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Vi presento Joe Black (1998): recensione del film con Brad Pitt e Anthony Hopkins

Vi presento Joe Black è uno di quei film che dividono il pubblico e che, a distanza di anni, continuano a suscitare reazioni contrastanti. Diretto da Martin Brest nel 1998 e interpretato da Brad Pitt, Anthony Hopkins e Claire Forlani, il film affronta un tema universale come la morte attraverso una storia sentimentale, fantastica e profondamente malinconica.

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Con una durata di quasi tre ore, Vi presento Joe Black si prende tutto il tempo necessario per raccontare il rapporto tra la vita e la morte, tra ciò che possediamo e ciò che rischiamo di perdere, interrogandosi soprattutto sul significato dell’amore e sulla necessità di vivere pienamente ogni istante.

Vi presento Joe Black: la trama

Al centro della storia troviamo William Parrish, interpretato da un intenso Anthony Hopkins, un ricco magnate delle telecomunicazioni che sta per compiere 65 anni. William ha raggiunto praticamente tutto ciò che un uomo possa desiderare: successo professionale, ricchezza e una famiglia che ama profondamente.

La sua esistenza, tuttavia, sta per essere sconvolta da un incontro impossibile. La Morte, incuriosita dall’esperienza umana, decide infatti di assumere le sembianze di un giovane uomo e di entrare nella vita di William. Nasce così Joe Black, interpretato da Brad Pitt. La Morte propone a William un accordo: in cambio di altro tempo, l’uomo dovrà diventare la sua guida nel mondo dei vivi.

Il problema arriva quando Joe incontra Susan, la figlia di William. I due si erano già incrociati poco prima dell’arrivo di Joe, ma Susan non sa che l’uomo di cui si sta innamorando è, in realtà, la Morte. La situazione diventa quindi sempre più complessa, perché Joe comincia a conoscere sentimenti, desideri e fragilità che appartengono esclusivamente agli esseri umani.

Vi presento Joe Black

Vi presento Joe Black: la recensione

Il vero punto di forza di Vi presento Joe Black è la sua capacità di parlare della morte senza trasformarla esclusivamente in qualcosa di terrificante. La Morte diventa invece un osservatore, qualcuno che vuole comprendere ciò che gli esseri umani danno per scontato. Mangiare, innamorarsi, ascoltare musica, parlare con una persona amata o semplicemente trascorrere del tempo con la propria famiglia assumono un valore diverso quando sappiamo che tutto, prima o poi, finirà.

Non tutto funziona alla perfezione. Alcune scene risultano eccessivamente sentimentali, alcuni dialoghi sono fin troppo solenni e la storia avrebbe probabilmente beneficiato di una maggiore sintesi. Eppure Vi presento Joe Black conserva un’atmosfera particolare. È un film romantico, fantastico e malinconico che non teme di essere lento, solenne e persino eccessivo. Non è un’opera perfetta, ma possiede un’identità precisa e alcune interpretazioni memorabili.

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Una regia elegante, ma una durata impegnativa

Martin Brest, già regista di Scent of a Woman, costruisce un film dall’impatto visivo elegante, caratterizzato da ambientazioni raffinate, fotografia curata e un’atmosfera sospesa tra romanticismo e malinconia. La fotografia di Emmanuel Lubezki contribuisce a creare un mondo quasi irreale, perfetto per una storia nella quale la Morte cammina tra gli uomini senza essere riconosciuta.

Il problema principale rimane però la durata. Con quasi tre ore di proiezione, Vi presento Joe Black procede spesso con estrema lentezza. Le pause, i silenzi e i dialoghi dilatati fanno parte della precisa scelta stilistica del regista, ma possono mettere alla prova la pazienza dello spettatore. La critica dell’epoca fu infatti molto divisa proprio su questo aspetto: alcuni riconobbero al film ambizione e fascino, mentre altri considerarono la durata eccessiva rispetto alla quantità di storia realmente raccontata.

