X-Men: L’inizio, recensione del film sulle origini dei Mutanti

X-Men: L’inizio è un film del 2011 diretto da Matthew Vaughn. È il quinto film del franchise, nonché un soft-reboot della saga. È ambientato anni prima le vicende della trilogia originale e racconta l’ascesa di personaggi storici come Magneto e Professor X. Il cast principale è composto da James McAvoy (Xavier), Michael Fassbender (Erik), Kevin Bacon (Sebastian Shaw) e Jennifer Lawrence (Mystica).

Il film è ambientato principalmente nel 1962, all’inizio della Guerra Fredda, tema centrale nella pellicola. Si ispira, seppur in maniera non del tutto fedele, alla saga fumettistica First Class, che narra le origini dei Mutanti.

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X-Men: L'inizio

X-Men: L’inizio – Trama

Erik Lehnsherr è un uomo adulto che desidera vendetta nei confronti di Sebastian Shaw, un potente ex-scienziato nazista che ha ucciso sua madre. Charles Xavier cresce insieme a Raven e si laurea con una tesi sull’evoluzione umana e i Mutanti. Moira MacTaggert, spia del governo americano, scopre l’esistenza di un gruppo di Mutanti antagonista. Ignorata dai funzionari del governo, chiede aiuto a Charles.

Nel frattempo, Sebastian Shaw si muove nell’ombra e riesce a mettere i governi di Russia e Stati Uniti l’uno contro l’altro. Xavier, Magneto e un nutrito gruppo di giovani Mutanti lotteranno per evitare la Terza Guerra Mondiale.

X-Men: L’inizio – Recensione

X-Men: L’inizio è un film che, al netto di spunti interessanti, non sviluppa bene i personaggi e la storia. Soffre di una sceneggiatura non particolarmente originale e una caratterizzazione dei personaggi per lo più superficiale.

Xavier, Erik e Raven compiono un’evoluzione poco convincente all’interno del film. Diventano il corrispettivo alter-ego in maniera frettolosa e poco giustificata a livello di sceneggiatura. Peraltro, soprattutto i due protagonisti maschili perdono molte delle sfumature che Stewart e McKellen davano ai personaggi in X-Men.

Sotto accusa anche i dialoghi, particolarmente didascalici, semplici e in alcuni casi poco realistici. Questo è un film che deve spiegare a parole perché non riesce a trasmettere dei messaggi implicitamente.

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Le relazioni tra i personaggi, seppur in partenza interessanti, vengono appiattite da delle love-story che smorzano alcuni messaggi ideologici del film.

Infine, il villain ha una caratterizzazione molto basica: di fatto non comprendiamo le motivazioni più profonde. È semplicemente un agente del caos che vuole la supremazia dei Mutanti.

X-Men: L’inizio resta sempre in superficie e rende difficile per lo spettatore legarsi emotivamente ai personaggi per via di queste motivazioni.

Peraltro, la storia nel suo complesso è molto semplice e a tratti banale. Non c’è niente di complesso e quei due colpi di scena che ha vengono smorzati dall’incapacità di costruire i momenti topici.

X-Men: L'inizio

La caratterizzazione dei personaggi

Erik, di fatto, è Magneto già all’inizio del film. Diventa Magneto in seguito all’evento traumatico di inizio pellicola. Eppure, il film pretende di dirti che diventa Magneto solo alla fine. Al contrario, tutta la parte centrale con Charles è pressocché inutile.

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Charles lo aiuta a sviluppare i poteri, ma sul piano ideologico fallisce nel tentativo di convincerlo a stare dalla parte del bene. In questo confronto tra i due personaggi non c’è mai una maturazione da ambo i lati: semplicemente i due si parlano, sono in disaccordo e lo status quo resta lo stesso per tutto il film. Che senso ha avuto questo confronto?

