domenica, 17 Ottobre, 2021

Treno di Notte per Lisbona

Esistono libri e libri. Alcuni sembrano scritti con un inchiostro destinato a sciogliersi come lo zucchero nel caffè. Sono opere flessibili, ricche di elementi comuni, che spesso per essere capite non hanno bisogno d’altro che di un paio di occhi. Esistono invece libri più misteriosi, complessi da tradurre sul grande schermo, in cui il passato ed il presente stancamente si confondono, fino a mescolarsi. È il caso di Treno di Notte per Lisbona, romanzo scritto dallo pseudonimo Pascal Mercier e divenuto un lungometraggio soltanto nel 2013, ben nove anni dopo la sua uscita cartacea.

Treno di Notte per Lisbona

Il cielo è brusco sopra Berna. Quando non piove, sta per piovere. E quando piove, piove davvero. Il professor Gregorius sta giocando a scacchi nella sua casa, ma la partita presenta due dettagli molto particolari. Il primo è che sono le sei del mattino, il secondo è che dall’altra parte del tavolino non c’è seduto nessuno.
Eppure, il professore non sembra per nulla a disagio. È insonne, ma è anche abitudinario. Ed anche quell’insonnia, come tutto il resto, è ormai divenuta soltanto l’ennesima abitudine.

Nessuno potrebbe immaginare che proprio quella notte così ordinaria ed uguale a tutte le altre, stia per trasformarsi nell’alba di una nuova ed imprevedibile avventura. Un’avventura che, per la prima volta nella sua vita, afferrerà Gregorius per strapparlo da Berna e condurlo a Lisbona, alla ricerca di un talentuoso e sconosciuto scrittore portoghese.

Treno di Notte per Lisbona

Il film diretto da Bille August, prendendo a piene mani dal soggetto originale, pone la trama intensa e stratificata al di sopra di tutto. Costantemente divisa tra passato e presente, la pellicola racconta due storie che più che intrecciarsi davvero, sembrano sfiorarsi e spintonarsi a vicenda, per mostrare un passo alla volta ogni loro piccolo frammento.

Oltre al professor Gregorius, ingarbugliato in un presente noioso e ripetitivo, faremo la conoscenza di Amadeu de Almeida Prado, vissuto in Portogallo durante la terribile dittatura di António de Oliveira Salazar. Dittatura che, a differenza del trattamento riservato al nazifascismo, è stata negli anni molto spesso ignorata.

Treno di Notte per Lisbona

Il continuo intrecciarsi di due epoche diverse, già presente nell’impostazione originaria del romanzo, qui prende forma con assoluta naturalezza. Ciò avviene grazie ad immagini forti e potenti che da un lato rendono evidente il clima oppressivo e repressivo della dittatura, e dall’altro trasmettono pace e quiete grazie agli scorci luminosi del presente.

In aggiunta ai tanti elementi già presenti sulle pagine di Mercier, Bille August sceglie di giocare con i punti di vista. Questa mossa, efficace di per sè ma non di certo originale, permetterà di osservare il medesimo evento attraverso gli occhi di più personaggi, scorticando a fondo ogni singolo elemento del background. Posizionati in maniera intelligente, questi momenti arricchiranno uno scenario già denso di emozioni, chiarendo al contempo tutti quei piccoli dettagli che fin dall’inizio ci si paravano davanti.

Ad indebolire le basi di quest’ambiziosa impalcatura, provvedono purtroppo due fattori negativi. In primis, eccettuata la resa pressoché perfetta dei due protagonisti, il resto del cast non si dimostra sempre all’altezza del compito.

In più, la necessità tecnica di tagliare personaggi e svolgimenti presenti nel romanzo, ha creato diversi grattacapi alla produzione. Il risultato è una sceneggiatura che in alcuni momenti sembra visibilmente zoppicare, sminuendo un po’ l’ottimo lavoro di immedesimazione pazientemente svolto in precedenza.

A compensare in parte le défaillance strutturali, giunge in soccorso la splendida Lisbona, che in alcuni punti sembra assurgere a vera e propria protagonista della storia. Vicoli scoscesi, panorami luminosi e serate cristalline. Ogni aspetto fotografico sembra curato nei minimi dettagli, conferendo alla capitale portoghese un fascino che nonostante gli anni sembra destinato a non sbiadire mai.

Un po’ anonime invece le musiche. Più che a sorreggere l’intelaiatura narrativa, le affusolate note di Annette Focks si limitano ad accompagnarne dolcemente lo svolgimento, senza infamia e senza lode.

Treno di Notte per Lisbona

L’opera di Bille August non è un prodotto facile da giudicare. Da un lato, abbiamo un nucleo profondamente umano, quasi familiare, che poco si cura delle sottigliezze tecniche. Dall’altro, le tante, troppe incertezze rischiano di compromettere il valore generale dell’opera.

In questo senso, la pellicola di August vive sospesa sul filo della contraddizione. Siamo davanti ad un prodotto sentito, profondo e coinvolgente. Ma siamo anche davanti ad un qualcosa che in alcuni istanti pare dimostrarsi addirittura goffo. Starà a noi decidere come comportarci. Se corrugare la fronte e scuotere la testa in segno di diniego, oppure sorridere di quelle incertezze come un adulto accondiscendente farebbe con un bambino. Ed è forse in questa scelta che risiede il vero spirito del film.

Girarsi di scatto per uscire dalla stazione, o magari salire, sedersi e leggere qualcosa. Aspettando che quel treno, partito di notte, ci porti finalmente nella splendida Lisbona.

Voto Autore: [usr 3,5]

Diego Scordino
Amante di tutto ciò che abbia una storia, leggo, guardo e ascolto cercando sempre qualcosa che mi ispiri. Adoro Lovecraft e Zafòn, ho passato notti insonni dietro Fringe e non riesco a smettere di guardare Matrix e Il Padrino. Non importa il genere, mi basta sentire i brividi.
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