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Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez – la recensione

Due anni dopo la controversa Dahmer, lo showrunner Ryan Murphy torna primo in classifica sulla homepage di Netflix con Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez. Ancora una volta i “mostri” che hanno imperversato nelle pagine di cronaca dei quotidiani statunitensi si prendono la scena di uno sceneggiato televisivo che, partendo dai loro delitti, vuole ripercorrere passo dopo passo la strada che ha condotto questi giovani a compiere le gesta indicibili che a suo tempo scioccarono il mondo intero. Si continua dunque a seguire la carta vincente della serie true crime dai connotati alla American Crime Story, ancora ineguagliata sotto questo profilo. Se Dahmer si limitava però a raccontare in maniera quasi documentaristica quanto avvenuto, con La storia di Lyle ed Erik Menendez le carte in gioco cambiano completamente e, piccolo spoiler, questa volta la mano non è vincente.

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Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez è disponibile in streaming su Netflix con tutti i suoi nove episodi. Giusto per non farsi mancare nulla, tra meno di una settimana arriverà sempre su Netflix anche un documentario su questo caso dal titolo I fratelli Menendez.

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez – trama

Una ricca e stimata famiglia di Los Angeles viene sconvolta da un brutale omicidio che vede come vittime Jose Menendez (Javier Bardem) e la moglie Kitty (Chloë Sevigny) entrambi brutalmente fucilati nella loro abitazione il 20 agosto del 1989. I figlio adolescenti Lyle (Nicholas Alexander Chavez) ed Erik (Cooper Koch) sono i primi a trovarli e chiamare la polizia. Inizialmente il tutto fa pensare ad una drammatica resa dei conti, ma il comportamento spensierato e dispendioso dei due ragazzi apre una nuova pista alle indagini.

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez
Erik e Lyle nella serie Netflix

Due verità, un unico finale

A distanza di trentacinque anni, il massacro dei coniugi Menendez è ancora uno dei casi più controversi della giustizia americana. Questo non per via della colpevolezza o meno dei due assassini, che fin dal momento della loro cattura si sono dichiarati colpevoli, ma per le ragioni che hanno spinto i due a commettere questo terribile atto. Vile sete di denaro, legittima difesa o vendetta per gli abusi sessuali subiti nel corso di un decennio: Cosa ha spinto Lyle ed Erik a commettere un reato tanto crudele?

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Anche se niente può certamente giustificare un tale atto, l’opinione pubblica, lontana dalle aule dei tribunali e sicuramente più influenzabile dalla stampa, ha sempre dimostrato grande trasporto verso la storia di questi due giovani e forse diabolici fratelli. Uno schieramento totale, anche se i due giovani bellocci di Beverly Hills per alcuni mesi hanno fatto impazzire le giovani ragazze americane, non vi è però stato.

Allo stesso modo Ryan Murphy all’interno di un unico prodotto mostra le due diverse versioni della storia. Da una parte abbiamo due teenager ricchi e viziati che volevano tutto ciò che il padre aveva duramente costruito, dall’altra vediamo invece due genitori usciti direttamente dai meandri più bui dell’Inferno, che per anni hanno abusato fisicamente e psicologicamente dei figli. Il finale è però lo stesso: un pluriomicidio e un lungo processo che vede i rampolli Menendez condannati all’ergastolo.

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez
La famiglia Menendez nella serie

L’esaltazione del reo e l’affossamento della vittima

L’idea di base di Ryan Murphy è senz’altro lodevole, se non fosse che Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez finisce inevitabilmente per dipingere in maniera vergognosa le vittime e cool i carnefici. Le prove della colpevolezza dei genitori nei confronti dei due figli sono poche e di non intoccabile certezza. Ad ora le uniche vittime sono loro, e vedere sul piccolo schermo quelle che potrebbero essere pure illazioni architettate da imputati e difesa è stata una mossa poco corretta ed equa nei confronti dei due deceduti, i quali non possono difendersi oggi come all’ora. Lyle ed Erik appaiono invece per la gran parte del tempo come due affascinanti ragazzotti della Los Angeles ricca, sessualizzati e resi appetibili agli occhi dello spettatore per gran parte dello sceneggiato. Una caduta di stile che purtroppo affossa una serie che sotto il profilo tecnico-attoriale viaggia a gonfie vele.

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Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez
Un immagine tratta dalla serie

In conclusione

Lo showrunner Ryan Murphy torna a conquistare Netflix con Monsters. Se la prima stagione viaggiava a senso unico, mostrando la realtà dei fatti, con Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez l’autore si spinge a narrare la vicenda sotto diverse angolature e prospettive di racconto, non limitandosi al semplice percorso processuale dei fatti. Un idea buona che però ha finito per cadere nel ridicolo e grottesco. Mostrare i defunti Menendez compiere certe azioni riprovevoli non è stato eticamente corretto, soprattutto visto che queste azioni sono ad oggi ancora più che presunte. Dall’altra parte ci si è invece spesi molto per far apparire i due killer, questo invece è certo, come due fighetti ricchi, forse anche giustificati per quanto compiuto.

Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez – trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Un progetto poco riuscito che finisce inevitabilmente per dipingere in maniera vergognosa le vittime esaltando invece i carnefici.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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