Toy Story 5 è un film d’animazione del 2026 co-scritto e diretto da Andrew Stanton. Riportando gli iconici personaggi di sempre sul grande schermo, si tratta del quinto film del franchise di Toy Story (qui la recensione) e sequel di Toy Story 4 (2019), nonché 31º lungometraggio Pixar.
Trent’anni dopo, questi giocattoli hanno ancora tanta vita da vivere. Il film uscirà in tutti i cinema italiani il 18 giugno.
La prima generazione di bambini cresciuti con i tablet è ormai abbastanza grande da provare una propria nostalgia. Questa realtà fa sì che Toy Story 5 sembri meno un sequel superfluo e più un franchise che finalmente si adegua al mondo che lo circonda.
Per anni, gli amati giocattoli della Pixar hanno lottato contro l’obsolescenza. Sono sopravvissuti all’arrivo di giocattoli più recenti, hanno affrontato l’abbandono e alla fine hanno accettato che l’infanzia stessa è fugace. Questa volta, però, la minaccia non è un altro giocattolo. È un intero cambiamento culturale.
È un’idea geniale, e si sentiva che era ora. Sedici anni dopo l’uscita di Toy Story 3 e sette anni dopo l’uscita di Toy Story 4 e l’arrivo del primo iPad, la Pixar si chiede finalmente cosa succede quando i giocattoli non competono più tra loro per l’attenzione di un bambino, ma con la tecnologia stessa.

Toy Story 5: la trama
Ambientato diversi anni dopo Toy Story 4, Bonnie ha ora otto anni e fatica a relazionarsi con i bambini che la circondano. Mentre lei trova ancora conforto e gioia nel gioco di fantasia, molti dei suoi coetanei sono incollati ai loro Lilypad, un tablet pensato per aiutare i bambini a socializzare e interagire.

Preoccupati per il suo isolamento, i genitori di Bonnie le comprano un Lilypad (doppiata in Italia da Katia Follesa), creando un’inaspettata rivale per Jessie, che è diventata il centro emotivo della collezione di giocattoli di Bonnie.
Toy Story 5: la recensione
Fortunatamente, Toy Story 5 evita di trasformarsi in una semplicistica parabola morale sul tema “la tecnologia è cattiva”. Il regista Andrew Stanton e la co-regista Kenna Harris comprendono che i dispositivi digitali non sono né eroi né cattivi. Il film riconosce i benefici della tecnologia, ma al contempo si interroga su come essa possa talvolta sostituire, anziché favorire, un’autentica connessione umana. In questo modo, elabora uno dei temi più attuali del franchise senza perdere di vista l’essenza stessa di Toy Story: aiutare i bambini ad affrontare le sfide della crescita.
Ciò che eleva davvero il film è la decisione di mettere Jessie in primo piano.
Sebbene Woody e Buzz siano da tempo i volti del franchise, Jessie ha silenziosamente portato sulle spalle alcuni dei suoi più profondi fardelli emotivi sin da quando Toy Story 2 ha regalato la devastante sequenza “Quando lei mi amava”. Toy Story 5 si basa su questa storia, conducendola in un viaggio profondamente personale che la costringe ad affrontare interrogativi irrisolti sul senso della sua vita, sul suo valore personale e sul suo senso di appartenenza.

Ancora una volta il film dimostra che Jessie rimane una delle creazioni Pixar più toccanti dal punto di vista emotivo. La sua interpretazione è divertente, vulnerabile e al contempo profondamente commovente, permettendo ai momenti più intensi del film di avere un impatto autentico. Questa è la storia di Jessie, a differenza dei film precedenti incentrati su Woody o Buzz, e la scelta si rivela vincente.
Il nucleo emotivo è bilanciato da alcuni dei momenti più divertenti che il franchise abbia offerto negli ultimi anni. Una sottotrama inizialmente bizzarra, che vede un gruppo di Buzz Lightyear smarriti alla ricerca del Comando Stellare, rischia ripetutamente di rubare la scena a tutti. Ciò che inizia come un divertente diversivo si evolve gradualmente in una delle gag ricorrenti più geniali del film, culminando in un finale che giustifica ogni deviazione.
Anche la perfezione ha i suoi difetti
Il film, tuttavia, non è esente da difetti. Nel tentativo di gestire le difficoltà sociali di Bonnie, il percorso personale di Jessie, il conflitto con Lilypad e la sottotrama di Buzz Lightyear, la parte centrale risulta a tratti eccessivamente densa. Diversi personaggi amati dal pubblico vengono in gran parte messi in secondo piano e il ritmo può diventare sorprendentemente frenetico per un franchise che storicamente si è distinto per la capacità di dare spazio ai momenti emotivi.

Rimane inoltre la sensazione che la sceneggiatura a volte si trattenga dal colpire nel segno. Sebbene il film sollevi interrogativi interessanti sul rapporto dei bambini con la tecnologia, raramente approfondisce tali tematiche quanto potrebbe. Alcuni spettatori potrebbero uscire dalla sala desiderando che la Pixar fosse stata un po’ più audace nella sua critica.
In conclusione
Ciononostante, Toy Story 5 centra l’obiettivo dove conta di più. Capisce che il franchise non è mai stato veramente incentrato sui giocattoli. Parla dell’infanzia. Parla dell’amicizia. E della sensazione di essere lasciati indietro. E parla della scoperta del proprio valore quando il mondo sembra deciso ad andare avanti senza di te.

No, questo sequel non è emotivamente devastante come Toy Story 3, né riesce a ricreare la magia quasi perfetta di Toy Story 2. Eppure non ne ha bisogno. Permettendo a Jessie di essere al centro dell’attenzione ed esaminando come appare l’infanzia nell’era digitale, Toy Story 5 riesce a dire qualcosa di significativo che ha una sua identità ben definita.
