Punisher One Last Kill, recente mediometraggio trasmesso da Disney, arriva a colmare la profonda lacuna lasciata dal finale della serie incentrata sullo spietato vigliante della Marvel. Jon Bernthal, che è anche sceneggiatore, offre una visione molto personale dei tratti distintivi della controparte fumettistica. Soltanto 44 minuti riescono a raccontare l’arco di trasformazione di un personaggio, suddividendolo in tre atti, che sono anche del cinema: caduta, rivalsa e consapevolezza. Anche se conosciamo il vero Frank Castle solo allo scadere dell’ ultimo minuto, la durata breve di questo special non significa assolutamente perdita di contenuto.

Punisher One Last Kill- la trama.
Il protagonista Frank Castle alias The Punisher, si trova in un esilio forzato all’interno di un appartamento, a New York. È lì, perché ha massacrato un’influente famiglia criminale e il vuoto di potere che ne deriva trasforma la città in un inferno metropolitano. Proprio a causa di questo, la sua missione volta a punire i trasgressori diventa un fardello da portare. La nemesi del titolo, Ma Gnucci, unica sopravvissuta al massacro di Frank, trasforma quest’ultimo in un bersaglio umano, mettendogli una taglia sulla testa. È caccia aperta e chi era stato sempre il cacciatore diventa la preda. A questo punto, Frank sarà costretto ad uscire dal suo guscio e farsi largo tra strade violente, nel bel mezzo di una rivolta, contro di lui.

Punisher One Last Kill- la recensione
Il finale della serie su The Punisher ci aveva fatto vedere Frank Castle già ultimato nella sua trasformazione in vigilante, con l’iconico teschio bianco sul petto. Qui, almeno all’inizio, egli torna ad un punto morto. Invece che proseguire la sua crociata punitiva, è proprio a causa di questa che si rifugia in un appartamento.
In una prigione di pochi metri quadrati, il montaggio scenico ci offre immagini intermittenti della sua psicosi. I fantasmi della sua famiglia e dei commilitoni morti appaiono e scompaiono, confondendo la realtà con la fantasia. Per Frank Castle tutto questo è però molto reale. Anzi, è un incubo ad occhi aperti, da cui non esce, come nei fumetti, per una scelta che viene dall’interno di se stesso. Il personaggio della Marvel, dopo la morte della famiglia, era stato sì distrutto dal dolore, ma l’aveva sconfitto nell’immediato, divenendo il punitore.

Il parallelismo con John Wick
Nel fumetto Frank Castle ha le idee molto più chiare e soprattutto non si sarebbe crogiolato nel dolore dopo un massacro. Jon Bernthal ha voluto raccontare le sfaccettature di un personaggio, scavando in profondità. Ci ha mostrato un uomo forte, distrutto e ricostruito, dallo stesso male contro cui dovrebbe combattere: Ma Gnucci. In stretta vicinanza a John Wick, che per quattro film ha avuto un bersaglio sulla testa, anche Frank Castle viene predato dal mondo del crimine. Il parallelismo tra i due ha però snaturato la vera essenza del personaggio. Frank Castle è un uomo con una missione e lo scopo se lo dà in solitaria. Qui diventa Punisher in funzione di Ma Gnucci. È lei che lo mette allo scoperto, dinnanzi a se stesso, a chi deve davvero diventare.

Un futuro narrativo per il punitore
I fan possono restare blandamente delusi, poichè l’interpretazione di Bernthal e la coreografia dell’azione danno dignità al personaggio, ma il meglio arriva solo alla fine. L’iconico teschio sul petto del protagonista è riservato alla scena finale. Questo però non sminuisce l’importanza di ciò che avviene prima, tra cui un dinamico sviluppo delle scene e dell’introspezione psicologica. Lo special può essere definito un’altalena di emozioni, che parte da un picco drammatico per arrivare ad un’esplosione di furia. Il finale è in realtà l’inizio di una nuova alba per il punitore, che lo porta definitivamente nel MCU.

Cast e rispettivi personaggi
All’apice della piramide dei personaggi, abbiamo Jon Bernthal che interpreta il punitore. A seguire, Judith Light, la cattivissima Ma Gnucci, partorita dalla penna del fumettista irlandese Garth Ennis. Torna il commilitone dal destino poco chiaro Curtis Hoyle e un misterioso uomo chiamato Barry. È probabile che sia la versione cinematografica di uno dei nemici più pericolosi del punitore dei fumetti: Barracuda.

Conclusioni
Guardando The Punisher One Last Kill, è innegabile il difetto cardine: aver lasciato il meglio solo alla fine. La vera forza di The Punisher è quella di essere un uomo consapevole di se stesso fin dall’inizio. Egli non ha bisogno di provocazioni per agire e risolvere il suo trauma interiore. La morte della famiglia diventa la scusa per provare empatia con quello che non è niente meno di un serial killer di criminali. Sotto la pioggia e il sangue però, Bernthal ci ricorda che esiste anche un’ umanità. La parte più debole di The Punisher qui ha preso il sopravvento, accontentando i fan del personaggio solo alla fine. Tralasciando ciò, vale la pena guardarlo, anche solo per la recitazione così sentita e viscerale di Bernthal.
