Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, il male ha origini inaspettate

Ryan Murphy, creatore di serie televisive di grande successo e ormai diventate dei cult come American Horror Story, Glee e American Crime Story torna a riprendersi la scena con Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, miniserie prodotta da Netflix composta da dieci episodi che sviscera la vita e gli orrori compiti dal celebre Cannibale di Milwaukee. La regia è affidata a diversi autori, tra cui spicca il nome della regista Jennifer Lynch, figlia del più famoso David.

La serie sta riscontrando un successo strepitoso sia in patria che all’estero, divenendo a poche settimane dalla sua uscita uno dei prodotti più visti su Netflix. Dahmer è stata però anche oggetto di numerose critiche, riguardanti non soltanto la violenza messa in scena, ma anche la poca sensibilità e mancanza di etica nei confronti delle vittime del serial killer.

Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer trama

Milwaukee, Wisconsin. Il 22 Luglio del 1991 una pattuglia della polizia vede correre per la strada in evidente stato di paura il trentunenne Tracy Edwards. Gli agenti fermano il ragazzo, il quale gli racconta di essere appena scappato da un soggetto, che dopo averlo attirato nella propria abitazione e averlo probabilmente drogato ha tentato di ucciderlo. Tracy racconta anche di aver visto all’interno dell’ abitazioni delle foto mostranti corpi privi di vita, e un grande barile dal quale usciva un odore insopportabile. Questi elementi portano i due agenti a farsi accompagnare nella casa del soggetto sospetto. Quello che si troveranno davanti va però oltre l’immaginabile, nel piccolo appartamento vi abita Jeffrey Dahmer, un ragazzo che diverse volte era stato segnalato alle autorità dai vicini per via di strani rumori e urla strazianti provenienti dall’appartamento. La polizia non si era però mai interessata a effettuare dei controlli. Il 22 Luglio finalmente due agenti accompagnati da Tracy entrano nella casa di Dahmer, ma è ormai troppo tardi, il ragazzo ha già ucciso diciassette persone.

Un caso di cronaca che mette in luce le falle di un paese

Un pluriomicida, diciassette ragazzi uccisi e divorati, una città terrorizzata e il mondo sconvolto. Quali sono le cause che hanno portato un ragazzo a compiere queste atrocità? E come mai nessuno, ne i familiari e ancor meno le autorità a servizio del cittadino, sono riusciti ad accorgersi che qualcosa non andava e ad intervenire prima di quel fatidico giorno d’estate del 1991?

Queste due domande sono il punto di partenza di Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer, una serie che attraverso un fatto di cronaca (purtroppo) realmente accaduto vuole mettere in luce quelli che erano i mali dell’America del tempo, mali non ancora del tutto curati.

Il serial killer, una figura che ha ormai catturato l’immaginario collettivo grazie a pellicole come Psyco, Non aprite quella porta e Il silenzio degli innocenti, la cui ispirazione è però spesso frutto di avvenimenti reali. Nelle battute finali la serie cerca di capirne le origini, si parla di strade interstatali, che agevolerebbero rapimenti e fughe, ma anche di effetti del conflitto vietnamita, causa di traumi psicologici ai reduci e di conseguenza danni all’educazione dei loro figli. Tutto vero, ma forse questi non sono gli unici elementi o forse non sono proprio loro, sta di fatto che la motivazione per cui negli USA vi sia stata e vi sia una proliferazione maggiore, rispetto ad altri paesi, di questi soggetti rimane un quesito che non trova una risposta certa.

Come ha fatto Dahmer a passarla liscia per oltre un decennio, nessuno si era accorto che qualcosa non andava? Purtroppo la risposta è che in molti si erano accorti che un mostro viveva per le vie di Milwaukee, ma nessuno è mai stato ascoltato.

Questa è forse l’accusa più grave che la serie fa nei confronti degli Stati Uniti, un paese tanto ricco e avanzato, ma con altrettante lacune sotto il profilo culturale. Diversi testimoni, tra cui la vicina di casa di Dahmer, avevano chiamato la polizia per segnalare stranezze e fatti inquietanti riguardanti il ragazzo dell’ appartamento numero 213. Nessuno però e mai stato ascoltato, perchè in quel quartiere prevalentemente abitato da afroamericani le voci dei loro abitanti sembravano non risuonare nelle orecchie di una polizia razzista e poco interessata alla povera gente di quel luogo. Ci si chiede se tutto questo sarebbe avvenuto se Dahmer avesse trovato dimora in un quartiere dalle belle case a schiera, abitate da borghesi “bianchi”. La risposta è che probabilmente le cose sarebbero andate in modo diverso, qualcuno avrebbe dato maggior ascolto alle varie segnalazioni e la scientifica si sarebbe trovata ad identificare molti meno cadaveri.

Un buon comparto tecnico ma Evan Peters si prende tutta la scena

Diversamente da quanto si possa pensare, brutalità e violenza non sono i protagonisti indiscussi della serie. Essi sono sì presenti, in particolar modo nei primi episodi, ma lasciano via via spazio al terrore, quello che più spaventa di Dahmer – Mostro sono le atmosfere. Questo è sicuramente merito di una regia attenta ai dettagli. Una goccia di sudore sulla fronte delle vittime, un fiotto di sangue che cola lungo la punta di un trapano, le espressioni di paura e dolore sui volti dei protagonisti, ogni inquadratura addentra lo spettatore in un vortice macabro e inquietante. Una tensione crescente, che nonostante alcuni momenti di calo nella parte centrale, ricostruisce gli ultimi istanti delle malcapitate vittime del killer.

Il pilastro fondante, la chiave di volta della serie è pero Evan Peters. L’attore statunitense regge da solo il peso della serie, regalando una delle migliori interpretazioni televisive da molti anni a questa parte. Peters dimostra tutto il suo grande talento, dando tutto se stesso per questo personaggio, riuscendo a far trasparire tutto il disagio e la solitudine di un uomo solo, incompreso, la cui rabbia sfocerà in violenza, e la violenza trasformerà un giovane ragazzo timido e strano in un sanguinario e spietato mostro. Ottime anche le interpretazioni di Andrew Shaver, il padre del protagonista, di Niecy Nash, la “cassandra” vicina di Jeffrey, e di tutti gli altri comprimari.

Dahmer – Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer è una serie veramente ben fatta, un prodotto con poche sbavature, ricco di suspanse e che mette in luce alcune problematiche purtroppo ancora non del tutto superate.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Dahmer - Mostro: la storia di Jeffrey Dahmer non è solo una fedele ricostruzione della vita di uno dei killer più famosi della storia, ma anche un duro attacco alla società, luogo corrotto e malsano dal quale facilmente possono originarsi dei mostri.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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