Recensioni FilmLes Misérables, un kolossal musicale

Les Misérables, un kolossal musicale

Quando si realizza un film tratto da qualcosa, sia esso un romanzo, uno spettacolo teatrale e così via, è particolarmente arduo capire cosa mantenere e cosa togliere, come gestire le scene, le sceneggiature ecc. Les Misérables, il film uscito nel 2012, è forse un po’ borderline da questo punto di vista. È tratto da un imponente musical, ma allo stesso tempo da un gigantesco romanzo di Victor Hugo, considerato il suo capolavoro.

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Gestire allora qualcosa che è tratta da uno spettacolo musicale a sua volta tratta da un libro lunghissimo, per di più mantenendo il genere musical nel cinema sovente bistrattato, è davvero difficile quanto insolito. Les Misérables è una pellicola che dimostra la sua forza proprio nel saper combinare tutti questi elementi egregiamente.

Una trama imponente per un cast magistrale

La scelta del cast è sicuramente il principale portatore sano della realizzazione di quello che non è esagerato definire un capolavoro. Hugh Jackman interpreta Jean Valjean, e malgrado la communis opinio e il pubblico più giovane insista a ricordarlo per la performance nel ruolo di Wolverine, Jackman è prima di tutto un attore di teatro e un cantante preparatissimo. Solo nella canzone “Bring him home” non regge il confronto con altri interpreti dello spettacolo teatrale, come Ramin Karimloo (artista che interpreta per esempio anche il fantasma ne Il fantasma dell’opera).

È proprio l’unica pecca che si potrebbe trovare in una performance altrimenti a dir poco perfetta. Jean Valjean è uno degli anti-eroi più famosi della letteratura, rappresenta un dramma morale, etico ma anche socio-politico e, pur essendo I miserabili una storia tutto sommato corale, è lui la colonna portante della vicenda. Azzeccare il protagonista è tutto spesso, in questo caso anche di più. La trama, infatti, ruota attorno la vita di questo ladro che, per aver rubato per fame, è stato condannato ad anni di carcere e anche quando esce si ritrova a non potersi rifare una vita. Ci riuscirà con grande fatica, ma sarà sempre inseguito dal perfido Javer.

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Questi è interpretato da Russel Crowe, la cui performance vocale seppur mediocre è efficace, lo spessore psicologico di un personaggio scritto così bene viene comunque reso con espressioni non eclatanti ma una mimica minimalista. Poi ci sono i giovani protagonisti: è Eddie Redmayne la vera rivelazione di questo film, che lo fa scoprire e conoscere anche di più, e regala in Empty chairs at Empty tables probabilmente uno dei momenti più commoventi della storia del cinema.

Un musical senza dialoghi incredibilmente scorrevole

La scelta peculiare della realizzazione del film per la regia di Tom Hooper è stata quella di mantenerlo totalmente cantato. Forse perché le canzoni del musical originale sono bellissime, tanto da compensare una scenografia non spettacolare rispetto ad altri musical inglesi (vedi il già citato Fantasma dell’opera). La componente musicale ha fatto tutto, ricordiamo la memorabile performance che il cast fece agli Oscar. Tuttavia bisogna dirci chiaramente che tale scelta può anche allontanare in un certo qual modo il pubblico.

L’assenza di dialoghi viene sopperita dall’imponente scenografia, dalla fotografia colorata quando serve e cupa quando deve esserlo, dalla performance attoriale sempre azzeccata. Le musiche deliziano per la loro originalità, il film è un climax verso l’apice eccezionale della canzone Do you hear the people sing? che fa entrare lo spettatore nel cuore dei moti di rivoluzione in Francia. Tutti, dagli adulti ai giovani sono pezzi di un unico ingranaggio.

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La storia originale aiuta, senza dubbio. I miserabili è un capolavoro che riflette sulla società e la natura umana, con la sempre presente morale cristiana mai retorica e sempre azzeccata. Perché Victor Hugo non lascia spazio alla vuota provvidenza ma la analizza attraverso i demoni dell’essere umano. Non esiste bene e male o buoni o cattivi, ma l’universo narrativo complesso e compiuto di una vicenda che è vera e umanissima.

Les Misérables non è un semplice musical

Tantissime volte avremo sentito dire la fatidica frase “Non mi piacciono i musical, non ha senso che si mettano a cantare a caso“. Tralasciando i gusti personali, è vero che in certi musical avviene che la performance canora improvvisa risulti quasi innaturale. Invece, Les Misérables è un film musicale che trova un enorme equilibrio. Forse per la naturalezza stessa della performance del cast, per la verosimiglianza della fotografia, la pellicola non risulta mai forzata.

Les Misérables

Solo forse La La Land, che contiene molte meno canzoni, riuscirà allo stesso modo a comporre bene un puzzle in equilibrio fra scene inverosimili e simboliche e realtà profonda e analitica della psiche umana. Les Misérables è un musical ovviamente diverso, è volutamente mastodontico senza voler essere pretenzioso. Non bisogna andare alla ricerca di piccole cose a livello visivo, in quanto di proposito Les Misérables vuole stupire, divertire, incantare ma soprattutto fare piangere.

Les Misérables

La commozione, non solo per la grande quantità di perdite di personaggi nel corso della storia, appartiene sostanzialmente allo stesso spettacolo come risultato di un processo emotivo a tratti quasi devastante. Il difetto principale di Les Miz, come viene spesso abbreviato, è probabilmente quello di riuscire a coinvolgere troppo. Così che, quando alla fine si riprende Do you hear the people sing?, non solo lo spettatore senta ancora cantare le canzoni del film, ma non riesca più a sentire altro.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni
Redazione
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