domenica, 17 Ottobre, 2021

Venom

In passato, nella maggior parte dei casi, la figura dell’antagonista traeva origine dalle fasi embrionali della narrativa letteraria. In poche parole, il “cattivo” era sostanzialmente un essere spregevole. Un entità priva di emozioni condivisibili e votata, più che altro, alla cruda distruzione. Con lo scorrere degli anni, però, questo paradigma sterile e limitativo ha cominciato a variare. La mutazione del concetto di morale, l’interesse per i diversi punti di vista, e la desensibilizzazione sempre più ramificata della società, hanno fatto sì che molti personaggi negativi, o distorti, ricevessero un interesse pari, se non superiore, a quello dei colleghi buoni. È il caso di Joker, per esempio. O di Venom.

Ma mentre per la nemesi di Batman, il trattamento riservatogli è stato eccellente, per Venom le cose sono andate molto, ma molto diversamente. Vediamo perché.

Bastano cinque minuti di pellicola per capire che le cose non andranno a finire bene. La Life Foundation, una multinazionale apparentemente dedita a scopi umanitari, scopre un’astronave di sua proprietà caduta in Malaysia. All’interno del veicolo erano contenuti quattro esseri chiamati simbionti. Tre di questi vengono recuperati dalla compagnia, il quarto invece riesce a fuggire, utilizzando come tramite diversi ospiti umani. Vittime, purtroppo, destinate tutte alla medesima fine.

Carlton Drake, giovane titolare dell’azienda, mostra sin da subito un certo interesse per la specie aliena. La chiave, secondo lo spregiudicato dottore, sta nel legame con l’ospite. La sperimentazione sugli animali termina presto. Quella sugli esseri umani è ormai imminente.

Eddie Brock è un giornalista scapestrato e determinato, cronicamente incapace di accettare i compromessi. Nonostante il suo atteggiamento spesso autodistruttivo, ha una bella compagna, un lavoro stabile e persino una parvenza di flebile fama. Il suo problema sono le bugie. E per un giornalista d’inchiesta, questo significa avere molti problemi.

Quando il suo capo gli commissiona un’intervista pacifica a Carlton Drake, Eddie capisce subito di essere arrivato ad un punto decisivo. Bisogna scegliere. Buttarsi, o fare marcia indietro. Eddie sceglie. Il suo servizio, come previsto, è un disastro. Drake non accetta i suoi metodi e le sue domande aggressive. Al termine dell’intervista, l’uomo non esita a vendicarsi. Quando torna a casa, Eddie scopre di aver perso tutto. Sembra un uomo finito. In realtà, è appena all’inizio.

Venom era, almeno sulla carta, un lungometraggio dalle vastissime potenzialità. Il personaggio creato negli anni ’80 possedeva tutte quelle qualità in grado di affascinare un pubblico freddo e distaccato come quello odierno. Una morale contorta. Un senso della giustizia estremamente violento e personale. E persino un certo senso dell’umorismo. Per valorizzare tutto questo, serviva una pellicola completa. Qualcosa che potesse mettere in scena sia gli aspetti comici e scanzonati, sia quelli più drammatici e seri.

In questo, i tanti esponenti della Marvel hanno fatto scuola, consegnando nelle mani del pubblico un nuovo modo di raccontare storie. Invece, all’interno di Venon, questi elementi mancano del tutto, come se vent’anni e più di evoluzione cinematica fossero trascorsi invano, o non fossero trascorsi affatto.

Il protagonista, nonostante gli sforzi di Tom Hardy, è un personaggio piatto e privo di spessore. Per larghi tratti della pellicola, Brock non farà altro che subire gli eventi senza troppo protestare, a causa di una presenza del simbionte calcolata male e sfruttata peggio.

Il rapporto tra Venom ed Eddie, ideale fulcro della pellicola, è invece composto da dialoghi assolutamente insensati, e da scene al limite del paradosso. Stesso discorso per l’antagonista, Carlton Drake, prototipo perfetto dello scienziato pazzo e senza scrupoli. Un modello che appariva a tutti già vecchio e stantio un paio di secoli fa.

Nonostante un clima superficiale e volutamente arrogante, il film di Ruben Fleischer non riesce a sfuggire alla tentazione di prendersi sul serio. È il caso di alcune scene in apparenza drammatiche ed impegnative, che purtroppo, miscelate al contorno, finiscono per stonare risultando ridicole. L’ennesima bastonata contro l’immersione dello spettatore.

L’azione, quanto meno, cerca di mettere una pezza ai disastri della sceneggiatura. Assaporate ogni istante in cui i personaggi saranno muti, perché quel poco di magia creata dagli ottimi effetti speciali verrà stroncata presto a colpi di siparietti stanchi e battutine inutili.

Venom è un film senz’alcuna giustificazione. In buona sostanza, è brutto, frustrante e, per la maggior parte del tempo, persino noioso. I pochissimi pregi non bastano a tenere alta l’attenzione, costantemente affossata da tutti quegli elementi che ormai, in un cine-comic, speravamo di non vedere più. Il simbionte alieno è un essere senza scopo, nè significato. Non rappresenta nulla, e non lascia traccia.

Così, alla fine, resta soltanto il rammarico per l’occasione sprecata. Avrete tutti, scrutando Venom, la sensazione che il personaggio meritasse una sorte migliore, soprattutto dopo la misera rappresentazione fornita nel 2007 da Spiderman 3. Eppure, anche oggi, come tredici anni fa, a noi spettatori non resta che annuire e andare avanti. Augurandoci magari che la prossima volta, finalmente, possa essere quella buona.

Voto Autore: [usr 1,5]

Diego Scordino
Amante di tutto ciò che abbia una storia, leggo, guardo e ascolto cercando sempre qualcosa che mi ispiri. Adoro Lovecraft e Zafòn, ho passato notti insonni dietro Fringe e non riesco a smettere di guardare Matrix e Il Padrino. Non importa il genere, mi basta sentire i brividi.

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