Brad Furman firma The Lincoln Lawyer (2011), un film su un avvocato tanto brillante quanto sospeso in una morale che si avvita su se stessa. Quello che vorrebbe essere un legal drama in realtà prova a sprofondarci in una riflessione sulla giustizia e su come viene applicata.

The Lincoln lawyer – Trama
Mickey Haller (Matthew McConaughey) è un avvocato di difesa che esercita la professione seduto sui sedili posteriori della sua auto: una Lincoln nera targata NTGULTY (non colpevole). Mickey difende piccoli criminali, ladri, spacciatori e il suo unico obiettivo non è difendere la giustizia, ma solo ottenere un verdetto di non colpevolezza. Un giorno gli capita tra le mani la grossa opportunità di difendere Louis Roulett (Ryan Philippe). Louis è ricco e giovane ed è accusato di aggressione ad una prostituta. Nonostante lui si dichiari innocente, Mickey ne dubita e questo caso metterà a dura prova la sua morale portando a galla vecchi rimpianti.

The Lincoln lawyer – Recensione
The Lincoln lawyer è uno di quei film che si guardano senza pretese, da cui non ci aspetta altro se non un intrattenimento abbastanza intelligente da non far appesantire le palpebre. Brad Furman ce lo fornisce. I primi trenta minuti viaggiano ad un ritmo sostenuto spostandoci da un tribunale all’altro a bordo della Lincoln. Mickey passa da un caso di spaccio a un caso di prostituzione con la naturalezza di una semplice giornata in ufficio. Si muove tra i tribunali e chi ci lavora dentro come se fossero semplici colleghi, e alla fine della giornata di lavoro beve un drink con l’avvocato avversario, nonché la sua ex moglie Maggie McPherson (Marisa Tomei).
Furman sta incollato ai suoi attori, non li molla mai, in particolare Matthew McConaughey. L’attore texano è perfetto per interpretare l’avvocato Mickey Haller; è deciso, irriverente, divertente e divertito. McConaughey è magnetico, e come arringa la giuria riesce a conquistare chiunque lo guardi scivolare tra le pieghe della legge e la gestione dei suoi poco raccomandabili clienti. Non è un caso che questo fu il film che lo rilanciò, scrollandogli di dosso l’etichetta di attore belloccio lanciandolo verso un cinema diverso.

Un ritmo che chiede troppo allo spettatore
Il film si regge sulle sue spalle, sulla sua energia che dà la spinta giusta al film nel momento in cui lo slancio iniziale comincia ad esaurirsi. Se il ruolo di Mickey Haller sembra cucito come un abito su misura per Matthew McConaughey, non lo è altrettanto la sceneggiatura che fatica a decollare realmente. Dopo un inizio scoppiettante il film comincia a girare in tondo. Mickey incontra altri personaggi, fa riferimento ad eventi passati e il film si carica di molte informazioni.
Informazioni che sembrano provenire da un immaginario già solido e ben costruito; ciò richiede uno sforzo ulteriore per stare dietro al ritmo che Furman dà alla pellicola. Il motivo potrebbe essere riconducibile al fatto che The Lincoln Lawyer è tratto da un romanzo, Avvocato di difesa, di Michael Connelly. Furman sembra dare per scontata la conoscenza del libro e si muove ad una velocità troppo elevata per stargli dietro senza perdersi nulla.

Una struttura da serie tv compressa in un film
Questo difetto emerge in particolar modo quando entra in scena il personaggio di Michael Peña. La linea narrativa del suo personaggio viene inserita in un breve dialogo tra Mickey e un detective della polizia. Si tratta di un dialogo a cui si dà poca importanza, ma che nel prosieguo del film prenderà sempre maggior importanza. Durante un flashback il personaggio di McConaughey ripercorrerà il suo caso che diventerà di fondamentale importanza per la risoluzione del caso principale. A questo punto ci rendiamo conto di una cosa: questo film è trattato come se fosse una serie tv, o quanto meno una serie di film.
Lo si percepisce già dai titoli di testa del film, molto nello stile di serie dell’epoca come Breaking Bad o True Detective. Inoltre, sembra volutamente non approfondire alcuni personaggi in previsione di episodi o film successivi. Tutto viene lasciato troppo in superficie e ne risente in particolar modo la trama principale.

Un conflitto morale solo accennato
Il caso di Louis viene tratto quasi come se fosse un semplice espediente per raccontarci la vita del nostro avvocato: e di fatto è così. Il film vuole concentrarsi sulla vita di Mickey, sulle sue contraddizioni, sui suoi dubbi e sui suoi errori. Ma esita ad essere veramente pungente. Mickey è senza scrupoli, l’unico suo obiettivo è quello di vincere in tribunale, non importa se sta difendendo un assassino o un innocente, per lui conta portare a casa la giornata. L’unico verdetto che lo soddisfa è “non colpevole” per evitare di far condannare un innocente; il lato negativo è la libertà dei colpevoli. Mickey si nasconde dietro questa filosofia, cercando di convincersi di star lottando contro una giustizia corrotta che condanna gli innocenti. Il caso di Luis lo porterà a ricredersi quando, grazie alla difesa dello stesso Mickey, verrà scagionato e minaccerà la famiglia dell’avvocato.

The Lincoln lawyer – un film che teme se stesso
Purtroppo però tutto rimane in superficie, in favore di momenti ad alta tensione e colpi di scena un po’ troppo telefonati. Invece di indagare le contraddizioni, il grottesco e l’instabilità dell’ambiente giudiziario, The Lincoln lawyer si limita a fare il minimo indispensabile per tenerci svegli. Invece di vedere Matthew McConaughey calarsi nei panni di un Al Pacino in …E giustizia per tutti, lo vediamo rimanere bloccato nel ruolo che ebbe in Il momento di uccidere.
The Lincoln Lawyer è un film che esprime potenziale, ma che sceglie di non rischiare. Così come Mickey Haller teme di non riuscire più a distinguere un colpevole da un innocente, il film sembra temere se stesso: la possibilità di diventare un cinema davvero accusatorio, preferendo rifugiarsi dietro il sorriso sornione di Matthew McConaughey.

