Recensioni FilmPurple Hearts - Un film Netflix di stereotipi e propaganda

Purple Hearts – Un film Netflix di stereotipi e propaganda

Purple Hearts (2022) è un film originale Netflix che, però, di originale presenta ben poco. Basato sull’omonimo romanzo di Tess Wakefield, ha come protagonisti la coppia Nicholas Galitzine (The Idea of you) e Sofia Carson (La lista dei miei desideri), la quale è inoltre una delle produttrici del film. A dirigere il film è Elizabeth Allen Rosenbaum.

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Purple Hearts
Sofia Carson e Nicholas Galitzine in una scena del film

Purple Hearts – La Trama

Cassie Salazar (Sofia Carson) e Luke Morrow (Nicholas Galitzine) non potrebbero essere più diversi e distanti fra loro. Eppure, la sorte decide di unirli, letteralmente. Lei, di origine messicana, femminista convinta, lavora in un pub come cameriera, dove si esibisce a fine turno insieme alla band. Il suo sogno è quello di diventare una grande popstar. Ha da poco scoperto di avere il diabete di tipo 1, ma l’assicurazione non riesce a coprire l’intera quantità di insulina che necessita per stare bene. Lui, figlio e nipote di ex-marines, decide di seguire le orme familiari, arruolandosi nel corpo militare, con il quale partirà per l’Iraq entro qualche giorno. Questa scelta deriva anche dal fatto che, in passato, Luke è caduto nel giro della droga e ora, nonostante tenti la redenzione servendo il proprio paese, ne rimane in un qualche modo incastrato, perché deve una grande somma di denaro all’ex spacciatore.

Dopo essersi conosciuti grazie a un amico in comune, Frankie (Chosen Jacobs), Cassie e Luke decidono di mettere su un matrimonio fittizio, da annullare al ritorno del ragazzo dalla missione in Iraq. In questo modo, Cassie godrà dell’assicurazione sanitaria di cui beneficiano le mogli dei marines, mentre Luke riceverà come tale uno stipendio maggiorato. Come si sa, la vita però segue le proprie regole, e quello che era partito come un gioco, si rivelerà essere più reale del previsto.

Purple Hearts
Scena matrimonio

Purple Hearts – La Recensione

I film Netflix sono ormai noti per avere delle problematiche, in generale, prima fra tutte quella di dover soddisfare l’algoritmo. Questo purtroppo comporta, per esempio, una bulimia di eventi che devono susseguirsi in un’ora e trenta di film, dove i presupposti vengono soddisfatti e le richieste esaudite. Si ha sempre come la sensazione che i lungometraggi della piattaforma necessitino di qualche minuto in più, per avere la possibilità di sviscerare storie che, di base, avrebbero anche un bel potenziale. E allora rimane un mistero come questo avvenga anche in Purple Hearts, un film che dura ben due ore e dove, al contrario, la vicenda si sarebbe potuta raccontare in metà del tempo.

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Il montaggio è talmente serrato e veloce, che solo nei primi due minuti si susseguono almeno una cinquantina di inquadrature. Questo per presentare i due personaggi principali in un racconto alternato, quando sarebbe potuto avvenire nel corso nel film, lasciando fiato anche allo spettatore, che invece si ritrova con l’acqua alla gola, nel continuo cambio d’immagine, in balia del timore di essersi perso qualcosa.

Altra nota dolente è che, su una durata di due ore di film, sono difficili da gestire dei continui picchi di climax. Fin dai primi momenti, quando i due ancora praticamente non si conoscono, i litigi sono eccessivi, così come le reazioni. Esplodo per un non nulla, infiammandosi, tanto che ci si chiede: “ma perché sta reagendo in questa maniera? Cos’è successo di così eclatante?“. Il problema è che questo meccanismo si innesca ogni tot minuti nel film, provocando nei personaggi delle reazioni che non hanno senso.

Insomma, una carrellata di eventi che nel corso della storia si ripetono, portando a un finale che, purtroppo, è pressoché scontato e telefonato.

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Purple Hearts

Di stereotipi e propaganda

Seppur l’interpretazione di Sofia e Nicholas, presa separatamente, è sicuramente degna di merito, purtroppo la coppia nell’insieme non riesce a trasmettere alchimia. Potrebbe forse essere dato dal fatto che i dialoghi non aiutano i personaggi a entrare veramente in relazione. Questo lo si può riscontrare dal fatto che per la maggior parte del tempo i due litigano presi da veemenza improvvisa e ingiustificata nella sua entità. Fin dalla prima scena, tali dialoghi si basano su un’esagerata esplicazione del femminismo di Sofia, che non si fida degli uomini i quali sono tutti misogini. È quindi restia a lasciarsi andare, soprattutto con un marines. Tali convinzioni sono però espresse in una maniera eccessivamente chiarificatrice ed espositiva, provocando in chi guarda il film quella fastidiosa sensazione di sentirsi stupido.

Se da una parte Luke promuove fermamente il senso di giustizia e il combattere per la patria, dall’altra la ragazza cerca di smontare tale atteggiamento violento, cercando di mettergli sotto gli occhi le ingiustizie che, due donne immigrate come lei e la madre, devono subire ogni giorno da quello che è, ora, il proprio paese. Sentimento che poi viene completamente ribaltato, in particolar modo da una delle canzoni che tengono il filo di tutto il film, Come Back Home. Tale canzone, scritta dalla stessa Sofia, è un inno ai soldati che combattono per la Patria e per le famiglie, e che si spera un giorno tornino a casa.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Purple Hearts è purtroppo l'ennesimo film Netflix con una buona base, ma che viene dato in pasto al volere dell'algoritmo, e che quindi decade irrimediabilmente.
Chiara Romagnoli
Chiara Romagnoli
Attrice diplomata, laureata in cinema e arti performative. Credo nei film, nel teatro e in tutto ciò che permette all'essere umano di esprimersi nei modi più diversi, attraverso i mondi più distanti.

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