lunedì, 27 Settembre, 2021

We Are Who We Are – trama e recensione della Miniserie di Luca Guadagnino

We are who we are: un altro capolavoro firmato Luca Guadagnino

Luca Guadagnino alza nuovamente l’asticella. Dopo il meritatissimo successo globale di Chiamami col tuo nome, Guadagnino ha diviso la critica e il pubblico con il remake del cult di Dario Argento Suspiria: alcuni l’hanno considerato non necessario, altri lo hanno bollato il suo stile come già di maniera, altri ancora invece lo hanno elogiato per l’ammodernamento del genere horror in Italia. Con We are who we are, Guadagnino torna su terreni più naturalistici, seguendo la vita die due ragazzini di 14 anni alla ricerca di loro stessi.

we are who we are

We Are Who We Are trama

Scritta dallo stesso Guadagnino con Paolo Giordano (conosciuto soprattutto per il romanzo La solitudine dei numeri primi) e Francesca Manieri (Il rosso e il blu, Veloce come il vento), e prodotta da Sky e HBO, la serie si ambienta nella base militare americana di posta a Chioggia negli ultimi mesi del 2016, nel turbolento clima politico delle elezioni americane Trump vs Clinton.

In questo momento storico così caldo, seguiamo il percorso di conoscenza personale di Fraser (Jack Dylan Grazer) e Caitlin (Jordan Cristin Seamon). Fraser è un quattordicenne che vede nella moda lo specchio della sua identità. È il figlio della nuova comandante della base militare, Sarah (una bravissima Chloe Sevigny), che tutti gli uomini della base osservano per notare ogni minimo passo falso. In particolare Richard (Scott Mescudi), generale vicino di abitazione e padre di Caitlin, coetanea di Fraser. Caitlin fa parte di un gruppo di amici, tutti figli di soldati e generali della base militare: ma alle sue prime mestruazioni, Caitlin comincia ad avere dubbi sulla sua identità di genere. E l’unica persona che sembra capirlo è Fraser.

We Are Who We Are

We Are Who We Are e il mondo di Guadagnino

Nelle parole dello stesso Guadagnino, l’intenzione è quella di creare una esperienza immersiva per lo spettatore. E sicuramente, l’intenzione è riuscita. Le inquadrature ampie e lente, che si soffermano sulla laguna veneziana, che si alternano tra gli spazi assurdamente costrittivi e americani della base militare (in cui vengono ricreati, i negozi, i fast food, le scuole secondo gli usi statunitensi), e gli spazi naturali o artistici del territorio italiano, fatto di arte, di tradizioni e di bellezza millenaria, creano un viaggio visivo poetico e visionario, degno del miglior cinema italiano e vetta più alta del cinema di Guadagnino. Le incredibili varietà di ambienti in uno stesso territorio fisico sono il riflesso diretto del gruppo di persone che segue Guadagnino con la sua attentissima e sensibile telecamera.

In un ambiente come la base militare, in cui la rigidità e la disciplina sono i valori fondanti e più cercati, specialmente tra gli adulti della storia, Fraser e Caitlin trovano la loro libertà nella fluidità e nella non catalogazione. Tutti gli adulti e anche tutti gli altri ragazzi cercano di essere qualcosa, e non ci riescono: Maggie (Alice Braga, nipote di Sonia Braga), la moglie di Sarah, cerca di essere la moglie fedele di una comandante militare, ma inevitabilmente fallisce. Richard cerca di essere il padre perfetto per Caitlin, senza capire la sua vera natura; Danny, il fratello di Caitlin, cerca di essere musulmano, ma lo circonda un mondo di tentazioni e debolezze. In questo mondo, tutti sono confusi e smarriti, bloccati dalle proprie gabbie in cui si sono infilati di loro volontà: più si ingabbiano, più non riescono e restare nei loro tracciati, più si puniscono e si ingabbiano ancora. Di fronte ad adulti e istituzioni che crollano, sotto il peso di tradimenti, relazioni morbose (vedi il rapporto tra Fraser e Jonathan) e sbagli, Fraser, con la sua eccentricità e rifiuto categorico di dare un nome a quello che gli piace (attorno tutti dicono che è gay, oppure che vuole essere uno stilista: lui non si definisce mai), è il puro elemento anarchico che serve a Caitlin per capire chi è davvero.

