Le avventure del Barone di Munchausen è un film del 1988 diretto da Terry Gilliam. È il terzo – ed ultimo – film della “trilogia dell’immaginazione” di Gilliam, composta da I banditi del tempo (1981) e Brazil (1985). Presentato in concorso al Berlinale, il festival cinematografico di Berlino, e nominato a quattro Oscar, Le avventure del Barone di Munchausen è stato uno dei più grandi insuccessi commerciali della storia del cinema. Il film è stato però rivalutato negli anni, arrivando addrittura a diventare un cult. La pellicola è liberamenteliberamente tratta dalla raccolta di racconti omonima curata da Rudolf Erich Raspe.
È davvero esistito un Barone di Munchausen e la raccolta di racconti di Raspe deriva dalle più che fantasiose avventure che il barone decantava al suo ritorno da qualche lungo viaggio.
Le avventure del Barone di Munchausen – Trama
Nel XVIII secolo, una città immaginaria assediata dagli Ottomani ospita una compagnia teatrale che mette in scena le imprese leggendarie del Barone di Munchausen. Durante lo spettacolo, un anziano irrompe: è il vero Baron Munchausen, che accusa gli attori di distorcere la sua storia. Il vecchio decide quindi di prendere in mano lo spettacolo narrando la sua vera storia. Proprio mentre si avvicina al finale, le mura del teatro cedono sotto i colpi dei cannoni nemici.
Tra spari e dubbi, la giovane Sally Salt convince il Barone a restare e a salvare la città, dando inizio a un’avventura straordinaria. Per riuscire nell’impresa, il Barone, insieme a Sally, deve reclutare i vecchi compagni: Berthold (Eric Idle), l’uomo più veloce, Albrecht (Winston Dennis), il più forte, Gustavus (Jack Purvis), l’uomo col soffio più forte e Adolphus (Charles McKeown), l’uomo dalla vista sovrumana. Per farlo, intraprendono un viaggio impossibile: volano sulla Luna, sfidano il Re della Luna, entrano nelle fucine di Vulcano ed esplorano il ventre di un mostro marino, dove ritrovano il cavallo Bucephalus e i suoi amici.

Di ritorno in città, i compagni, ormai anziani, sembrano incapaci di combattere. Munchausen si rassegna all’esecuzione, ma nel momento estremo irrompono i vecchi amici e, con un’ultima fantastica battaglia, sconfiggono gli assedianti. Il Barone sembra morire per mano del burocrate Jackson, ma subito dopo comprendiamo che quella era solo un’altra “infinite volte” in cui il Barone narra la propria morte: una messa in scena che sfuma tra realtà e finzione. Nell’epilogo, Munchausen, insieme al suo fedele destriero, scompare verso il cielo in un raggio di luce, simbolo della vittoria della fantasia sulla ragione.
Le avventure del Barone di Munchausen – Recensione
Dopo i viaggi temporali de I banditi del tempo e la rigida burocrazia di Brazil, Gilliam decide di concludere la propria trilogia ergendo l’immaginazione ad ultimo baluardo di umanità contro il raziocinio e la scienza. Il Barone di Munchausen non scappa mai dalla realtà, la sfida, gioca con essa e ci insegna che non saranno mai i nuemeri e la fredda razionalità a governare il mondo. Il Barone è la rappresentazione di tutte quelle persone che sentono il mondo allontanarsi dall’umanità per avvicinarsi alla burocrazia. Un tema evidentemente caro a Gilliam, un illustratore, che non ha scordato le sue orgini quando si è messo dietro la macchina da presa.

