Recensioni FilmMonty Python - Il senso della vita: il caos come forma d'arte

Monty Python – Il senso della vita: il caos come forma d’arte

Monty Python – Il senso della vita (1983) è il terzo lungometraggio dei Monty Phyton, il celebre gruppo comico britannico composto da Terry Gilliam, Terry Jones, John Cleese, Michael Palin,Eric Idle e Graham Chapman. Sei menti fuori dall’ordinario che per venti anni hanno dimostrato che l’umorismo può essere il modo più onesto di guardare il mondo.
Sebbene siamo abituati a vedere Terry Gilliam (Brazil) dietro la macchina da presa, questa volta c’è Terry Jones, ma si sa che — come sempre con i Python — il film è un’opera collettiva.
Il senso della vita è forse la loro opera più ambiziosa, ma soprattutto anarchica. Non ha una trama nel senso tradizionale, non ha un protagonista, non ha un finale che risolva qualcosa.

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Monty Python - il senso della vita

Monty Python – il senso della vita – Trama

Monty Python- Il senso della vita è un film che fa una domanda enorme, forse la più grande che si possa fare.
Parlare di trama per Il senso della vita è già sbagliato. Il film è diviso in sette episodi — o meglio, in capitoli che corrispondo alle fasi della vita umana, che i Monty Python dividono in: la nascita, la crescita, la guerra, la mezza età, i trapianti di organi, la vecchiaia e la morte. Ogni capitolo è una sequenza autonoma, slegato dagli altri, privo di personaggi ricorrenti. Il film, dunque, mette insieme una serie di sketch show cinematografici che ne costituiscono la narrazione, seppur caotica.
C’è persino un cortometraggio iniziale, The Crimson Permanent Assurance, che i Python hanno inserito come prologo e che racconta di impiegati di una compagnia assicurativa che si ribellano ai propri capi, trasformando il loro ufficio in un galeone pirata.
Non ha nulla a che fare con il resto del film ma funziona benissimo così.

Monty Python - il senso della vita

Monty Python – Il senso della vita – Recensione

Il genio dei Monty Python sta nel fatto che non fanno mai satira per il gusto di fare satira. In un panorama cinematografico dominato da generi codificati, il film si presenta come un genere non identificato. Sicuramente è una commedia, ma è anche una satira sociale, un musical, un film horror, un documentario parodistico e una riflessione filosofica.
Il grottesco è lo strumento critico, che porta ogni situazione all’eccesso con lo scopo di rivelarne l’assurdità intrinseca.
I Python rifiutano la linearità perchè la linearità implicherebbe un senso, un percorso e una destinazione. Loro quel senso non lo vogliono dare, lo smontano capitolo dopo capitolo. Questa frammentazione diviene, in ogni caso, un sistema coerente di assurdità, in cui ogni pezzo contribuisce a costruire una critica alla condizione umana. Ogni sketch, ogni battuta, ogni numero musicale ha dentro di sé una domanda vera.

Cleese che interpreta un professore di educazione sessuale che fa sesso davanti ai propri studenti annoiati è una critica feroce al modo in cui le istituzioni trattano argomenti fondamentali con distacco burocratico. Idle che canta Every Sperm is Sacred davanti a una fila infinita di bambini cattolici è una riflessione sul dogma religioso.
Gilliam con le sue animazioni surreali che rompono ogni logica visiva, Chapman con la sua presenza fisica irresistibile. Ogni membro del gruppo porta qualcosa di preciso e insostituibile. Non è un caso che il film funzioni ancora oggi, quarant’anni dopo. La stupidità umana che prendono di mira non è cambiata di un millimetro.
Ma c’è un momento in cui il film smette per un attimo di ridere e fa qualcosa di inaspettato: ti commuove. È la Galaxy Song, cantata da Eric Idle, che nel mezzo di tutto porta lo spettatore a fare un giro nell’universo — galassie, stelle, pianeti, la Terra piccola piccola in mezzo al nulla cosmico — per ricordarti quanto sei insignificante.

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Il paradosso del senso: un film che risponde non rispondendo

Il film è una visione del mondo profondamente antiautoritaria. I Python non si affidano a nessuna istituzione — la chiesa, l’esercito, la scuola, la medicina, la filosofia — e lo dimostrano smontandole tutte con la stessa allegria distruttrice. Non c’è rancore e non c’è rabbia. C’è solo una grande risata che arriva quando si smette di prendere tutto sul serio.
La parte più bella di questo film è la sua risposta finale al quesito del titolo. Dopo quasi due ore di sketch, musiche e balletti la risposta arriva ed è volutamente semplice e banale. Ci dicono che il senso della vita non è nascosto in qualche verita profonda o trascendentale.

Originalità: un film che non assomiglia a nessun altro

Anni e anni di cinema comico non hanno mai prodotto niente che assomigli a questo film. L’umorismo qui presente è stratificato, funziona su più livelli contemporaneamente, fa ridere in modo infantile e allo stesso porta a una riflessione più matura. È il film con cui i Monty Python affrontano le grandi domande sull’esistenza.
È il loro film più divisivo: Monty Python e il Sacro Graal e Brian di Nazareth hanno una coerenza narrativa maggiore. Questo è il probabilmente il loro film più coraggioso, quello in cui si sono permessi tutto, senza rete di sicurezza. Un film che ha voluto fare esattaemnte quello che voleva, è un monumento alla libertà creativa e all’ intelligenza comica.

Conclusione

Monty Python – Il senso della vita è un film che celebra l’assurdo come unica risposta onesta sull’esistenza. Un film che ride di tutto — della vita, della morte, di Dio, della guerra, del sesso — non per nichilismo ma per amore. I Python amano il mondo abbastanza da non prenderlo sul serio.
Guardarlo oggi fa lo stesso effetto di sempre: si ride e ci si ferma a pensare. Alla fine si rimane con la sensazione strana di aver capito qualcosa di importante, anche se non si riesce bene a dire cosa.
Forse è proprio quello il senso della vita.

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Trailer

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Interpretazioni
Sceneggiatura
Emozioni

SOMMARIO

Monty Python - Il senso della vita (1983) è un capolavoro di anarchia cinematografica: struttura frammentata, umorismo devastante e critica sociale senza precedenti e avanti con i tempi.
Margherita Miracolo
Margherita Miracolo
il cinema mi accompagna da quando ero bambina: prima come gioco, poi come rifugio e infine come passione coltivata tra visioni, approfondimenti e nuove scoperte. Dal cinema d'autore al blockbuster, ogni film è un'occasione per entrare in un mondo fatto di stimoli, emozioni e riflessioni

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