Abbiamo tutti vissuto momenti in cui ci siamo sentiti osservati nonostante fossimo completamente soli. Di solito, questa sensazione è semplicemente questo: una mera sensazione. Di solito non c’è davvero nessuno che ci guarda e siamo veramente soli, ma cosa succederebbe se fossimo realmente osservati, non solo per un momento, ma per tutta la vita, e tutti gli altri sul pianeta ci guardassero? Questo concetto prende vita nel film The Truman Show del 1998 diretto da Peter Weir, candidato a ben 3 Premi Oscar nel 1999 e premiato con tre BAFTA e altrettanti Golden Globe.

The Truman Show

The Truman Show vede Jim Carrey, ai tempi perfettamente sconosciuto per il grande schermo, nei panni di Truman Burbank, la cui vita è letteralmente un reality show televisivo dal vivo, ma a sua insaputa. Truman, infatti, non ha la minima idea di essere una delle più grandi star televisive del mondo e non si rende conto che 5.000 telecamere nascoste documentano e trasmettono ogni minuto della sua vita. Tutto nella sua esistenza è falso. La città in cui vive è un gigantesco set sotto una cupola controllato interamente da Christof (Ed Harris), regista-demiurgo dello spettacolo, e dal suo team di produzione. Tutti i cittadini, i suoi genitori, il suo migliore amico e persino sua moglie sono solo attori pagati per far parte dello spettacolo, e quindi della sua vita.

Man mano che il film procede, Truman diventa sospettoso della sua realtà, e inizia ad indagare sulla vera natura della sua esistenza, mentre il cast e la troupe dello show televisivo tentano di fermarlo. Il concetto del film è particolarmente interessante, ma la sua esecuzione è ancora meglio del concetto stesso. Il film è il miglior esempio di ironia drammatica, in cui il pubblica sa qualcosa che il personaggio non sa e, per tutta la durata, ci sono sottilissimi indizi sulla vera natura del luogo in cui Truman vive. Guardare il protagonista manipolato e vedere la sua vita predeterminata dallo show runner consente al pubblico di simpatizzare con il protagonista, poiché il suo libero arbitrio viene spogliato per il bene di una televisione.

The Truman Show

Ci sono strati complessi in The Truman Show, poiché il film commenta l’autocompiacimento del pubblico, l’intrattenimento televisivo, la manipolazione, l’integrità artistica, il consumismo, la libertà personale, solo per citarne alcuni. Si potrebbe avere una conversazione della durata di ore sui messaggi nascosti dietro al film, e questa sua complessità gli consente di rimanere ancora oggi rilevante. Anzi, nel 2020 il film sembra più autentico che mai, considerando l’aumento di reality show, social media, realtà artificiale e fake news. È abbastanza ignaro a tutti noi, l’effetto che i media ci fanno. Gli abiti che indossiamo, gli sport che pratichiamo, la musica che ascoltiamo e le nostre opinioni politiche sono veramente aspetti nostri, liberi e personali, oppure no? Televisioni, radio, giornali, cartelloni pubblicitari, riviste e internet sono tutte forme di media di cui siamo circondati. E il film rivela esattamente come siamo assediati e condizionati dai suoi effetti manipolatori e che, ognuno di noi, come Truman, è tenuto inconsapevolmente “prigioniero” in un mondo che è stato alterato senza il nostro permesso. Nel caso specifico di Truman l’effetto dei media ha alterato le sue decisioni per conformarsi ad uno stile di vita molto ristretto. I media hanno manipolato Truman facendolo rimanere nell’unico posto per trent’anni, creando fobie in modo tale che Truman non tentasse mai di scappare dall’isola. Dal giorno in cui è nato, la vita di Truman è stata controllata da un enorme pannello di controllo nel cielo. La sua città natale è l’immagine della perfezione, ma senza libertà, un paesaggio freddo, una società pittoresca ma decisamente orwelliana. Sono presenti molte esagerazioni, tuttavia gli effetti silenziosi dei media sono evidenti e rappresentano un rischio considerevole. Nella nostra moderna società, i media hanno dimostrato di avere un effetto sia positivo che negativo, poiché hanno la capacità di formare e influenzare le opinioni delle persone.

In conclusione, The Truman Show è un film stimolante, inventivo, creativo e ben realizzato. Nella maggior parte delle scene del film, la prospettiva del pubblico passa attraverso una delle telecamere nascoste dello spettacolo. Questo non è solo un modo sottile per ricordare al pubblico l’artificio e la manipolazione dello spettacolo, ma anche un metodo creativo per aggiungere eccitazione e intrigo al film. I membri del pubblico possono facilmente comprendere la confusione, i crolli, le invettive e la tristezza di Truman grazie ad una performance stellare di Jim Carrey, un mondo credibile creato dal regista Peter Weir e dalla bravissima penna di Andrew Niccol, che ha sceneggiato anche “The Terminal” di Steven Spielberg e “Gattaca” di cui è anche il regista. Quest’ultimo, un thriller fantascientifico su un ragazzo che ha vissuto una vita finta prendendo il sopravvento sull’identità di qualcun altro, è tematicamente correlato alla storia Truman, anche se meno sofisticato. Quando tutto è stato detto e tutto è stato fatto, ciò che eleva l’opera di Peter Weir da un grande film a uno iconico è la sua ricca premessa, che lascia il pubblico a porsi una pletora di domande sulla vita, sui media, su Dio e sulla condizione umana.

Voto Autore: 4.3 out of 5 stars

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