Prime VideoThe Boys presents Diabolical: un'occasione sprecata

The Boys presents Diabolical: un’occasione sprecata

Non tutti i progetti di The Boys sono gloriosi. La miniserie The Boys presents: Diabolical ha l’ambizione di esplorare nuove storie, toni e stili visivi all’interno di un mondo già noto per la sua satira feroce e la sua violenza sopra le righe. Il formato antologico, composto da episodi brevi e autoconclusivi, sembrava offrire il terreno ideale per sperimentare e approfondire aspetti marginali o inediti dell’universo narrativo. Tuttavia, il risultato complessivo dà l’impressione di un progetto solo parzialmente riuscito, con idee interessanti che raramente trovano una piena realizzazione. Scopriamo perché funziona a metà.

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The Boys presents: Diabolical

Troppi stili… è un bene o un male?

Uno dei problemi principali della serie è la sua estrema disomogeneità. La varietà di stili, registri e approcci narrativi, che dovrebbe essere un punto di forza, finisce per diventare un limite. Alcuni episodi puntano su una comicità demenziale e iper-violenta, altri cercano una dimensione più emotiva o riflessiva, ma il passaggio tra questi toni risulta spesso brusco. Manca una visione d’insieme capace di dare coerenza al progetto, e molti segmenti sembrano più esercizi di stile che vere e proprie storie significative. Alcuni di essi risultano visivamente accattivanti, con animazioni fluide e soluzioni creative, mentre altri appaiono meno curati o eccessivamente caotici. Il terzo episodio, in particolare, colpisce per il design molto fedele al fumetto originale di Garth Ennis. Questa scelta estetica rappresenta uno dei momenti più interessanti dal punto di vista visivo, perché crea un collegamento diretto con le radici del franchise.

Alcune storie funzionano, ma altre no

L’impressione generale è quella di un’occasione sprecata. L’universo di The Boys offre spunti potentissimi per una narrazione animata: critica sociale, decostruzione del mito del supereroe, esplorazione dei media e del potere. In Diabolical, però, questi elementi vengono spesso ridotti a sketch estremi, puntando più sullo shock e sull’eccesso che su una reale costruzione tematica. La provocazione diventa fine a se stessa, perdendo quella dimensione satirica che rendeva la serie madre così incisiva.

Non mancano comunque alcune eccezioni che dimostrano il potenziale del formato. L’episodio dedicato alla coppia di anziani rappresenta il momento più riuscito dell’intera raccolta. Qui la serie abbandona quasi completamente l’ironia aggressiva e la violenza gratuita per concentrarsi su una storia intima, delicata e sorprendentemente toccante. Il racconto utilizza il contesto supereroistico come sfondo per parlare di amore, memoria e tempo, riuscendo a creare un contrasto emotivo forte con il resto della serie. È proprio in questo episodio che emerge ciò che Diabolical avrebbe potuto essere: una vera esplorazione delle possibilità narrative dell’animazione all’interno di questo universo.

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Anche il quarto episodio, incentrato sulla dipendenza legata alla crema V (Compound V), risulta interessante. Pur mantenendo un tono più vicino allo spirito originale della serie, riesce a sviluppare un tema riconoscibile — quello della dipendenza — in modo efficace, utilizzando la metafora supereroistica per parlare di fragilità umana. Non si tratta di un episodio perfetto, ma dimostra una maggiore attenzione alla costruzione narrativa rispetto ad altri segmenti.

Uno dei limiti più evidenti delle serie è presente nel terzo episodio.

Nonostante l’accuratezza del design e il richiamo visivo al fumetto, la qualità narrativa risulta estremamente debole. La storia appare superficiale, priva di reale sviluppo, e si affida quasi esclusivamente all’eccesso e alla provocazione. Il contrasto tra la cura estetica e la povertà contenutistica rende l’episodio uno dei più deludenti, dimostrando come un buon comparto visivo non sia sufficiente a sostenere l’interesse dello spettatore.

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The Boys presents: Diabolic

Apprezziamo che in The Boys presents: Diabolic ci sono dei cameo degli attori principali

Un elemento invece apprezzabile è il coinvolgimento di alcuni attori della serie principale come doppiatori nelle versioni originali, come per sempre Antony Starr che torna a interpretare Patriota. La presenza di voci familiari contribuisce a mantenere un legame con The Boys, rafforzando la continuità dell’universo narrativo. Questo aspetto aggiunge valore alla serie, soprattutto per i fan, e dimostra una certa attenzione nella costruzione del progetto.

Però, nonostante questo aspetto positivo, Diabolical fatica a trovare una propria identità. L’impressione è che la serie non riesca mai a decidere se essere un’estensione coerente dell’universo di The Boys o una raccolta di esperimenti completamente slegati. Questa indecisione si riflette nella qualità altalenante degli episodi e nella difficoltà di creare un impatto duraturo.

In conclusione

In definitiva, The Boys presents: Diabolical rappresenta un progetto con buone premesse ma realizzato solo in parte. Le poche eccezioni riuscite — in particolare l’episodio della coppia di anziani e, in misura minore, quello sulla dipendenza — dimostrano che il formato antologico poteva offrire molto di più. Tuttavia, la maggior parte degli episodi si limita a replicare gli aspetti più superficiali e provocatori della serie madre, senza riuscire a sviluppare una vera profondità narrativa.

Il risultato è una serie discontinua, a tratti interessante ma spesso deludente, che lascia la sensazione di un’occasione mancata. In un universo ricco e complesso come quello di The Boys, Diabolical avrebbe potuto rappresentare un laboratorio creativo capace di espandere davvero i confini del racconto. Invece, resta un esperimento irregolare, con pochi momenti davvero memorabili e molti episodi che faticano a lasciare il segno.

The Boys presents: Diabolic – Trailer



PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

The Boys presents: Diabolical poteva essere un prodotto con un grandissimo potenziale, ma purtroppo la serie animata non riesce a emanare le stesse vibes della serie madre. E la parte demenziale a volte è fastidiosa e inutile.
Arianna Dell'Orso
Arianna Dell'Orso
Vivo sul mondo reale unicamente con il corpo, ma la mia mente viaggia a Westeros, nella Londra dei Peaky Blinders e fa affari loschi con Walter White. Il cinema di Hitchcock è il mio spirito guida

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