Recensioni FilmAccordi e disaccordi: la commedia jazz di Woody Allen

Accordi e disaccordi: la commedia jazz di Woody Allen

Ultimo film del XX secolo di Woody Allen, Accordi e disaccordi è una commedia spiritosa e malinconica che esplora le difficoltà emotive e relazionali dell’artista. Un anno prima di Criminali da strapazzo (clicca qui per leggere la recensione) Allen mette in scena questo “finto documentario” ispirato al chitarrista immaginario Emmet Ray, interpretato da un eccentrico Sean Penn. Un mockumentary che si sviluppa tra sequenze di vita, jam session e interventi di giornalisti e storici della musica. Un ritmo dinamico e coinvolgente per uno spaccato toccante e, al tempo stesso ironico, sull’esistenza dell’artista.

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Accordi e disaccordi

Accordi e disaccordi – La Trama

Emmet Ray è un uomo stravagante, egocentrico, a tratti rude, ma comunque irresistibile, che oscilla tra eccessi di autostima e momenti di profonda insicurezza. E’ il migliore jazzista al mondo, come ci tiene a sottolineare a chiunque incontra, subito dietro al suo idolo Django Reinhardt da cui è a dir poco ossessionato. E per cui prova grande ammirazione e un pizzico di astio ciò nonostante, quando rimane da solo, si commuove ascoltando i suoi dischi: un paradosso che esprime la natura complessa del protagonista.

Emmet è un uomo che vive di musica e per la musica ma che a livello umano ha tanto da imparare. Non riesce a esternare le proprie emozioni, oppure preferisce non farlo. Una condizione che, come spesso gli viene fatto notare nel corso del film da alcuni dei personaggi, influisce anche nella sua arte, impedendogli di sfondare nel mondo della musica. La sua incapacità a istaurare legami emotivi si nota soprattutto con le donne con le quali è distaccato e infantile. E segue il solito cliché di portarle a sparare ai topi e a guardare i treni, le uniche due attività che lo intrattengono oltre la musica.

Un ritratto non convenzionale dell’artista

E’ proprio questa sua condizione drammatica nelle relazioni che rende significativo il suo incontro con Hattie (Samantha Morton). Una ragazza muta, sensibile e affettuosa, praticamente il suo opposto e molto diversa anche dalle altre donne con le loro pellicce e i loro abiti in raso, mentre Hattie preferisce vestiti sbarazzini e cappellini a righe. La ragazza lo sostiene e lo segue ovunque lui vada e inizia ad amarlo come forse nessuno ha fatto mai nonostante l’atteggiamento distaccato di Emmet che Allen ci mostra più di tutti nella scena in cui Hattie, nel bigliettino d’auguri per il suo compleanno, usa parole dolci e lui, con sarcasmo, si allontana. Un momento toccante in cui la ragazza gli sta offrendo simbolicamente il suo amore incondizionato ma lui sembra non accorgersene, accecato dal suo inarrestabile desiderio di affermazione.

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E poi c’è l’incontro con Blanche, intepretata da una più che mai affascinante Uma Thurman. Una scrittrice, colta e raffinata che osserva Emmet con un misto di curiosità e attrazione. Nel tentativo di comprendere ogni suo lato: dalla sua fissazione per i treni, all’implacabile bisogno di ascoltare i dischi di Django. Tra i due nasce un amore impulsivo che si trasforma poi in un matrimonio conflittuale. Qui, ancora una volta, la superficialità e l’ego smisurato di Emmet lo allontanano dall’instaurare un legame autentico.

Accordi e disaccordi

Accordi e disaccordi – La Recensione

Un’opera dal fascino senza tempo che racconta le fragilità dell’artista, costantemente in bilico nel tentativo di far coesistere persona e personaggio, le relazioni umane e la realizzazione personale: dinamiche ricorrenti a chi fa della propria arte l’unica ragione di vita. Woody Allen mette a fuoco una figura solitaria e incompresa, con tutte le sue manie e i suoi capricci. Tra i tanti la sua ossessione per la luna che dà origine a una delle scene più iconiche del film. In occasione di un suo concerto Emmet fa costruire una luna di grandi dimensioni con l’obiettivo di calarsi giù durante la sua esibizione. Ma, ubriaco, atterra sul palco in modo maldestro facendo crollare il plastico e mandando a rotoli la performance. E’ proprio con questo filtro di ironia che Allen ci vuole far conoscere il suo personaggio, sempre più tormentato dall’incessante ricerca di un’armonia interiore e di un posto nel mondo.

Accordi e disaccordi ci mostra la figura dell’artista con una visione che strizza l’occhio a La Strada (1954) di Federico Fellini. La storia di un’artista di strada, scontroso e brutale, ai margini della società, al quale Allen si è liberamente ispirato. Nonostante le diversità e i percorsi differenti, Emmet e il personaggio di Fellini sono molto simili nell’essere soli al mondo e nel vagare senza badare a cosa gli succede intorno. Una commedia profonda, riflessiva e dal ritmo narrativo avvincente. Accordi e disaccordi infatti scorre veloce tra jam session, spezzoni di interviste e le tanto amate gag alla Allen, che tra un pizzico di humor e l’altro lasciano intravedere le zone d’ombra dell’animo umano.

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Accordi e disaccordi

Un tuffo nel jazz degli anni ’30

Accordi e disaccordi è visivamente molto interessante con la sua fotografia calda e retrò che riesce a ricreare appieno l’atmosfera dell’epoca. Colori caldi, toni pastello e una cura meticolosa nella messa in scena che ricordano a tratti l’estetica di Wes Anderson. Luci soffuse, poltrone in velluto e cloche: ogni dettaglio evoca lo spirito del periodo d’oro del Jazz, trasportando lo spettatore nel pieno degli anni ’30. Complice anche la colonna sonora e le numerose performance musicali (tra i momenti più coinvolgenti del film) dove il personaggio di Emmet Ray emerge nella sua vera essenza: un genio del jazz che conosce la musica come unico linguaggio.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni

SOMMARIO

Un raffinato tributo al jazz e al fragile equilibrio tra genio e follia, che esplora l'esistenza dell'artista, sospeso tra l'adorazione per il suo talento e la distruzione delle relazioni umane, con un tocco ironico e malinconico tipico di Woody Allen, celebrando l’arte in tutta la sua imperfetta bellezza.
Valeria Furlan
Valeria Furlan
Sognatrice per professione, narratrice nel tempo libero, vivo di cinema, scrittura e tè alla pesca. Completamente persa in Antonioni e nell'estetica della Nouvelle Vague, vorrei vivere in un film di Wong Kar Wai e non rifiuto mai un bel noir

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