domenica, 17 Ottobre, 2021

V per Vendetta – La recensione del film con Hugo Weaving

Su queste pagine abbiamo già parlato di Alan Moore, l’autore di capolavori come Watchmen e From Hell. Ecco, fate un po’ di spazio sul podio perché non è finita qui. Bisogna aggiungere, infatti, anche V per Vendetta, pubblicato in forma di graphic novel tra il 1982 e 1985 e poi trasformato in un una pellicola nel 2006, grazie agli ex fratelli Wachowski.

L’opera segna anche il debutto alla regia di James McTeigue, accompagnata dal solito burbero atteggiamento che Alan Moore nutre per gli adattamenti dei propri lavori. Lo scenario, diverso ogni volta, cambia ancora. Stavolta si va nel Regno Unito. Prima di partire, prendete George Orwell e tenetelo con voi. Ci servirà.

È il 2019. Non il nostro. Il loro. Il mondo è in subbuglio. Una serie di conflitti hanno portato vari stati alla disgregazione. Le crisi sociali martellano le piazze. Caos, disordini. Guerre sopite che si svegliano all’improvviso. In questo scenario, come sempre, serve l’uomo forte. L’uomo della provvidenza. Arriva. Si chiama Adam Sutler e il suo partito nazionalista, il Fuoco Norreno, conquista consensi sempre più alti alimentati dalla paura. Verrà presto nominato Alto Cancelliere. Da quel momento, il Regno Unito diventerà il suo parco giochi.

Il copione è già noto. Totalitarismo, dittatura, tolleranza zero per tutti coloro che sono diversi. Coprifuoco. Notizie filtrate dal governo o create direttamente. In questo mondo, Evey Hammond fa il possibile per sopravvivere. Odia la dittatura, ma non può farci nulla. Ha troppa paura per sfidarla apertamente. Bisogna adeguarsi, ogni giorno.

La sua vita, però, cambia quando una sera incontra V. È un uomo alto, agilissimo. Il suo modo di parlare è altisonante, quasi grottesco. Ogni parola, però, mette i brividi. Più di ogni altra cosa, non ha volto. Tutto ciò che Evey vede è una maschera, quella di Guy Fawkes, l’uomo che il 5 novembre del 1605 tentò di incendiare il Parlamento. Non è soltanto una maschera. È anche il suo DNA, la sua missione, ossia distruggere l’edificio per restituire al popolo la propria dignità.

V per Vendetta è un’opera complessa e pregna di significati. Trasmette immediatamente una sensazione straniante, distorta, quasi acida. Il mondo descritto da Moore e rappresentato da McTeigue è oscuro e rassegnato. La figura di V, un uomo senza volto, rende rischiosa la fase iniziale, privando lo spettatore di un vero punto di riferimento. Qualcuno con cui identificarsi davvero.

In soccorso, giunge un ritmo cadenzato al millimetro, che alterna dialoghi brillanti e magniloquenti a momenti di azione puliti ed efficaci.
Bastano poche scene per familiarizzare col protagonista e col suo passato travagliato. In un certo senso, il nostro vero punto di vista è quello di Evey. Anche noi siamo spaventati e disorientati. Anche per noi è complesso fidarci di quello strano personaggio che è V, nonostante la bellezza magnetica dei suoi discorsi.

La narrazione si dipana in una serie di piccole linee. C’è il presente, distopico e granitico. C’è il passato di V, quello di Evey. Gli intrighi sordidi e calcolati del governo. I segreti inconfessabili e inconfessati. Tutto questo, scena dopo scena, si fonde perfettamente fino a creare una rete completa e sfaccettata, dando anche vita a momenti davvero memorabili, che ovviamente preferiamo tacere.

La capacità più sorprendente che la pellicola possiede è quella di ribaltare i valori dello spettatore. Basti pensare che l’intera trama conserva, come stella polare, la distruzione del Parlamento inglese. Un edificio che, se fosse abbattuto davvero, desterebbe sconforto e incredulità a prescindere dalla causa. Eppure, per 132 minuti, non solo ne accettiamo il destino, ma arriviamo a pretenderlo. Perché V ha ragione. La speranza è più importante di un palazzo.

Nonostante la maschera, Hugo Weaving, apprezzatissimo in Matrix, svolge un lavoro eccezionale. Di fatto, è un doppiaggio, ma eseguito in maniera così sentita ed immersiva che persino il volto freddo di Guy Fawkes sembrerà muoversi, ogni tanto. Un plauso va anche a Natalie Portman che, soprattutto nella seconda fase, muta espressività e tono degli occhi, rendendo al meglio un ruolo difficile ed a tratti anche scomodo.

Discorso similare anche per gli altri pochi personaggi. Ottimo Stephen Rea, che dà vita ad un uomo di legge vecchio stile, ancora troppo umano per i gusti del nuovo regime. Paradossale la scelta di John Hurt come interprete del cancelliere Sutler. Hurt, infatti, è l’uomo che diede il volto ad uno che stava dall’altra parte, ovvero Winston Smith, celebre protagonista di 1984.

L’ambientazione, in V per Vendetta, si rivela un piccolo capolavoro di accostamenti. La città buia, deserta. Le famiglie accatastate nel salone davanti ad un televisore che trasmette sempre la stessa cosa. In questo scenario, la vista di un libro, o un quadro, sembra rivoluzionaria. E lo è. Un colore diverso, più vivo, ci fa sussultare. Il contesto gioca con lo spettatore, abituandolo, sorprendendolo, e riabituandolo ancora.

Le musiche risultano perfette, disposte con i tempi giusti, e capaci di stupire grazie al contrasto tra il mondo futuristico/distopico e le melodie classiche di un passato perduto.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Scenggiatura
Interpetazioni
Emozioni

SINOSSI

V per Vendetta è un’opera da conservare. La perfetta trasposizione di quel capolavoro che fu la graphic novel di Alan Moore. Pur dovendo rinunciare a qualcosa, la produzione ha trasfigurato le medesime sensazioni della matrice. La pellicola opprime, spaventa e colpisce. Poi però, risveglia, dà forza e stimola. V per Vendetta è come la distruzione del Parlamento o, se vogliamo, quella del Colosseo, di Notre Dame o della Sagrada Familia. Una provocazione bruciante e insopportabilmente vera. La dimostrazione che i simboli non servono a nulla senza qualcuno che creda in loro.
Diego Scordino
Amante di tutto ciò che abbia una storia, leggo, guardo e ascolto cercando sempre qualcosa che mi ispiri. Adoro Lovecraft e Zafòn, ho passato notti insonni dietro Fringe e non riesco a smettere di guardare Matrix e Il Padrino. Non importa il genere, mi basta sentire i brividi.

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