Recensioni FilmShort Term 12: la sensibilità nel racconto filmico

Short Term 12: la sensibilità nel racconto filmico

Short Term 12 è un delicato film indipendente diretto da Destin Daniel Cretton (Il diritto di opporsi) e uscito nelle sale cinematografiche nel 2013. La pellicola ha avuto la sua prima internazionale al Locarno Film Festival e ha ricevuto diverse candidature agli Independent Spirit Awards.

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Short Term 12, che sta proprio a indicare il centro di accoglienza che ospita ragazzi che hanno bisogno di supporto a breve termine, è un film che riesce a parlare come pochi altri riescono a fare. Attraverso primissimi piani, l’uso della macchina a mano e una delicata colonna sonora costruita sulle corde di una chitarra, al tempo stesso serena e malinconica, le storie dei diversi protagonisti arrivano dritte al cuore. Cretton firma una regia sensibile, capace di catturare le emozioni quasi esclusivamente attraverso gli sguardi degli attori. I dettagli, i conflitti interiori e le sfumature emotive dei personaggi emergono con forza, contribuendo a rendere il racconto intimo e coinvolgente.

Short Term 12

Short Term 12: Trama

Short Term 12 è un luogo in cui vengono accolti ragazzi adolescenti in difficoltà che hanno bisogno di aiuto e assistenza a breve termine. In questa struttura una squadra di supervisori si dedica con attenzione alla cura dei ragazzi, cercando di stabilire un legame autentico che permetta di affrontare insieme le difficoltà e i disagi che li affliggono. Grace (Brie Larson) e Mason (John Gallagher Jr.), in particolare, lavorano da tempo in questo contesto. Grazie al loro passato turbolento, riescono a comprendere profondamente le esperienze dei giovani che accompagnano, riuscendo a instaurare un rapporto sincero e aperto, che favorisce la comunicazione e la fiducia. Ma l’equilibrio di Grace verrà scosso dall’arrivo di una nuova ragazza, Jayden (Kaitlyn Dever), autolesionista e con problemi familiari. Così Grace dovrà fare i conti con nuove sfide, ricordi del passato e scelte complicate.

Short Term 12

Short Term 12: Recensione

Short Term 12 è un film che funziona perché alla base c’è una sceneggiatura e una regia che hanno voglia di andare oltre la cortina di ferro di questi ragazzi. Non c’è la presunzione di ergersi a giudice delle loro storie. Alla camera non interessa raccontare le loro vite passate e indagare su ciò che li ha spinti a trovarsi in quel luogo. Ma le immagini immortalano i loro visi, gli occhi da cui traspaiono emozioni autentiche in costante conflitto, i sorrisi, la speranza, il futuro e il presente. Il passato diventa solo un tassello su cui costruire il resto delle loro vite. Fotogrammi di autentica verità compongono una pellicola dolce, irriverente e non convenzionale, che vuole raccontare dall’interno un mondo troppo spesso narrato in modo analitico. Un mondo eccessivamente descritto, compreso e poco vissuto.

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La pellicola non ci spiega gli eventi, ce li mostra. Siamo trascinati all’interno di Short Term 12, in un luogo che diventa quasi claustrofobico con inquadrature strettissime e primissimi piani che cercano invano di catturare l’immensità dei pensieri che invadono i protagonisti. I supervisori non sono medici e non sono psicologi. Sono persone che riconoscono e comprendo le loro difficoltà perché al posto di quei giovani, anni prima, c’erano loro. Con le loro paure, le ansie, i sogni infranti e le speranze. Per questo il loro modus operandi li cattura. Il loro compito è accompagnarli in questo viaggio. La loro figura, quasi de istituzionalizzata, permette la nascita di un legame, diventando quasi dei fratelli o sorelle maggiori su cui poter contare e affidarsi, seppur con fatica.

Brie Larson e Kaitlyn Dever

Differenti punti di vista

All’interno di Short Term 12 si tratta con persone e non con casi di studio. Guai a chiamarli “ragazzi disagiati”. Le parole sono importanti e loro sono molto di più di una categoria o uno stereotipo. A farne le spese è Nate (Rami Malek), nuovo arrivato tra i membri del team di supervisori. Nate si renderà presto conto che studiare la realtà sui libri è ben diverso dal viverla in prima persona. E noi lo capiamo. Nate infatti sembra essere un pesce fuor d’acqua. Osserva e rimane in disparte, quasi con la paura di rompere un delicato equilibrio. Nate rappresenta lo spettatore. Siamo catapultati nella quotidianità di questa struttura e l’unica cosa che ci chiede il regista è osservare.

La pellicola, oltre a mostrarci la vita di questi ragazzi, porta in scena una storia parallela, quella di Grace e Mason, che nonostante siano adulti, lottano ancora con le loro insicurezze. La fragilità è un tema che pervade l’intero film e non è isolata solo ad una prima fase di vita. Chi aiuta ha bisogno a sua volta di essere aiutato. Questo mostra come il tema della guarigione sia un processo lungo e faticoso, ma che deve essere fatto con le persone e gli affetti giusti. Non importa l’età ma la connessione. Per questo Grace trova un barlume di speranza in Jayden. L’aiuto che le offre genera in lei una sorta di riscatto dal suo passato, permettendole di affrontare le proprie cicatrici emotive attraverso il legame con la ragazza.

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Short Term 12

Conclusione

Short Term 12 è un film che rimane impresso. La delicatezza con cui racconta il tema della sofferenza è il suo punto di forza. Destin Daniel Cretton lascia che siano le immagini a raccontare la storia, mentre le interpretazioni degli attori completano perfettamente il quadro emotivo e narrativo.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Sensibilità, profondità e delicatezza.
Cristian Bucolo
Cristian Bucolo
Adoro il cinema e la scrittura. Ho sempre sognato di innamorarmi ballando il tip-tap, fare viaggi interstellari, cercare tesori dell’Antico Egitto o viaggiare nel tempo. Ho pensato che non avrei mai provato l’emozione di queste esperienze, ma poi ho scoperto la settima arte e la recitazione. Adoro i film di Damien Chazelle, la comicità nelle sceneggiature di Billy Wilder e mi affascinano le pellicole di John Huston. Credo che il cinema possa farti guardare il mondo da un’altra prospettiva e scrivendo vorrei poter contribuire a diffondere questa visione.

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