Vi presento Joe Black

Il cast

Il trio composto da Anthony Hopkins, Brad Pitt e Claire Forlani è riuscito a rendere questo film un vero gioiellino. Ognuno di loro rappresenta un sentimento e lo riesce a esprimere nel migliore dei modi, secondo le indicazioni del regista.

Anthony Hopkins è William Parrish, un uomo potente che, improvvisamente, deve confrontarsi con qualcosa che non può controllare. Abituato a gestire affari, persone e situazioni, solo davanti alla Morte scopre di essere completamente impotente. Grazie alla sua interpretazione, la storia offre una profondità che colpisce dritta al cuore.

La componente romantica è affidata a Claire Forlani, nei panni di Susan, giovane medico e figlia di William. Il suo rapporto con Joe è il punto più delicato e controverso del film. Susan si innamora dell’uomo che aveva incontrato casualmente prima della sua morte, senza sapere che Joe sta semplicemente utilizzando il suo corpo. Il sentimento nasce quindi da una situazione paradossale: Susan ama una persona che, in realtà, non esiste più nella forma che lei crede.

Il ruolo di Joe Black rappresenta probabilmente l’elemento più curioso dell’intero film. Brad Pitt viene utilizzato da Brest in modo quasi iconografico: il volto della Morte non è quello inquietante che la tradizione cinematografica ci ha abituato a conoscere, ma quello bellissimo e apparentemente innocente di una delle più grandi star hollywoodiane dell’epoca. Joe nella sua seconda parte, è ingenuo, curioso, affascinato dalle piccole esperienze quotidiane.

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Scopre il gusto del cibo, il piacere, la paura, la gelosia e soprattutto l’amore. Questa progressiva scoperta dell’umanità costituisce uno degli aspetti più interessanti del film. Joe spesso sembra osservare il mondo con gli occhi di un bambino. Una scelta che può risultare affascinante, ma che non sempre funziona dal punto di vista drammatico.

Vi presento Joe Black

In conclusione

Anthony Hopkins regala una prova intensa e Brad Pitt costruisce un’insolita versione della Morte, sospesa tra innocenza e fascino. Claire Forlani completa un triangolo sentimentale destinato a rimanere nella memoria degli spettatori. La durata eccessiva e alcuni passaggi melodrammatici ne limitano l’efficacia, ma non cancellano il fascino di una storia che, a oltre ventotto anni dalla sua uscita, continua a interrogare il pubblico su una domanda semplice e difficilissima: che cosa significa, davvero, vivere?

Il rapporto tra William e Joe è, in fondo, la vera relazione centrale. Non è soltanto quella tra un uomo e la Morte, ma quella tra un essere umano che sta per lasciare il mondo e una creatura immortale che vuole capire cosa significhi vivere. È questa la riflessione più importante del film: spesso il valore della vita lo si capisce solo alla fine della propria esistenza.

Toccante il discorso sull’amore, che il padre fa alla figlia nel vederla insieme a Drew, il suo fidanzato, con il quale ha un rapporto statico e privo di emozioni. Le parole di Hopkins, non parlano di romanticismo ma su come andrebbe vissuta la vita.

Un insegnamento, che qualsiasi genitore dovrebbe dire al proprio figlio o figlia: “Lo so che ti suona smielato, ma l’amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo? Beh, dimentica il cervello e ascolta il cuore. Io non sento il tuo cuore. Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente beh, equivale a non vivere. Ma devi tentare, perché se non hai tentato, non hai mai vissuto.”

Il Trailer del film

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Vi presento Joe Black è soprattutto un film sul tempo. Sul tempo che vorremmo fermare, su quello che sprechiamo e su quello che impariamo ad apprezzare soltanto quando comprendiamo che sta per finire.
Leila Cimarelli
Leila Cimarelli
Se da un lato venero la perfezione visiva di Kubrick, la follia di Tarantino e il realismo amaro di Monicelli, dall'altro ho un lato decisamente più emotivo. Il mio punto debole? L'universo poetico di Ferzan Özpetek.

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