Un’occasione imperdibile per scoprire -e riscoprire!- un pilastro del cinema di David Lynch

The Elephant Man torna ufficialmente sul grande schermo, e nello specifico dal 16 al 18 giugno.
Diretta nel 1980 dal celebre regista statunitense David Lynch e riportata al cinema dalla rassegna “The Big Dreamer. Il cinema di David Lynch”– il cui titolo richiama il titolo dell’album musicale “The Big Dream”, secondo progetto discografico registrato e pubblicato dallo stesso Lynch nel luglio del 2013- la seconda pellicola del cineasta scomparso il 16 gennaio dell’anno corrente esplora il lato più profondo dell’essere umano.
La trama
Lontano dalle atmosfere disturbanti e oniriche che caratterizzeranno i suoi lavori successivi, The Elephant Man si inserisce in un filone più classico e narrativo, pur mantenendo intatta la sensibilità visiva e il senso del mistero tipici del regista. Basato sulla storia vera di Joseph Merrick — ribattezzato John nel film e interpretato dal britannico e camaleontico John Hurt — e ambientato nella Londra vittoriana, il film racconta con profonda umanità le vicende di un uomo affetto da gravi deformità fisiche, trasformato in fenomeno da baraccone e infine riscattato dallo sguardo compassionevole del medico Frederick Treves, le cui vesti furono indossate per l’occasione da Anthony Hopkins.

Grazie all’intensità drammatica, alla fotografia in bianco e nero curata da Freddie Francis e alle malinconiche musiche firmate da John Morris, The Elephant Man ottenne un grande successo di pubblico e critica, arrivando a ricevere otto nomination agli Oscar, tra cui quella per il miglior regista e il miglior film. La stessa interpretazione di Hopkins, nonostante le zero candidature ricevute durante la massima cerimonia di premiazione, non passò inosservata, bensì rappresentò una pietra importante degli albori di carriera dell’attore classe 1937, il quale circa dieci anni dopo vedrà la sua consacrazione ne “Il silenzio degli innocenti”.
A più di quarant’anni dalla sua uscita, The Elephant Man continua a parlare direttamente al cuore dello spettatore raccontando del dualismo tra apparenze e giudizi, ma anche raccontando il naturale desiderio di riconoscimento che governa ogni essere umano: il volto devastato del protagonista, deformato dalla malattia, diventa così il simbolo di una condizione umana universale, quella dell’emarginato in cerca di una propria voce.
La sua influenza nel panorama odierno
In un’opera ancora oggi potente e influente per il cinema contemporaneo (difficile evitare in tal senso il paragone con l’ “A different man” di Aaron Schimberg, opera del 2024 con al centro Sebastian Stan e Adam Pearson, il cui volto dovrebbe riapparire proprio in un adattamento dell’opera teatrale ‘The Elephant Man’ di Bernard Pomerance le cui riprese sono previste per la primavera del 2026 e la cui sceneggiatura sarà firmata dal figlio Moby Pomerance) Lynch decide di raccontare l’altra faccia della società, in un contesto in cui l’orrore non nasce dal sogno o dall’inconscio, ma dallo sguardo dell’ altro.

La rassegna “The Big Dreamer”
La rassegna “The Big Dreamer – Il cinema di David Lynch” è un progetto curato da Lucky Red e dalla Cineteca di Bologna, dedicato alla filmografia del regista statunitense recentemente scomparso. Questa iniziativa celebra la sua illustre carriera cinematografica attraverso una selezione di film restaurati, proiettati nelle sale italiane da maggio 2025 a gennaio 2026.
Il ciclo di proiezioni è strutturato come segue:
- Maggio 2025: Cuore selvaggio (12–14 maggio), Eraserhead (26–28 maggio)
- Giugno 2025: The Elephant Man (16–18 giugno)
- Settembre 2025: Velluto blu (15–17 settembre)
- Ottobre 2025: Fuoco cammina con me e Strade perdute
- Novembre 2025: Una storia vera e Mulholland Drive
- Gennaio 2026: Inland Empire (in occasione del 20° anniversario dell’opera)