Raven avrebbe potuto avere un’evoluzione molto più interessante. Si tratta di un’emarginata che non si accetta per quello che è il suo aspetto estetico. Con due dialoghi con Erik, passa ad essere un’emarginata che si accetta per poi diventare un’emarginata che si accetta e vuole anche lo scontro, in linea con le idee di Magneto. Un po’ troppo rapido.

Charles pare poco convincente. Interessante l’idea di renderlo più emotivo, meno lucido rispetto alla sua versione più adulta. Però, pare perdere tutta la sua saggezza. È una guida che sembra autorevole perché te lo dicono, ma tolta la scena dei ricordi con Erik non fa nulla per risultare un leader credibile.

X-Men: L'inizio

X-Men: L’inizio – Le interpretazioni

La componente migliore sono le interpretazioni, anche se la sensazione è quella di un potenziale inespresso. Interessante la Mystica di Jennifer Lawrence (Una fidanzata in affitto, Hunger Games), una ragazza dolce, buona, che prova ad essere ”normale”. Non è scritta bene però le interazioni con Charles e con Hank risultano le più coinvolgenti grazie ad una Lawrence che esprime bene il contrasto tra la ragazza normale che ambisce ad essere e la sua reale natura.

Fassbender trasmette bene la furia vendicativa di Erik, qui più espressiva rispetto alla lucidità calma di McKellen. Apprezzabile anche il momento emotivo con Charles a metà del film.

McAvoy (Glass, My Son) dà al personaggio meno maturità: è un Charles decisamente più acerbo ed emotivo. Incarna bene la funzione di guida attribuita al personaggio, seppur costruita male a livello di sceneggiatura.

Kevin Bacon non fa molto per essere ricordato in questo film. Non è sua la colpa.

X-Men: L'inizio

La regia di Vaughn

La regia di Matthew Vaughn è per lo più classica e funzionale. Non ha momenti stilistici particolarmente alti e vuole raccontare in maniera chiara ciò che avviene.

Detto questo, ci sono degli elementi interessanti da considerare. Il primo è l’utilizzo di split screen intorno alla metà del film, nelle fasi di addestramento. Non aggiungono molto ma rappresentano una citazione all’utilizzo di questo strumento in film spionistici degli anni ’60.

C’è poi la ‘scena della moneta’ sul finale. Bella e simbolica in cui la regia e il montaggio alternato sono protagonisti. La regia si muove orizzontalmente su due scene montate l’una nell’altra. Xavier che cerca di ripristinare il contatto con Erik da una parte, la moneta che trapassa la testa di Shaw dall’altra. Da una parte la ricerca di dialogo e connessione emotiva, dall’altra la morte, la distruzione e l’incarnazione del senso di vendetta.

Conclusioni

X-Men: L’inizio è un film che va troppo rapidamente, che ha troppa carne al fuoco e che non riesce realmente a sviluppare dei concetti profondi e d’impatto. Ne risulta un film poco interessante, nonostante delle buone premesse. Sotto accusa soprattutto la sceneggiatura. Anche il montaggio non aiuta: nella sua rapidità, il film liquida momenti emotivamente forti in un lampo.

PANORAMICA RECENSIONE

Sceneggiatura e soggetto
Regia
Interpretazioni
Emozioni

CONCLUSIONI

X-Men: L'inizio è un film che non riesce a risultare accattivante. Sotto accusa la sceneggiatura, colpevole di aver messo in scena personaggi con una caratterizzazione superficiale. Si salva il cast, in particolare Jennifer Lawrence. Non male la regia, per lo più semplice e poco autoriale ma con qualche guizzo interessante.
Andrea Verde
Andrea Verde
Classe 2002. Cresciuto con la passione per i supereroi Marvel e DC, col tempo ho sviluppato uno sguardo più critico sul cinema, iniziando ad esplorare generi e stili diversi. Oggi saltello da una piattaforma all’altra in cerca di un action o una commedia capaci di sorprendermi. Non disdegno le grandi tamarrate: adoro Fast & Furious.

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