Recensioni FilmThe Whole Bloody Affair, Kill Bill come lo voleva Tarantino

The Whole Bloody Affair, Kill Bill come lo voleva Tarantino

Kill Bill, quel progetto che ha fatto conoscere a tantissimi il fenomeno “Tarantino“, è tornato nelle sale. Kill Bill – The Whole Bloody Affair è nelle sale come un evento speciale di pochi giorni, ma è andato così bene che è stato prorogato fino al 10 giugno. Per dire quanto la fame del pubblico per vedere Tarantino al cinema sia alta. Il film all’epoca dell’uscita (2003 prima parte e 2004 la seconda) venne diviso in due parti sotto insistenza della produzione. “The Whole Bloody Affair” uscì sotto forma prima di Kill Bill Volume 1 e poi di Kill Bill Volume 2. (Recensione Qui).

Bisogna tornare indietro nel tempo, ai primi 2000. Quentin Tarantino negli anni 90′ veniva da uno degli esordi più illuminati di sempre con Le Iene. Col secondo film ha compiuto la conferma portando in scena Pulp Fiction. Uno dei film più importanti della storia del cinema per diversi motivi. Come terzo film arrivò Jackie Brown che è un unicum nella carriera del regista, che venne anche recepito in maniera divisiva dal pubblico. Per questo Tarantino non aveva ancora la forza per richiedere nelle sale un film di 4 ore con scene di violenza all’ennesima potenza.

Abbiamo visto per tutti questi anni un “compromesso”. La divisione in due parti ha sempre fatto discutere, ma bisogna dire che all’epoca ha creato un evento. E le modifiche richieste dalla produzione hanno regalato una magia tutta propria al film che abbiamo visto in questi anni. Ma è bello poter finalmente vedere cosa aveva in mente di proporre Tarantino con questo montaggio che ha tenuto sempre per sé, fin ora. The Whole Bloody Affair è un viaggio e propone scene inedite e qualche dettaglio in più. Ora entriamo più a fondo nell’epopea samurai/western di uno dei registi più importanti della storia del cinema.

The Whole Bloody Affair – Trama

Una ragazza bionda che chiameremo La Sposa (Uma Thurman) si reca a casa di Vernita Green (Vivica A. Fox), un’ex assassina ormai divenuta mamma e che ha cambiato la propria vita sposando un medico. Le due hanno una colluttazione senza freni e ribaltano la casa a furia di colpi di coltello e calci. La Sposa però, una volta tornata la figlia di Vernita, Nikki, non vuole uccidere la madre di fronte alla piccola. Così le due si fermano e capiamo il perché di tutta la furia a cui abbiamo assistito. Quattro anni prima La Sposa è stata picchiata a morte durante le sue nozze in una piccola cappella di El Paso da una squadra di assassini.

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Vengono massacrati tutti i presenti alla cerimonia e infine arriva un uomo a sparare in testa alla sposa. A quanto pare La Sposa è incinta e in “punto di morte” rivela che la bambina che aspetta è dell’uomo che le sta per sparare, ovvero Bill (David Carradine). Incredibilmente La Sposa sopravvive e si risveglia da un coma quattro anni dopo in un ospedale squallido del New Mexico. Da qui parte la sua vendetta, un passo alla volta. Dopo essersi resa conto che durante il coma veniva abusata di continuo dall’infermiere Buck (Michael Bowen) e da tanti altri, La Sposa massacra chi abusava di lei ed evade dall’ospedale.

Una volta ripresa si reca a Okinawa dove il leggendario fabbricante di spade, Hattori Hanzo (Sonny Chiba), le forgerà la più potente spada possibile per vendicarsi di quella squadra che le ha portato via tutto. Prima di arrivare a Bill, La Sposa vuole ucciderli uno a uno. La prima è O-Ren Ishii (Lucy Liu) ora capo della Yakuza e a capo dell’esercito degli 88 folli. Poi toccherà a Vivica come visto all’inizio. Infine ci sono Elle (Daryl Hannah), una spietata esperta di veleni con un occhio solo e Budd (Michael Madsen), ormai ritirato e buttafuori di uno strip club. La vendetta porterà La Sposa di nuovo da Bill, dove forse l’aspetta una vendetta più amara di quello che pensava.

The Whole Bloody Affair – Cast

Il cast del film è leggendario e ricco di omaggi al cinema passato, al cinema che ha costruito l’artista che è diventato Tarantino… e soprattutto tanto cuore. L’avevamo capito da Pulp Fiction che Uma Thurman era un po’ la musa del regista. Ed è dall’amore nato su quel set che Tarantino ha scelto di creare tutto un progetto attorno a questa attrice meravigliosa. E qui riesce a farla risaltare il più possibile. Ma anche tutto il resto del cast riesca a risplendere e sappiamo quanto il regista sia ottimo a lavorare con gli attori.

