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Pluribus – è tornato Vince Gilligan

Era tra le serie più attese, Pluribus. Il ritorno di Vince Gilligan come ideatore e sceneggiatore di una serie, la rinnovata collaborazione con Rhea Seehorn, ma non solo. C’era una curiosità enorme attorno a un’opera di cui si è svelato poco, pochissimo fino alla messa in onda. Una curiosità che continua a rimanere in parte, data la scelta di non rendere la serie disponibile interamente fin da subito. E così, Apple ha rilasciato i primi due episodi della nuova creazione della penna di Better Call Saul e Breaking Bad. Cosa dire, allora? Due episodi sono sufficienti a esprimere un giudizio? Forse, no. Ma al tempo stesso due episodi sono quanto basta per parlare della dimensione della bravura di Gilligan e anche di quella di Seehorn. Per i giudizi definitivi, toccherà aspettare comunque il 26 dicembre, per ora ci si gode il viaggio.

Pluribus – trama e cast

Carol Sturka (Rhea Seehorn) è una famosa autrice di romanzi fantasy a tinte romantiche, di cui non sembra però molto fiera. La donna vive una relazione con la sua manager Helen (Miriam Shor), sulla strada del ritorno ad Albuquerque, le due si fermano in un locale alle porte della città. Qui, tutti gli avventori del locale vengono colpiti da uno stato di catalessi, tutti, tranne Carol, ma compresa Helen. Carol prova quindi a portare la compagna in ospedale, dove scopre che la situazione coinvolge tutti, esclusa lei.

Rientrata dopo molte difficoltà a casa, viene a conoscenza del fatto che tutto il mondo è stato contagiato da una strana forma di virus. Si tratta di una sorta di colla, così viene definita, che ha colpito l’umanità dopo una comunicazione inviata mesi prima da un pianeta alieno. L’umanità, quindi, ora agisce come una sola mente, fatta eccezione per Carol e altre undici persone in tutto il mondo. Nel tentativo di convincere la donna della bontà delle loro azioni, viene mandata da lei Zosia (Karolina Wydra). Zosia ha il compito di soddisfare le richieste di Carol, che resta comunque diffidente verso il nuovo corso del mondo.

Pluribus

Pluribus – la recensione

È difficile dire cosa ci si aspettava dal ritorno di Gilligan, ma qualsiasi cosa fosse, Pluribus va oltre. Innanzitutto, perché ci troviamo davanti a un’opera sci-fi, e forse questa è la novità più grande. Una sorta di ritorno al passato per lo sceneggiatore, che ha, infatti, partecipato alla scrittura di alcuni episodi di X-Files. Ma Gilligan non si è limitato a questo: la serie sembra andare nella direzione di un pastiche di generi e toni, una miscela esplosiva. L’autore ha deciso di uscire dalla comfort zone, se così si può chiamare, dei suoi ultimi grandi successi. Lo ha fatto affidandosi principalmente a due persone: sé stesso e Rhea Seehorn. Sé stesso perché ha scelto, non a caso, di dirigere i primi due episodi della serie. Un marchio a fuoco di quello che vedremo nelle prossime puntate, perché la strada sembra tracciata, quantomeno da quel punto di vista.

Rhea Seehorn è il vero centro di tutto. In due episodi tiene costantemente la scena, spesso da sola come accade nella parte centrale del primo. Non è un mistero che Gilligan sia bravissimo a costruire dei personaggi, con tutto un universo attorno di comprimari che rende tutto ancora più intenso. Ma in questo caso, anche più che nei precedenti, è la protagonista che fa girare la storia. L’apocalisse di Pluribus è tale solo perché la percepiamo attraverso Carol. Naturalmente, due episodi non bastano a rendere conto di una serie che ne prevede nove. Le premesse narrative e di regia che sono state poste però sono allettanti, accendono l’interesse dello spettatore. Non sappiamo ancora dove ci porterà questa storia e la catena di riflessioni che genererà, ma sappiamo di certo che il venerdì sarà riservato fino al 26 dicembre.

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Vince Gilligan e l’arte di riscrivere la serialità

Quanto è inflazionato il mondo contemporaneo della serialità, tra colossi dello streaming e canali tradizionali, non se ne vede la fine. Ma è proprio in questa moltitudine che svettare risulta più difficile, Vince Gilligan ci è riuscito. È difficile affermarsi, ancora più difficile confermarsi. Breaking Bad è stata una serie di rottura con i canoni classici della serialità, come poche prima, un Olimpo di pochissimi eletti. Con l’arrivo di Better Call Saul, secondo qualcuno (compreso chi scrive), il livello della scrittura è andato addirittura più in alto. C’è un fil rouge di antieroismo nei personaggi che mette in scena, al di là dei legami narrativi che possono intercorrere tra le varie serie. Albuquerque è il luogo eletto di questa visione della storia e sta a Gilligan come Twin Peaks stava a Lynch.

C’è una rilevanza assoluta dei luoghi, in entrambi i casi. Sembra che tutto, infatti, possa avvenire qui e non altrove, mai altrove. Non sappiamo dire da ora se Pluribus sarà all’altezza dei suoi predecessori, tantomeno se riuscirà a diventare un riferimento popolare. È presto per dirlo, sarà presto per dirlo anche alla fine immediata della serie, che intanto si sa avrà una seconda stagione. Gilligan esercita comunque una forza di attrazione verso lo spettatore, che nella serialità moderna è riservata a pochi, forse nessuno.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Pluribus apre in grande stile. Una serie che farà parlare, i primi due episodi promettono molto.
Stefano Minisgallo
Stefano Minisgallo
Si vive solo due volte come in 007. Si fanno i 400 colpi come Truffaut, Fino all’ultimo respiro come Godard. Il cinema va preso sul serio, ma non troppo. Ci sono troppi film da vedere e poco tempo, allora guardiamo quelli belli. Il cinema è una bella spiaggia, come nei film di Agnes Varda.

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