Recensioni FilmPossession – L’orrore dell’amore secondo Andrzej Zulawski

Possession – L’orrore dell’amore secondo Andrzej Zulawski

Possession non è un film facile da guardare, nè tantomeno da dimenticare. Uscito nel 1981 e diretto dal regista polacco Andrzej Zulawski, è un’opera che sfugge a qualsiasi etichetta semplice. Horror psicologico, dramma coniugale, film politico, tragedia amorosa. Tutto insieme, senza mai trovare un equilibrio rassicurante. Ambientato in una Berlino divisa dal muro, Possession nasce anche da un’esperienza profondamente personale, infatti la separazione stessa del regista dalla moglie fu profondamente traumatica. Questo dolore privato si riversa interamente nel film, che diventa una rappresentazione e disturbate della fine di un amore e della perdita dell’identità.

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Presentato in concorso al 34º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la migliore attrice per l’interpretazione di Isabella Adjani. A distanza di oltre quarant’anni, Possession resta un oggetto cinematografico unico, spesso citato come film di culto, capace ancora oggi di destabilizzare lo spettatore con la sua intensità emotiva e visiva. Ha purtroppo ricevuto numerose critiche e tagli dalla censura, ed è stato vietato ai minori.

Trama

Mark è una spia che rientra a Berlino Ovest dopo una missione. Fin da subito appare chiaro che qualcosa non va nel suo matrimonio con Anna: lei è distante, fredda ed evasiva. Dopo scenate e continue litigate, Anna chiede il divorzio. Mark inizia a indagare sulle ragioni della sua decisione, sospettando un tradimento.

La ricerca della verità lo conduce progressivamente in un territorio sempre più inquietante e tetro. Anna sembra condurre una doppia vita, fatta di comportamenti incomprensibili, crisi emotive violente e frequentazioni oscure. A complicare il tutto, la presenza di Helen (interpretata dalla stessa Adjani) una donna identica ad Anna ma completamente diversa nel carattere, infatti è una donna dolce, materna e rassicurante.

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Man mano che la storia procede, il film abbandono ogni tipo di realismo e scivola in una dimensione simbolica e allucinata, dove la crisi coniugale si trasforma in qualcosa di mostruoso, letteralmente e metaforicamente.

Possession – Recensione

Il cuore pulsante del film è la separazione, essa viene rappresentata in maniera esasperata dal regista. Non racconta di una crisi di coppia normale, ma è un processo di distruzione reciproca in cui l’amore si trasforma in ossessione e rabbia. Che scaturisce dipendenza dell’altro, violenza e perdita di controllo. Il film rifiuta qualsiasi forma di misura, tutto è portato all’estremo, all’esasperazione. Dalle emozioni ai gesti, dai dialoghi alle immagini.

La regia è nervosa e aggressiva, proprio come i personaggi, spesso volutamente imprecisa. La macchina da presa si muove in modo irregolare, segue i personaggi da vicino, con continui primi piani, li soffoca e li insegue. Le inquadrature sembrano instabili, come se anche il linguaggio cinematografico fosse contaminato dalla follia emotiva dei protagonisti. Per certi versi lo stile è molto simile ai movimenti di camera del film L’inquilino del terzo piano di Roman Polanski, dove l’ansia e la tensione vengono sempre di più edulcorate. Berlino con le sue luci fredde e cupe, fanno da sfondo al clima teso presente tra i personaggi. Il muro sempre presente sullo sfondo, delimita le due Germanie, così come i protagonisti che fanno parte di due poli opposti, due poli che non riescono ad incontrarsi e si scontrano sempre. Così come la politica, è un riflesso cercato dal regista.

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L’amore quando diventa estremo e porta alla follia

Indimenticabile la celebre scena in metropolitana dove Anna attraversata da una crisi fisica e psicologica devastante, esso è diventato un momento di cinema estremo, che sintetizza perfettamente l’idea del corpo come campo di battaglie delle emozioni. I comportamenti sono portati all’estremo, l’amore ci può portare alla follia, i rapporti umani sono la cosa più importante che abbiamo e ci dedichiamo tutti noi stessi.

Qui Possession tocca uno dei suoi punti più alti, mostrando come l’orrore non nasca da elementi soprannaturali, ma dall’incapacità di gestire il dolore e la fine dell’amore. Il film gioca continuamente sul doppio: due donne identiche, due città divise, due versioni dell’amore. Nulla è stabile, nulla è rassicurante. Anche l’elemento horror, che emerge con forza nella seconda parte, non è mai fine a sé stesso, ma funziona come materializzazione dell’ossessione, della gelosia e del bisogno di possesso che dà il titolo al film. 

Cast

Isabelle Adjani offre una delle interpretazioni più radicali e memorabili della storia del cinema. Il suo ruolo di Anna le valse il premio come miglior attrice al Festival di Cannes, e non è difficile capirne il motivo. La Adjani si spinge oltre ogni limite, fisico ed emotivo, trasformando il personaggio in un corpo attraversato da forze incontrollabili. La sua performance è totale, disturbante, quasi disumana. Non a caso sono tante le voci che dicono che l’attrice dopo aver interpretato questo ruolo sia entrata in depressione ed abbia provato a suicidarsi.

Accanto a lei, Sam Neill interpreta Mark con un’intensità altrettanto feroce. Il suo personaggio passa dalla razionalità al collasso nervoso, incarnando la progressiva perdita di identità maschile di fronte alla fine del rapporto. Neill riesce a rendere credibile questa discesa nell’ossessione, senza mai cercare la simpatia dello spettatore.

Da segnalare anche Margit Carstensen famosa per il film Le lacrime amare di Petra von Kant, nel ruolo di Anna/Helen, figura chiave nel gioco dei doppi che attraversa tutto il film.

Conclusioni

Possession è un film che divide, respinge, mette a disagio. Non cerca mai la complicità dello spettatore, né tantomeno il suo conforto. È un’esperienza viscerale, a tratti insostenibile, che utilizza il cinema di genere per raccontare qualcosa di profondamente umano: la fine di un amore come perdita totale di sé.

Zulawski firma un’opera estrema, personale e radicale, che continua a essere discussa e reinterpretata ancora oggi. Possession non è solo un film horror o un dramma psicologico, ma un grido disperato contro l’idea romantica dell’amore come salvezza. Qui l’amore divora, deforma, distrugge.

Un film difficile, ma necessario. Uno di quelli che, una volta visti, ti restano impressi nella mente e non ti lasciano più andare.

Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Sceneggiatura e soggetto
Regia
Interpretazioni
Emozioni

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