La nona porta (1999), diretto dal genio indiscusso di Roman Polanski, non viene sempre ricordato e annoverato tra i capolavori del Maestro. I motivi sono oscuri, tanto quanto lo è la pellicola. Intrisa di mistero, allegoria e fascino, La nona porta può vantare anche un cast di livello.
Troviamo infatti l’affascinante Johnny Depp e la talentuosa attrice Emmanuelle Seigner. Il film ha ricevuto dei meritatissimi premi: l’European Film Awards nel 1999 e Miglior regista europeo in un film non europeo.

La nona porta – Trama
La nona porta si apre con un suicidio inspiegabile, che dà inizio alla vicenda. Successivamente l’attenzione si sposta sul facoltoso bibliofilo Boris Balkan (Frank Langella) che incarica Dean Corso, un esperto di libri antichi con una reputazione tanto brillante quanto spregiudicata, di cimentarsi con una missione pericolosa.
Balkan possiede una delle tre copie esistenti di un libro misterioso e controverso del XVII secolo, Le nove porte del regno delle ombre. Si tratta di un grimorio leggendario che si dice contenga le chiavi per evocare il diavolo.
Convinto che la sua copia sia autentica, Balkan ordina a Corso di recarsi in Europa per confrontarla con le altre due edizioni, dietro lauto compenso.
L’obiettivo apparente è semplice: stabilire quale delle tre copie sia l’originale. Tuttavia, ben presto il viaggio di Corso si trasformerà in qualcosa di molto più inquietante.
Da New York a Toledo, passando per Parigi e un remoto castello in Portogallo, Corso si trova presto invischiato in un labirinto di segreti, menzogne e ambiguità. Ogni tappa del suo percorso è segnata da incontri fugaci e da un crescente senso di pericolo.
Durante il suo peregrinare, si imbatte anche in una donna affascinante quanto criptica, nota solo come “la ragazza”. La sua presenza enigmatica sembra essere legata in modo inestricabile al libro e alla sua ricerca.
Il diavolo è nei dettagli
Mentre esamina meticolosamente le tre copie confrontando le loro incisioni e analizzando la loro storia, Corso scopre inquietanti similitudini e differenze che suggeriscono un oscuro segreto celato tra le pagine.
Le illustrazioni del libro sembrano nascondere un significato più profondo, che allude a rituali occulti e a forze oscure.
Le persone che possiedono o sono state in contatto con le copie de Le nove porte iniziano a morire in circostanze misteriose e violente, facendo intuire a Corso che il libro non è un semplice oggetto da collezione, ma qualcosa di potente e dannoso.
Si rende conto di essere coinvolto in un gioco mortale, dove la posta in palio è molto più alta di quanto avesse inizialmente immaginato.

Guidato dalla sua professionalità e da una crescente ossessione per la verità, Corso prosegue la sua indagine, addentrandosi sempre più in un mondo di sette sataniche, antiche cospirazioni e fenomeni inspiegabili.
La linea tra realtà e illusione si fa sempre più labile, e Corso inizia a dubitare di tutto e di tutti, compresa la sua stessa percezione degli eventi.
Il suo viaggio alla ricerca dell’autenticità del libro si trasforma in una discesa inquietante nel cuore dell’occulto, dove la scoperta della verità porterà a conseguenze inimmaginabili.
La nona porta – Recensione
La nona porta si inserisce con singolare fascino nella filmografia di Roman Polanski, un maestro nel sondare le zone d’ombra dell’animo umano e nel creare atmosfere di palpabile inquietudine.
Sebbene non sia tra le sue opere più acclamate, il film possiede un’aura di mistero e di eleganza sinistra, che lo rendono un’esperienza cinematografica distintiva.
Quasi sembra che si riesca, con una buona inspirazione, a sentire il profumo dei testi antichi collocati ovunque, depositari di antichi segreti.
Evidente il richiamo alle atmosfere claustrofobiche e paranoiche de L’inquilino del terzo piano, così come quello alla sottile ambiguità morale di Rosemary’s Baby.
Come accade per i suoi lavori precedenti, Polanski gioca con la percezione dello spettatore insinuando il dubbio e lasciando aperte più interpretazioni sulla natura degli eventi.
La regia di Polanski è meticolosa e controllata, prediligendo una narrazione lenta e progressiva che permette alla tensione di crescere gradualmente.
Le inquadrature sono spesso statiche e composte, focalizzandosi sui dettagli significativi degli ambienti e degli oggetti, in particolare le sibilline incisioni del libro protagonista.

Un sapiente gioco di luci e ombre
Questa attenzione al dettaglio ricorda la precisione quasi ossessiva con cui il protagonista Dean Corso (un convincente Johnny Depp) esamina i volumi antichi.
Polanski non fa ricorso a effetti speciali eclatanti ma preferisce suggerire l’orrore e il soprannaturale attraverso l’atmosfera, i silenzi carichi di significato e le reazioni dei personaggi.
La fotografia di Darius Khondji contribuisce in modo fondamentale alla creazione di quest’aria cupa e avvolgente. Le tonalità sono spesso scure e contrastate, con un uso sapiente delle luci e delle ombre che enfatizza il senso di mistero e di pericolo imminente.
Alcune sequenze, illuminate da una luce fioca e quasi spettrale, evocano la dimensione dell’incubo ad occhi aperti, amplificando il disagio dello spettatore. Polanski, quando si parla di questo senso di straniamento, non conosce rivali.

Come spesso accade nel suo cinema, il confine tra realtà e illusione si fa sempre più labile. Chi guarda è invitato a dubitare di ciò che vede e di ciò che i personaggi credono, ritrovandosi intrappolato in un labirinto di possibili interpretazioni.
La nona porta non offre risposte facili, ma preferisce seminare dubbi e interrogativi.
Tutto questo lascia allo spettatore il compito di decifrare il suo enigmatico finale. Pur non raggiungendo forse le vette di alcuni dei suoi masterpiece, La nona porta di Polanski si conferma come un thriller sovrannaturale sofisticato. Seduce per la sua aura densa di mistero e per le solide interpretazioni dei suoi protagonisti.
In nessuno dei frame, infine, si può dimenticare la sapiente mano del regista, che si tradisce (bonariamente) in ogni momento.
