Presentato in concorso al Festival di Cannes del 1959, I 400 colpi (Les Quatre Cents Coups) è un film francese, opera prima dell’allora ventisettenne François Truffaut.
Pilastro fondamentale della storia del cinema, il film è considerato, insieme a Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard e Hiroshima mon amour di Alain Resnais, il manifesto della Nouvelle Vague.

I 400 colpi – Trama
Antoine (Jean-Pierre Léaud) è un ragazzino di dodici anni, vive a Parigi con la madre (Claire Maurier), fredda e distratta, incurante della vita del figlio, e il patrigno (Albert Rémy), un uomo bonario che lo tratta con superficialità. Trascurato in famiglia e incompreso a scuola, Antoine sviluppa un senso di ribellione che lo porta a saltare le lezioni e a passare le sue giornate nelle sale cinematografiche o a compiere piccoli furti con l’amico Renè.
La situazione degenera quando, dopo aver visto la madre baciare un uomo per strada, decide di rubare una macchina da scrivere nell’ufficio del padre, per rivenderla e ricavare così il denaro sufficiente per finanziare una gita al mare, che non ha mai visto. I suoi genitori, però, esasperati dal suo comportamento lo mandano in riformatorio lontano da Parigi, dove il piccolo Antoine dovrà fare i conti con un luogo altrettanto rigido e intransigente.

I 400 colpi – Cast
Il film segna l’inizio della saga di Antoine Doinel, che proseguirà con Antoine e Colette (1962), Baci rubati (1968), Non drammatizziamo…è solo questione di corna (1972) e L’amore fugge (1978).
In parte autobiografica, I 400 colpi racconta la difficile infanzia di Truffaut attraverso la figura di Antoine, interpretato da Jean-Pierre Léaud, vero e proprio alter ego del regista. Il resto del cast è nella maggior parte formato da attori esordienti o non professionisti, scelta che conferisce al film uno sguardo autentico e personale. Mentre, alcuni volti noti come lo stesso Truffaut (presente in un cameo), Jeanne Moreau, Jean-Claude Brialy e Jacques Demy, compaiono in ruoli secondari.

I 400 colpi – Recensione
“Ho visto il mare una volta alla Paramount”. In questa frase, pronunciata dalla nonna di Truffaut e che ha ispirato il regista per la realizzazione del film, si potrebbe racchiudere l’essenza de I 400 colpi. Rappresenta, infatti, quel desiderio di evasione e di libertà che Antoine insegue per tutto il film, e che trova compimento soltanto nel finale, con l’iconica corsa verso il mare aperto della Normandia. Una frase che da sola celebra anche la straordinaria potenza immaginifica del cinema.

La rivoluzione della Nouvelle Vague
I 400 colpi è un’opera innovativa in cui l’aspirazione alla libertà del protagonista riflette anche quella del regista francese sul piano del linguaggio cinematografico. Simbolo della nuova ondata sviluppatasi in Francia e in parte dell’Europa all’inizio degli anni ’60, il film di Truffaut si stacca dai canoni del cinema classico hollywoodiano, anche se in maniera meno radicale rispetto a come farà Godard, un anno dopo, con Fino all’ultimo respiro.
Un esempio significativo di questa rottura stilistica è la già menzionata scena finale, in cui Truffaut rinuncia al découpage classico e riprende la scena con un long take in camera car, fino all’arrivo del protagonista sulla spiaggia che si affaccia sulla Manica. L’assenza di musica – che enfatizza la durata della sequenza – crea un senso di straniamento, soprattutto per lo spettatore dell’epoca, tanto che che nella versione italiana si decise di aggiungere una colonna sonora.
Durante la stessa scena, inoltre, la macchina da presa abbandona per un attimo il protagonista per esplorare il paesaggio, per poi tornare su di lui mentre scende verso la spiaggia. In un film classico hollywoodiano, il personaggio sarebbe rimasto sempre al centro del quadro, colmo di stupore per la scoperta; Antoine, invece, appare disorientato, incerto. Il décadrage – ovvero la decisione di porre il protagonista fuori dal campo visivo – diventa l’espressione visiva di questo vuoto narrativo e psicologico, segno del suo smarrimento interiore.

Il ritratto di una giovinezza incompresa
I 400 colpi si configura così come un inno alla libertà, un racconto di formazione in cui il punto di vista è prettamente del bambino, contrapposto a un sistema scolastico (e più in generale al mondo degli adulti) troppo rigido o troppo superficiale per comprenderne l’aspetto interiore.
Solo lo spettatore sembra scorgere la vera natura del protagonista, che al di là delle marachelle, si dimostra un bambino sensibile e intelligente, desideroso di evadere da una condizione opprimente. Quest’ultima è perfettamente rappresentata dalla piccola casa in cui Antoine vive e per il quale, in realtà, non c’è posto, ritrovandosi costretto a dormire in un sacco a pelo in corridoio.
Durante il film lo vediamo, allora, cercare “vie di fuga”, prima nella letteratura (legge La ricerca dell’assoluto di Balzac), poi nelle sale cinematografiche, mentre continua a sognare il mare e la libertà.
La difficoltà di Antoine è evidente anche nella scena in cui si trova a colloquio con l’assistente sociale del riformatorio: Truffaut inquadra solo il volto del ragazzo, mentre la psicologa, di cui sentiamo unicamente la voce, rimane fuori campo — a sottolineare il senso di distanza e incomunicabilità tra il bambino e il mondo degli adulti.

In conclusione
I 400 colpi, dunque, non è soltanto un film di formazione, ma è un vero e proprio atto d’amore verso l’arte cinematografica e la sua libertà di espressione. Truffaut, già critico della celebre rivista Cahiers du Cinema, all’età di ventisette anni firma un’opera matura in cui emerge tutta la sua cinefilia e il desiderio di rinnovamento.
Il minimalismo di Bresson, l’autenticità del Neorealismo di De Sica e Rossellini e la lezione di Jean Vigo con Zero in condotta – film che racconta la rivolta di alcuni ragazzi in un riformatorio, anche se con toni grotteschi e surreali – sono aspetti che hanno influenzato la filmografia del regista francese.
l titolo stesso, Les 400 coups, fa riferimento a un’espressione che significa “fare il diavolo a quattro”: un modo perfetto per evocare l’irrequietezza, la ribellione e la sete di libertà non solo di Antoine, ma di un’intera generazione.
