altro appartenente alla società americana benestante e ricca di valori) che inizia a sospettare di Vic e delle sue stranezze (specie nel momento in cui a una festa in piscina uno degli amanti di Melinda viene ritrovato senza vita in acqua). Da qui inizia una fase in cui Vic deve allo stesso tempo non farsi scoprire e tirare le redini del suo matrimonio con Melinda che sta lentamente naufragando nell’oblio dell’incertezza.

Acque Profonde

Acque Profonde – La recensione

Acque Profonde è stato fin da subito paragonato a prodotti come, ad esempio, Gone Girl; questo thriller del 2014 diretto da David Fincher (dove peraltro è presente proprio Ben Affleck) ha fatto breccia nel cuore di molti e l’assenza dalle scene di Lyne lo ha cristallizzato come opera principe del genere. Lyne si ripresenta all’appuntamento con la volontà di dare allo spettatore una finestra sui nuovi rapporti sentimentali (dominati da dinamiche non propriamente tradizionali quali possono essere l’accettare che una moglie abbia rapporti extraconiugali). Il vero pericolo (almeno all’inizio del film) è il piattume esistenziale. Questo fattore è sempre stato trattato dal regista che riesce, in maniera sublime, a inscenare la noia, l’apatia e la monotonia. Figura madre di quest’impianto scenico è proprio Alexa (dire che in tal senso sia di casa è un eufemismo); l’assistente personale intelligente gioca un ruolo più essenziale di quello che possa sembrare. Quando la figlia dei due protagonisti chiede insistentemente di riprodurre “Nella vecchia fattoria”, Melinda reagisce stizzita e intima sia alla figlia che ad Alexa di lasciar perdere la canzone; è la fase in cui si percepisce l’inerzia a cui è sottoposto il nucleo familiare. successivamente la situazione si scalda e si entra nel novero delle provocazioni erotiche, degli istinti che dominano la vita umana. Più che con opere di altri registi questo film deve quindi essere inteso e considerato come un nuovo tassello della filmografia di Lyne; Acque Profonde rappresenta in questo una versione ancora più moderna di Unfaithful, tuttavia arrivando in definitiva a perdere il confronto.

Mette in mostra quanto, ad oggi, i rapporti sentimentali siano ben più fluidi rispetto al passato; nel film vengono infatti rigettati gli stereotipi ammettendo anche il concetto di “coppia aperta”. Lyne, ad ogni modo, mostra anche come questa libertà sia fallace dato che a prevalere sono sempre i sentimenti umani e, per quanto si possa essere calcolatori, è l’impeto ad avere la meglio. Pur essendo la gelosia un elemento emotivo apprezzabile all’interno della trama, l’opera non arriva ai livelli di Unfaithful, capace di rappresentare la libido e la debolezza umana in maniera ben più puntuale. Richard Gere e Diane Lane appaiono come personaggi molto più riusciti e, anche se il loro rapporto vive maggiormente di stereotipi medio-borghesi, la loro presenza scenica crea un effetto più coinvolgente. Gere è un padre più credibile, Diane Lane invece riesce (nel suo ruolo di moglie fedifraga) a essere decisamente più conturbante della De Armas. Il Phisique du role dei protagonisti di Acque Profonde quindi non risulta ottimale (Ben Affleck stesso, pur regalando una performance apprezzabile, non è ai massimi storici delle sue capacità attoriali). La scena finale, ad ogni modo, è un’ottima conclusione del tutto dato che negli occhi dei due attori si nota una complicità che fa presagire una riappacificazione (in questo la relazione che i due stavano veramente portando avanti ha aiutato). Come in opere precedenti, il finale di Acque Profonde celebra quel percorso di rottura e riconciliazione che anche in Unfaithful aveva trovato spazio.

Un fattore da stimare è invece l’inserimento delle variabili tecnologiche all’interno dello svolgimento della trama. Lyne vuole far percepire allo spettatore come di fatto la natura umana non cambi e di come la tecnologia sia, in questo senso, spettatrice di un conflitto emozionale che non può essere fermato. Tuttavia, molto indicativa anche la scena in cui Vic viene scoperto a tentare di nascondere un cadavere e, nel frangente in cui colui che lo aveva fatto scappa, l’utilizzo del telefono rappresenterà il motivo della sua morte. Non riuscendo a scrivere correttamente un messaggio durante la fuga in macchina, a causa del t9, si schianta con l’auto. Quest’immagine è una breve considerazione sulla tecnologia; questa può essere nostra alleata ma anche nostra nemica. Una semplice distrazione dalla guida è risultata fatale e se un secondo prima quello stesso telefono poteva essere il mezzo per incastrare Vic, un attimo dopo è la ragione per cui si è persa una vita. Lyne vuole, ancora una volta, far leva sulle emozioni umane; la passione può dominarci e arrivare a farci percepire ciò che ci sta intorno con una totale assenza di lucidità.

Acque Profonde, come si diceva, ha una trama molto semplice con pochissimi picchi narrativi; una piattezza di fondo aleggia lungo tutto il perdurare dell’opera e non genera un coinvolgimento emotivo degno di nota. La matrice psicologica dell’opera è comunque forte e costituisce anche un buon contributo cinematografico alla descrizione dei veri impeti primordiali che dominano l’uomo che, a prescindere dalle epoche storiche, portano lo stesso a farci sempre i conti; talvolta perdendo amaramente.

Acque Profonde

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Il film diretto da Adrian Lyne insegna quanto sia difficile, anche nell'era contemporanea, tenere a freno le pulsioni amorose. In Acque Profonde, infatti, l'impeto vince sulla razionalità e il tormento surclassa la pacatezza. Sebbene non ci siano grandi sorprese narrative, il condizionamento psicologico verso cui lo spettatore è indirizzato appare vivido e genuino.
Federico Favale
Federico Favale
Anche da piccolo non andavo mai a letto presto. Troppi film a tenermi sveglio. Più guardavo più dicevo a me stesso: "ok, la vita non è un film ma se non guardassi film non capirei nulla della vita".

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