Il 2016 è stato un anno molto importante per la Walt Disney Animation Studios, perché, per la settima volta nella storia sono usciti due “Classici” nello stesso anno. I due titoli, entrambi di straordinario successo, sono Zootropolis e Oceania. Nato come potenziale omaggio in CGI del Robin Hood disneyano del 1973, il film di Byron Howard (Bolt – un eroe a quattro zampe, Rapunzel) e Rich Moore (Ralph Spaccatutto) è il terzo film della casa di Topolino dove i protagonisti sono tutti animali, dopo il già citato classico del ’73 e Il Re Leone. Nono incasso di sempre per un film d’animazione (terzo dopo i due Frozen per quanto riguarda la Disney), Zootropolis ha letteralmente fatto innamorare gli spettatori di tutto il mondo (97% di recensioni positive su Rotten Tomatoes) e ha vinto persino il Premio Oscar al miglior film animato nel 2017, battendo, tra gli altri, anche l’altro titolo disneyano di quell’anno.

Zootropolis

La protagonista è la coniglietta Judy Hopps, fin da piccola desiderosa di intraprendere la carriera di poliziotta nella vicina metropoli cosmopolita di Zootropolis. Nessun membro della sua specie ha mai raggiunto una posizione così elevata, ma Judy, con grinta e determinazione riesce a realizzare il suo sogno. Giunta in città con la speranza di diventare detective, però, la coniglietta dovrà iniziare a lavorare come ausiliare del traffico. Conosce così la volpe Nick Wilde, truffatore accanito, restio ad ogni regola e autorità costituita. In città però un mistero si fa ben presto largo: la sparizione di quattordici predatori senza un motivo apparente. Judy comincia così insieme a Nick un’indagine efficiente, pur senza poter contare sull’appoggio dei suoi superiori. Scoprirà così, tra toporagni mafiosi, donnole truffatrici e sostanze pericolose, che dietro a quel mistero si nasconde un complotto molto più grande di lei.

Zootropolis

Ancora una volta, e come quasi sempre accade, la Disney colpisce nel segno realizzando un film molto profondo dal punto di vista del messaggio e dello sviluppo della storia. Di Zootropolis colpisce infatti, prima di tutto, il fatto che sia un film profondamente inserito nella società di oggi, sia per quanto riguarda le tematiche sia per come esse vengono rappresentate nel corso della proiezione. Innanzi tutto la città dove Judy si trasferisce dal paesino di campagna dov’è nata, rappresenta la quintessenza dell’integrazione tra gruppi di individui (in questo caso animali) differenti. E’ divisa per macro-aree dai climi opposti, per venire incontro agli habitat di ogni abitante, dalla zona polare, a quella torrida della giungla. Ogni edificio e servizio è perfettamente studiato per venire incontro alle esigenze e alle dimensioni di tutti i cittadini. Insomma, rappresenta una sorta di locus amoenus in cui vivere, perfetto e conciliante in ogni senso. Non è un caso che il titolo originale del film sia Zootopia, facendo riferimento all’assonanza tra l’essenza animale degli abitanti e l’idea di utopia che si respira anche solo guardando, attraverso le belle panoramiche che i registi ci offrono, la città. I conflitti sociali e le disparità delle condizioni di vita tra i vari quartieri delle città, e soprattutto delle metropoli statunitensi, sono tematiche di profonda attualità e preoccupazione oltre oceano, e perciò l’idea di una città perfettamente equilibrata ed eticamente ineccepibile come quella portata sullo schermo dal film, rappresenta già di per sé un enorme motivo d’interesse per gli spettatori.