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Qui riesce come suo solito a creare un microcosmo che funziona sotto regole tutte sue. Tutta la Squadra Assassina Vipere Mortali è iconica. Vivica A. Fox è Vernita Green, una mamma che ha cambiato la sua vita come voleva fare La Sposa originariamente. Lucy Liu è O-Ren Ishii che condivide molti tratti con la protagonista. Consumata completamente dalla vendetta rappresenta ciò che La Sposa potrebbe diventare più avanti. E ottimi gli aiutanti di O-Ren, ovvero l’adolescente psicopatica Gogo (Chiaki Kuriyama) e la traduttrice Sofie Fatale (Julie Dreyfus).

Nella seconda metà di film risplendono al meglio anche Daryl Hannah e Michael Madsen, ma soprattutto l’iconico Bill. Tarantino prende un mito sottovalutato della sua infanzia e gli fornisce tutto lo spazio per risplendere. E soprattutto la possibilità di entrare nella memoria delle nuove generazioni. David Carradine è di sicuro una leggenda, ma qui è al massimo dello splendore. Magnetico, simpatico e anche narcisista. Talmente tanto da concedersi lunghi monologhi ammalianti e autoindulgenti.

The Whole Bloody Affair – Recensione

La domanda che bisogna porsi è “ne è valsa la pena vedere questa versione?“. Certo che sì, si tratta davvero di un viaggio. Visto tutto di fila Kill Bill diventa ancora di più un’epopea pop samurai/western incredibile. Ci sono aggiunte, le sequenze animate sono di più e il leggendario scontro con gli 88 folli è leggermente più lunga e tutta a colori. Ma, perché c’è un ma, è uno di quei casi in cui forse l’ingerenza produttiva ha fatto bene a una pellicola. Tarantino non si è basato a lamentarsi e basta dopo le limitazioni e ha trovato guizzi d’ingegno per sfruttare il più possibile i paletti presentati.

Le sequenze in più animate sono fantastiche certo, anche se forse davvero esagerate… anche considerando la natura del film. Soprattutto la sequenza dell’ascensore. Ma nel film originale la scena animata era una e bastava perfettamente per raccontare il background di O-Ren e non bloccava troppo la narrazione. Il bianco e nero rendeva ancora più stravagante e iconica la scena degli 88 folli, e anche più creativa. Era un modo anche per non esagerare e mascherare molto più le secchiate di sangue proposte. E ci sono delle mancanze non da poco…di aggiunte fatte in post per rendere la divisione in due film più armoniosa.

Il finale del Volume 1 è iconico con quella frase finale di Bill che ha fatto impazzire il pubblico al cinema e quel mini trailer della parte due che fomentava. Il Volume 2 è talmente diverso sotto il profilo del ritmo, della messa in scena e anche del genere… che fa davvero strano pensarlo come un film unico che inizia e finisce. La divisione in due parti aiuta a tamponare questa sensazione. Quindi, come divertissement di Tarantino è ben accetto ed è fantastico poterlo visionare così come lo aveva pensato. Ma se fosse uscito così all’epoca non sarebbe diventato così pop come film, e non avrebbe avuto successo. Un incredibile viaggio, sia unito che diviso in due parti.

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Conclusioni

È davvero bello e curioso poter vedere la versione originale di un artista. Ma qui non si parla ovviamente della Final Cut di Blade Runner, o della versione estesa della trilogia de Il Signore degli Anelli… o persino del piccolo (e fuoco di paglia) fenomeno che si era creato dopo la realizzazione della Snyder Cut di Justice League. The Whole Bloody Affair è un bel gioco, una ludica visione che può trasformarsi in un’ottima visione alternativa di un cult infinito. Ma come prima visione si consiglia sempre la divisione in due parti. Ma l’arrivo di questo film attesta ancora quanto sia potente l’influenza che Tarantino ha sul pubblico.

Bisogna dire che per molti l’amore per Tarantino nasce qui. Quel Tarantino che mischia l’autorialità al cinema pop. Molti si riconfermarono suoi fan con l’arrivo di Bastardi senza Gloria che alzò anche la considerazione da parte della critica. Django Unchained diede uno sguardo diverso anche alle capacità attoriali di DiCaprio. The Hateful Eight è stato un incredibile giallo/western e C’era una volta a Hollywood… un atto d’amore unico alla settima arte. Ma il pubblico ha fame di questo regista e lo si nota dall’affluenza nelle sale per vedere questa epopea che dura quattro ore e passa.

A più di vent’anni dal film originario, Tarantino ci ricorda con questa “versione speciale” quanto è stato seminale e iconico… e quanto è amato dal pubblico. The Whole Bloody Affair è stato, ed è in questi giorni, un viaggio surreale e una montagna russa di emozioni. Si spera che possa diventare una versione alternativa per appassionati magari in home video. E dalla durata mastodontica di questa versione si esce dalla sala dicendo “ma io una serie curata da quest’uomo la vedrei volentieri”. E speriamo di vederla presto…

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

The Whole Bloody Affair è la versione originaria che aveva in mente Quentin Tarantino del suo Kill Bill senza la divisione in "due volumi". A più di vent'anni di distanza dai due volumi, al cinema è arrivata questa visione alternativa del cult assoluto con aggiunte molto affascinanti e visioni diverse di un film che ormai si conosce a memoria.

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