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The Stand – recensione serie tv

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The Stand o L’Ombra dello Scorpione è uno dei romanzi nati dalla penna di Stephen King, uscito nel 1978, è conosciuto anche come uno dei più lunghi scritti dallo scrittore con le sue 1378 pagine.

Romanzo dopo romanzo, raccolte di racconti, l’universo di Stephen King è sempre in continua espansione e le sue storie sempre collegate in qualche modo le une alle altre con un solo fulcro di origine, un solo Yggdrasil. La Torre Nera, dove tutte le sue oscure creature e personaggi sopra terreni sono di passaggio o sono presenti.

The Stand

In The Stand troviamo uno di questi personaggi, Randall Flagg detto anche l’ Uomo Nero. Mago oscuro interessato solamente al caos e allo sterminio delle persone, capace di far affiorare le bassezze delle persone e sfruttarle per i propri fini.

Flagg, letterariamente parlando, fa la sua prima apparizione in The Stand poi, successivamente, in L’Occhio del Drago ed infine La Torre Nera. Vestito in maniera rassomigliante un cow boy del profondo sud texano, cosa può mai combinare questo personaggio?

The Stand Trama

The Stand parla di una pandemia a livello globale provocata da un virus denominato Progetto Azzurro, creato in un laboratorio militare, più avanti ribattezzato Captain Trips. 

Il mondo di pochi superstiti è diviso tra bene è male, il male capitanato dal mago oscuro Randall Flagg (Alexander Skarsgård) e l’altra capitanata da Abagail Freemantle (Whoopi Goldberg).

La serie tv formata da 9 episodi uscita il 3 Gennaio 2020 si concentra all’inizio sulla storia dei vari superstiti di ambedue le fazioni. Tutti i superstiti vengono a contatto con Abagail che da Flagg tramite il mondo onirico per dare loro la scelta con chi unirsi; dove la donna è visibile in campi di pannocchie o sul portico della sua casa, dall’altra Flagg si presenta sotto forma di un enorme lupo o sé stesso in un deserto con luci a neon o tavoli da gioco delle inconfondibili insegne di Las Vegas.

In Italia siamo riusciti a vedere questa serie solo grazie a Starz Play, piattaforma che detiene gli episodi in esclusiva e che era accessibile con un abbonamento integrato su Amazon Prime Video.

The Stand Recensione

Quando si parla di adattare un romanzo di Stephen King in un prodotto audiovisivo in molti tremano al sol pensiero, non è inusuale che i risultati di tali progetti alla fine si rivelino delle vere e proprie delusioni su tutti i fronti, ma gli amanti dello scrittore comunque ogni volta sperano nel miracolo come è successo per la famosa opera rinnegata da King. Shining.

Ma questo non è un esempio che si possa affibbiare a The Stand, si può capire il fatto che i registi e i direttori della fotografia hanno voluto “svecchiare” visivamente il romanzo, ma dallo svecchiare a volergli dare un’impronta trash a quanto pare la linea è breve.

Con un inizio da manuale in cui l’andamento lento della storia ci serve a  conoscere da dove sia partito il virus e come sia sia diffuso, questa lentezza ci serve soprattutto per poter conoscere i personaggi principali in modo da cominciare a disegnare nella mente le loro varie vite e prendere familiarità con i volti. Ma quando fa la sua entrata in scena il mago oscuro Randall Flagg incomincia ad incalzare ed ad evolversi in una salita del prevedibile e trash che non vede fondo.

Storie intrecciate

The Stand

Per quanto le immagini e le atmosfere create dalle luci siano in qualche modo intense e ti faccia empatizzare soprattutto con le parti oniriche, c’è un ché di disturbante che rende una scena potenzialmente bella in una dal sapore insulso e incolore, facendo salire la voglia di skippare per vedere se più avanti c’è qualcosa di più interessante come all’inizio.

Ed invece no, più si va avanti più l’asticella nel trash si innalza, le storie di intrecci dei personaggi hanno sempre meno spazio visto che ormai abbiamo  verso la fine 4 archi narrativi differenti: La zona sicura dove troviamo Abagail ed i suoi sopravvissuti, Las Vegas con Flagg, Stu Redman (James Marsden) che parte dalla zona sicura con altri suoi amici sopravvissuti e andare a combattere Flagg ed alla fine l’Uomo delle Pattumiere.

Quest’ultimo in tutta onestà poteva essere proprio anche non scritto direttamente sia nella stessa opera letteraria, visto che il suo scopo vero si verrà a sapere solo al grande scontro finale ed anche lì potrebbe destare indifferenza per il suo essere lì.

Le note dolenti di qualsiasi post-apocalittico

Ma come tutti i bravi post- apocalittici che si rispettino ha un codice di vestiario dei Villain scagnozzi che deve essere adempiuto, vestiti in pelle, piume di struzzo, piume, capigliature stravaganti e colorate in maniera sgargiante sono presenti come da manuale. Dove sembra che l’inventiva sia proprio creare abiti il più strano possibile per sottolineare il fatto che non ci sia più una legge.

Nonostante il cast di attori famosi ed alcuni anche molto bravi, sembra che ogni volta che si decida di adattare qualcosa di Stephen King, è come se gli attori con le loro interpretazioni non riuscissero a fare quel passo in più per fare la differenza tra un flop ed un prodotto, per quanto godibile, di qualità. Finirà mai questa maledizione?

PANORAMICA

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

Serie consigliata per un pubblico amante del genere King che non ha paura di rovinarsi la fantasia sul tutto se ha letto il libro.

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