Zootropolis

Ma, nonostante il contesto all’interno del quale si sviluppa la vicenda sia fondamentale in Zootropolis, esso non è il solo elemento su cui la Disney ha impresso la sua poetica inconfondibile. La protagonista Judy, ad esempio, rappresenta perfettamente l’idea di riscatto femminile che, fortunatamente, caratterizza la società odierna, poco più di un anno prima delle accuse di violenza sessuale nei confronti del produttore Harvey Weinstein, che hanno fatto scattare in tutto il mondo il movimento Me Too. Judy, secondo i criteri vigenti in quel tipo di società (ma che non si discostano più di tanto dai nostri), parte, nell’inseguimento del suo sogno, profondamente svantaggiata, soprattutto per l’appartenenza alla sua specie. Ciò nonostante la vediamo lottare per tutto il film, alla ricerca insaziabile della propria realizzazione professionale, senza mai reagire in maniera violenta ai tentativi di scoraggiamento di chi le sta intorno, i suoi genitori prima e i suoi colleghi e superiori poi. La coniglietta è perfettamente consapevole delle proprie capacità e non ha bisogno di altre convinzioni per essere determinata nel perseguire i suoi obbiettivi. Ne viene fuori un personaggio femminile assolutamente potente, esattamente come una delle principesse che, soprattutto negli ultimi anni, hanno caratterizzato la produzione cinematografica della Disney (le varie Rapunzel, Merida, la stessa Vaiana di Oceania). Ecco che allora Zootropolis si allontana solo apparentemente dalla poetica che la casa di Topolino sta portando avanti in questi ultimi anni. Le eroine disneyane sono passate da un’ormai insopportabile grado di semplice contemplazione della vicenda, di profonda passività di fronte agli eventi che si succedevano nei film, che era anche il trattamento che le protagoniste subivano nelle fiabe originali, a una forza e un grado di attività potentissimo nelle loro avventure. E in questo senso Judy Hopps rappresenta uno dei punti di massima emancipazione, anche se da questo punto di vista il suo personaggio è passato un po’ in sordina, forse per il fatto che non si tratta di un’umana.

Zootropolis

Altro carattere peculiare del film è senza dubbio la tematica delle differenze tra le varie specie. Nella città di Zootropolis, predatori e prede vivono insieme, all’insegna della pace e della concordia. I problemi nascono quando i famigerati quattordici animali carnivori, si va da una semplice faina a una pantera nera, sembrano impazzire di colpo e creare problemi e danni verso i loro concittadini più deboli. La storia assume così un’intrigante trama gialla, con la poliziotta Judy, che, pur di indagare, fa una scommessa con il suo capo, il bufalo Bogo, per la quale avrebbe risolto il mistero in quarantotto ore o si sarebbe licenziata. Nel frattempo, proprio per via di questa improvviso cambiamento nei comportamenti dei quattordici animali, si sviluppa una psicosi collettiva, un clima di terrore e di posizioni radicali contro i predatori, che assomiglia molto alle tensioni razziali che si respirano ancora oggi molto prepotentemente negli Stati Uniti e non solo. Il film si trasforma così anche in una sagace critica nei confronti della società massmediatica in cui siamo abituati a vivere, nella quale non appena ci sono novità considerevoli si sparano sentenze e si distribuisce odio tra la gente ancora prima che sia fatta chiarezza sulle cose.

Zootropolis

Ma Zootropolis non è uno dei migliori film della Disney degli ultimi anni solo per i suoi profondi messaggi sociali. E’ anche, se non soprattutto, un godibilissimo film d’animazione “standard”, che presenta alcune delle scene più esilaranti dell’ultimo periodo cinematografico. Trovate geniali quali il paesino dei conigli, dove nascono in continuazione nuovi cuccioli, oppure i dipendenti della motorizzazione, tutti bradipi lentissimi, o ancora il boss mafioso toporagno che ha come guardie del corpo alcuni orsi polari, non possono che far ridere a crepapelle lo spettatore, sia quest’ultimo un bambino o il suo genitore. Ma non sono solo le gag ad essere esilaranti, è in generale il tono del film che risulta sereno e gioioso, come dimostrato anche da un pattern di colori in generale molto vivaci e lucenti.

Zootropolis rappresenta uno delle massime vette raggiunte dalla Disney nel XXI secolo, ed è un film che va oltre la semplice visione in sala. Un film che va pensato e che fa pensare grandi e piccini, e che porta sullo schermo quella utopia non ancora raggiunta, ma a cui non dobbiamo mai smettere di tendere.

Voto Autore: 4.5 out of 5 stars

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