domenica, 21 Giugno, 2021

Wounds

Il problema principale di Wounds è che il grande potenziale che poteva avere l’idea attorno a cui ruota è tenuta a freno dall’inizio alla fine del film e non va oltre le poche righe che il protagonista legge su internet in una scena nella seconda metà del film. È un vero peccato, perché questa pellicola horror, diretta dall’iraniano Babak Anvari e uscita su Netflix nel 2019, avanza senza però arrivare mai da nessuna parte. Non è tutto da buttare naturalmente, le buone intuizioni non mancano, come ad esempio l’idea che il protagonista della vicenda sia un personaggio esterno al gruppo di giovani che scatena l’orrore al centro della storia, mentre spesso, in film di questo genere, il focus è su un membro interno al suddetto gruppo.

In Wounds le cose vanno diversamente, il protagonista (Armie Hammer) si ritrova ad essere una vittima degli eventi per puro caso. È un uomo qualunque, intorno a cui nessuno penserebbe mai di tessere una storia se la situazione in cui si ritrova all’inizio del film non lo portasse a scontrarsi con qualcosa di più grande di lui. E infatti la domanda che sorge guardando questo film è perché mai Babak Anvari abbia deciso di scrivere e dirigere un film su questo personaggio.

Wounds

Seppur la regia non brilli mai particolarmente, non mancano alcune trovate interessanti a livello visivo, dietro alle quali però non sembra esserci un pensiero chiaro in grado di amalgamare il tutto. C’è un certo gusto per il grottesco, che però non si spinge mai fin dove potrebbe e che non riesce ad integrarsi con quanto lo circonda. Le opportunità di fare qualcosa in più ci sarebbero, la narrazione lascia aperte diverse porte, ma la direzione intrapresa dal film è quella di un sostanziale didascalismo e una generale sciatteria nella messa in scena. La mano di Anvari dà l’idea di voler sperimentare di tanto in tanto, ma quei pochi momenti in cui si intravede una sperimentazione non bastano a salvare una regia che nella maggior parte del tempo sembra andare alla cieca.

Sul piano delle interpretazioni, è innegabile l’impegno Armie Hammer nel portare in scena il protagonista Will, riuscendo a compensare con la propria interpretazione alle carenze della sceneggiatura. Hammer ha già dimostrato in più di un’occasione di essere un bravo attore e anche qui rivela di saper alternare un registro leggero (talvolta anche comico) ad uno invece più drammatico. In un paio di scene emerge anche una nota oscura insita nel suo personaggio, la quale però, in linea con il resto del film, si ferma alla superficie. Ottimo anche il lavoro svolto da Zazie Beetz nel ruolo della comprimaria Alicia, mentre si rivela poco incisiva, invece, Dakota Johnson nel ruolo della fidanzata di Will, Carrie.

Wounds

I problemi principali, però, risiedono nella scrittura: il film sembra non sapere dove voler andare, le poche idee che ha portano ad un nulla di fatto. L’impressione, man mano che la pellicola va avanti, è di trovarsi difronte, più che ad un film, al pilota di una serie, o (più probabile) ad un film riscritto in fase di riprese e la cui qualità ha risentito di questo cambio di passo. Ma Wounds delude anche sotto il profilo dell’horror. Anche in questo il film non ha una direzione precisa, sembra non riuscire mai a decidere se essere un film d’atmosfera o se voglia fare paura con le singole scene. E anche qui le potenzialità si intravedono, tuttavia è deludente che la scena più riuscita sotto il profilo dell’horror sia soltanto la scena finale. Sono pochissime le immagini significative sul piano orrorifico e in questo non aiuta una regia spesso sciatta o eccessivamente didascalica. Inquadrare gli ambienti in modo più espressivo, evidenziandone i lati più sinistri avrebbe forse aiutato a rendere più efficaci alcuni momenti.

Bisogna, però, spezzare una lancia a favore di Wounds. Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, questo film rinuncia a tutti quegli stilemi ormai abusati del cinema horror contemporaneo. Niente porte che sbattono, niente jumpscares, né personaggi che compiono scelte oggettivamente irragionevoli difronte alle quali lo spettatore non può che dubitare della loro intelligenza. Il film di Anvari non si crogiola in queste soluzioni viste e riviste, scelta che avrebbe contribuito ad affossarne ulteriormente gli intenti.

Eppure, sembrerà un controsenso, ricorrere a soluzioni di questo tipo avrebbe reso questo Wounds un horror meno blando e, probabilmente, più spaventoso. Così, resta solo un film con una buona idea alle spalle, che vorrebbe fare paura, ma che non si impegna per riuscirci.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Wounds è un film che non ha un'idea chiara alle spalle, né una direzione da seguire. È un film che vorrebbe fare paura, ma non ci riesce mai e quelle poche idee interessanti che riesce a mettere in scena lasciano il sapore di un grande spreco.
Lorenzo Sascor
Studente di DAMS, amante del cinema in ogni sua forma, dai classici hollywoodiani al neorealismo, dalla Nouvelle vague ai blockbuster contemporanei. Oltre al cinema, amo da sempre leggere e scrivere, perché la vita senza arte è una vita a metà.

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