Nonostante sia uno dei film più acclamati della stagione dei premi, The Brutalist (qui la recensione del film) di Brady Corbet non ha fruttato un solo dollaro al suo regista. Il cineasta indipendente ha recentemente rilasciato un’intervista podcast WTF di Marc Maron, rivelando le difficoltà economiche che affrontano molti registi indipendenti, anche quando le loro opere ricevono riconoscimenti internazionali.
Corbet ha diretto The Brutalist su una sceneggiatura scritta insieme alla moglie e collaboratrice Mona Fastvold. Nonostante il film abbia ricevuto 10 nomination agli Oscar, il regista ha dichiarato di non aver guadagnato nulla dai suoi ultimi due film. “Abbiamo dovuto vivere con lo stipendio di tre anni fa”, ha spiegato, lasciando Maron visibilmente sorpreso.
Secondo Corbet, questa non è una situazione isolata. Molti registi con film candidati agli Oscar faticano a pagare l’affitto. Il motivo? La lunga e intensa campagna promozionale che segue la realizzazione del film. “Se guardiamo a certe pellicole presentate a Cannes, è passato quasi un anno… Il nostro film è stato presentato a settembre. Da allora, ho lavorato sei mesi senza reddito, senza neanche il tempo di accettare un lavoro di scrittura”.

The Brutalist, il sostegno di Natalie Portman
L’attrice Natalie Portman, che ha lavorato con Corbet in Vox Lux (2018), ha elogiato il regista e il suo lavoro. Secondo Portman, The Brutalist è un esempio di come i film indipendenti possano ancora rivoluzionare l’industria cinematografica, dominata da contenuti algoritmici e franchise miliardari.
Il film, che concorre nelle principali categorie tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura, racconta la storia di László Tóth (Adrien Brody), un architetto ungherese sopravvissuto all’Olocausto che emigra negli Stati Uniti per ricostruire la sua vita. Ambientato tra Pennsylvania e New York, il film esplora il rapporto tra arte, sfruttamento e alienazione nel contesto della società americana post-bellica. The Brutalist rappresenta un’opera audace che sfida le convenzioni dell’industria cinematografica contemporanea.
Il caso di Corbet mette in luce una problematica diffusa nell’industria cinematografica: il successo critico non sempre si traduce in stabilità economica per i registi indipendenti. La necessità di autopromuoversi senza compenso crea una pressione enorme su chi non ha il supporto finanziario delle grandi produzioni.
