Recensioni FilmSeparated: muri e separazioni a Venezia 81

Separated: muri e separazioni a Venezia 81

Errol Morris, vincitore nel 2004 del premio Oscar al miglior documentario, il mese passato è sbarcato a Venezia 81 fuori concorso con Separated. Il regista torna a raccontare in maniera documentaristica l’America e le sue contraddizioni, le sue libertà e le sue restrizioni, ridefinendo nuovamente l’immagine paradisiaca che il mondo ha del paese a stelle e strisce.

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Separated è un documentario dal grande trasporto emotivo che attraverso le testimonianze di illustri giornalisti, ex membri dello Stato e brevi spazi recitati mostra il calvario che le madri immigrate subiscono una volta entrate nel confine USA.

Ancora nessuna informazione circa una possibile data d’uscita sul territorio nazionale. Viste però le tematiche trattate, è molto probabile che il documentario sarà un protagonista della prossima stagione dei premi categoria documentary.

Separated: trama

Basandosi sul libro di Jacob Soboroff, corrispondente politico e nazionale della NBC, Errol Morris affronta uno dei capitoli più oscuri della recente storia americana: le separazioni delle famiglie di migranti.

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Il dietro le quinte del film

Le parole del regista

“L’arte non è realtà e la realtà non è arte. E poi c’è l’inevitabile domanda su come rappresentare la realtà nell’arte, come se ci fosse un modo solo piuttosto che innumerevoli possibilità. Ho lottato per tutta la vita col problema di come rappresentare il mondo, come preservarne, nel modo in cui cerchiamo di comprenderlo, le profonde ambiguità. Separated è il mio tentativo più recente. Come rendere l’idea degli orrori delle politiche di frontiera degli Stati Uniti senza ripetere cose già viste fino alla nausea?. Come cogliere la realtà emotiva di fondo di ciò che sta accadendo? La tragedia dei genitori separati dai figli, impotenti. O dei figli, incapaci di comprendere questa nuova vita da incubo. Come possiamo evidenziare le macchinazioni burocratiche dietro le quinte? L’opportunismo, l’indifferenza istituzionale? Ho cercato di costruire un ponte tra interviste e finzione narrativa”.

“Scene interpretate da due attori – gli straordinari Gabriela Cartol e Diego Armando Lara Lagunes – mostrano una famiglia in fuga, lacerata e distrutta dal suo arrivo negli Stati Uniti. Le interviste includono voci che si sentono raramente nei telegiornali: Elaine Duke, ex capo ad interim del Dipartimento della sicurezza interna; Jallyn Sualog, un burocrate dell’Ufficio per il reinserimento dei rifugiati, il dipartimento mal gestito costretto a prendere in custodia i bambini separati; e l’eroe del film, Jonathan White, che ha deciso di mettere a repentaglio la sua carriera per raccontare una storia che andava raccontata. Oggi, questa storia è tanto un racconto ammonitore per il futuro quanto un’indagine sulle terribili malefatte del nostro recente passato”.

Separated: la recensione

Nell’anno delle elezioni più sentite e seguite degli ultimi tempi, Errol Morris realizza un documentario che attacca duramente Donald Trump e le politiche da lui adottate nei confronti degli immigrati clandestini durante la sua presidenza. In una campagna elettorale dove i democratici premono duramente sul tasto immigrazione, Separated si schiera senza timore verso la sinistra politica che, al contrario dei loro avversari, manifestano maggior tolleranza e spirito di accoglienza nei confronti degli immigrati clandestini provenienti dal Sud America.

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Senza paura e leggerezza Errol Morris mostra i pianti disperati delle madri costrette a separarsi dai propri figli, rinchiusi in delle strutture più simili a delle case di detenzione che a centri d’accoglienza. Nonostante il documentario sia certamente realizzato con cura e innegabilmente colpisca nel profondo anche chi non è padre o madre, il problema di Separated sta proprio nel suo essere troppo politicamente imparziale. Uno schieramento è lecito, ma un attacco continuo alla parte politica opposta no, soprattutto se così si finisce per porre nell’ombra le vittime di questa intolleranza.

Il documentario in questione mostra infatti solo le ragioni di una schiera, lasciando il microfono solo nelle mani di funzionari e giornalisti chiaramente collocati dalla parte “dell’asinello”. In alcuni sprazzi addirittura spesso si cade in retoriche davvero poco eleganti ed al passo con i tempi, utilizzate come arma per contestare qualsiasi scelta, giusta o sbagliata che sia, dell’allora Presidente degli USA.

Rimane comunque il grande coinvolgimento emotivo verso questi disperati, che vedono gli Stati Uniti d’America come un Eden da dove poter ricominciare. D’altro canto, una parte degli States vede questi “nuovi inquilini” come una possibile minaccia alla sicurezza nazionale e mal vede il loro ingresso nei confini.

separated
Un immagine tratta dal documentario

In conclusione

Separated è sicuramente un buon documentario sotto il profilo tecnico, ma molto meno sotto l’aspetto prettamente “documentaristico”. Il focus del film, come da titolo, dovevano essere i “separati”, genitori e figli divisi da una legge poco umana e molto nazionalista. I novanta minuti della pellicola sono invece utilizzati per attaccare la parte politica artefice di queste disposizioni legislative. Dopo poche battute dall’inizio del film, i protagonisti di Separated non sono più i poveri immigrati. Tanto, troppo accanimento politico per un documentario che doveva fare della politica solo il proprio contorno di definizione. La drammaticità delle separazioni, per quanto straziante, è spesso però accentuata da una carica retorica fastidiosa e ripetitiva. Quasi come a ricordare la netta separazione tra “buoni” e “cattivi” secondo la visione di Errol Morris.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Troppa retorica e accanimeto politico per un documentario che doveva essere incentrato sulle separazioni e non su chi le pone in atto. Ancora una volta si parla poco delle vittime e troppo dei (presunti) carnefici.
Davide Secchi T.
Davide Secchi T.
Cresciuto a pane e cinema, il mio amore per la settima arte è negli anni diventato sempre più grande e oltre a donarmi grandissime emozioni mi ha accompagnato nella mia maturazione personale. Orson Welles, Ingmar Bergman, Akira Kurosawa e Federico Fellini sono gli autori che mi hanno avvicinato a questo mondo meraviglioso.

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