Non è un caso che nella sua filmografia – in particolare ne Le avventure del Barone di Munchausen e ne I banditi del tempo – i protagonisti siano bambini. Ne I banditi del tempo, Kevin è l’unico a vedere e accettare la verità del mondo fantastico che si apre nel suo armadio. Ne Le avventure del Barone Munchausen, Sally è l’unica a credere davvero al Barone, e questa fede rende l’avventura possibile. Gilliam stesso ha dichiarato che l’immaginazione è una forma di resistenza, e i bambini sono quelli che la esercitano in modo più spontaneo, perché non ancora assoggettati alla logica e all’efficienza del mondo adulto.
Un cartone animato live-action
Il disegno è forse la forma esprissiva dell’immaginazione per eccellenza. Gilliam lo sa e con Le avventure del Barone di Munchausen, riesce a creare un cartone animato con attori in carne ed ossa. Il connubio di effetti speciali (elevatissimi per l’epoca), personaggi che non rispettano le leggi della fisica, crea nello spettatore una sorta di nostalgia infantile a quando anche noi riuscivamo ancora a vedere il mondo con gli occhi di un bambino (e di Gilliam).
Proprio grazie alla scenografia, la pellicola trasuda l’amore del regista per il cinema di Méliès e Zeman: effetti pratici dal gusto retro‑fantastico, atmosfera onirica. I sontuosi set di Dante Ferretti e i costumi di Gabriella Pescucci creano un’atmosfera da storia illustrata, un mondo volutamente irrealmente tangibile. Anche il design “collagistico”, con sfondi ispirati a Doré, richiama Zeman, che Gilliam considera un modello di cinema fantastico artigianale. Si potrebbero passare ore a ricercare le influenze che svariati artisti hanno avuto sulla pellicola, uno su tutti, il Botticelli: nella scena in cui cadono nell’Etna e si ritrovano alla corte di Vulcano, uan giovanissima Uma Thurman – che interpreta Venere – esce da una conchiglia, l’immagine è la riproduzioneciematografica del famosissimo quadro “La Nascita di Venere”.

Le avventure del Barone di Munchausen – Cast
Il cast de Le avventure del Barone di Munchausen è una delle componenti più sorprendenti del film. Questo, non solo per la varietà e il calibro degli attori coinvolti, ma anche per la loro perfetta integrazione nel tono bizzarro e teatrale dell’opera. John Neville interpreta il Barone con una combinazione di eleganza stanca e carisma visionario, riuscendo a rendere credibile un personaggio dichiaratamente inverosimile. Accanto a lui, la giovanissima Sarah Polley (Sally) è la voce dell’infanzia che crede ancora nell’impossibile, ed è proprio grazie al suo sguardo puro che il mondo del Barone prende vita.

Tra i comprimari spiccano volti noti come Eric Idle (Berthold) e un giovanissima Uma Thurman nei panni della dea Venere. Nel ruolo dello schizofrenico Re della Luna, Gilliam sceglie Robin Williams che viene accreditato come Ray D. Tutto per problemi legati alla promozione. Williams, pur con un minutaggio non troppo elevato, riesce ad incarnare perfettamente l’atmosfera che il regista vuole creare. Così come lui, ogni interprete sembra incarnare un frammento del sogno, spingendo volutamente verso la caricatura e il paradosso, in linea con la visione di Gilliam, che non cerca la verosimiglianza, ma la meraviglia. La parte del villain Horatio Jackson è affidata invece al volto protagonista di Brazil, Jonathan Pryce.
Conclusione
Nonostante l’insuccesso commerciale, Le avventure del Barone di Munchausen, è una pellicola che lo spettatore di oggi dovrebe riscoprire. Gilliam ha portato sullo schermo una visione della vita che è andata scemando con l’aumentare della tecnologia e della burocrazia nella nostra società. Sognare è una perdita di tempo e l’immaginazione è deleteria, mentre l’efficienza e la rigidità sono ciò che ci porterà avanti. Gilliam riesce a riportare lo spettatore in una dimensione umana, ricordandogli quanto saremmo vuoti senza di essi e facendo un’enorme linguaccia alla burocrazia. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di credere a chi ci racconta di esser volato sulla luna: non perchè potrebbe essere vero, ma perchè altrimenti tutto il resto non ha senso.