we are who we are

Intimità e identità

“I don’t like fast fashion”, dice a un certo punto Fraser, a cui segue, poco dopo nell’episodio “I don’t like fast feelings”. La caratteristica che salta di più all’occhio a tutti quelli che guardano Fraser sono i vestiti. Il padre di Caitlin lo chiama “una fashion victim di New York”. Un modo per categorizzare e minimizzare questo ragazzo che solo Caitlin sembra capire. Ogni capo che acquista Fraser deve significare qualcosa. Allo stesso modo, ogni gesto che fa con un’altra persona deve significare qualcosa, in particolare il gesto del bacio. In ogni puntata, il bacio è un gesto che tutti i personaggi, specialmente, i ragazzi, compiono senza pensare. È un gesto superficiale di attrazione, quando dovrebbe essere un gesto di più ragionata intimata. Fraser e Caitlin si promettono che non si baceranno mai. Come i vestiti di Fraser, il momento di un bacio non può essere qualcosa che consumi e basta. Tutti gli otto episodi costruiscono il rapporto di queste due persone, senza mai chiamarlo con un nome specifico, né amicizia, né amore, né frequentazione. Come dice il titolo, la chiave di volta è proprio la tautologia: we are who we are.

We Are Who We Are recensione

Ancora una volta, dopo Chiamami col tuo nome, Guadagnino dimostra una puntuale sensibilità del periodo dell’adolescenza: la recitazione di Jack Dylan Grazer ricorda molto quella di Timothee Chalamet, che combina un uso del corpo ganglico ed eccessivo con un minutissimo e impercettibile ventaglio di espressioni facciali sottotono. Una grande prova per l’attore diciottenne. La sensibilità di Guadagnino però si estende anche ai rapporti tra gli altri personaggi: in più di un’occasione, riesce a combinare in uno stesso momento estrema delicatezza con una devastante brutalità: tutte le scene tra Fraser e la madre, la scena del minuto di silenzio ai tre caduti, la scena della preghiera di Sam.

E poi, arriva l’episodio finale. Finalmente ci si allontana dalla costrizione degli spazi e dei valori binari (binarismo di genere, ma anche di monogamia/infedeltà, orientamento sessuale, giusto/sbagliato) della base militare: Fraser e Caitlin sono in viaggio verso Bologna. Qui la libertà diventa anarchia e incoscienza, illegalità e gioia di vivere: non pagano il biglietto del treno, corrono a piedi dalla campagna di Bologna fino alla città, Fraser incontra un ragazzo (che forse è parte solo della sua immaginazione) esattamente uguale a lui, e soprattutto, Caitlin finalmente può usare il nome di Harper e può vestirsi da uomo senza che venga riconosciuta come donna. Ma questa libertà esterna è effimera e nasconde comunque una, seppur più illuminata, oppressione della volontà interiore (vedi la ragazza che riconosce Harper come ragazzo trans). Il momento di realizzazione avviene sulla scalinata per San Luca, a Bologna: in quel momento, tutto ciò di esterno, anche le persone, scompaiono. In quel momento l’unica cosa reale è l’interiorità, senza nomi, senza apparenze fisiche, senza tempo. In quel momento, sono solo Fraser e Harper, insieme, in un momento finalmente significativo.

PANORAMICA RECENSIONE

regia
soggetto e sceneggiatura
interpretazioni
emozioni

SINOSSI

Un racconto di formazione realistico e delicato, che segue i quattordicenni Fraser e Caitlin scoprire la propria identità sullo sfondo di una base militare statunitense in Italia.
Marianna Cortese
Attualmente laureanda in Lettere Moderne, ho sempre avuto un appetito eclettico nei confronti del cinema, fin da quando da bambina divoravo il Dizionario del Mereghetti. Da allora ho voluto combinare cinema e scrittura nei modi più diversi e ho trangugiato di tutto: da Kim Ki-Duk a Noah Baumbach, da Pedro Almodovar a Alberto Lattuada. E non sono ancora sazia.

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