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The Life of Chuck – Recensione di un film che punta al cuore

The Life of Chuck (2024) è un film scritto e diretto da Mike Flanagan. Si tratta della nuova missione del regista nell’adattare un qualcosa partorito dalla penna del leggendario scrittore Stephen King. In passato Flanagan ha trasposto già opere del maestro e ha trasformato questa collaborazione in una simbiosi. Alcuni suoi vecchi lavori sono tratti da King, come Il Gioco di Gerald e Doctor Sleep… mentre altri sono parsi adattamenti di libri che King non ha mai scritto, come la serie Midnight Mass.

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In futuro sono già previsti altri suoi adattamenti. Abbiamo già parlato in questa sede del progetto che in mente Flanagan per La Torre Nera. Prossimamente su Prime dovrebbe uscire la serie Carrie ed è al lavoro su un remake di The Mist. Di sicuro negli ultimi tempi quando si pensa a King, si pensa anche a Flanagan. Pochi registi sono entrati così tanto in simbiosi con un autore nella loro filmografia, e uno di questi ironicamente è Frank Darabont (Le Ali della Libertà, Il Miglio Verde).

The Life of Chuck è tratto da un racconto diviso in tre atti, narrato a ritroso. È un’opera particolare da adattare perché quando si pensa a King, si pensa all’horror. Ma non è “soltanto” uno scrittore di genere, ed è ora che si mostri anche un lato poco esplorato dal cinema fin ora, nonostante le numerosissime trasposizioni. Il film è stato ben accolto dalla critica e sempre più si sta tenendo Flanagan sotto una lente di ingrandimento, considerandolo uno degli autori da tenere d’occhio.

The Life of Chuck – Trama

Marty (Chiwetel Ejiofor), un insegnante di letteratura delle medie, assiste a una serie di eventi catastrofici che colpiscono il mondo, da calamità naturali all’arresto della tecnologia. Gli eventi accadono con una velocità disarmante e ciò fa riflettere Marty sul passato. La California pare esser totalmente sprofondata e in Germania pare esser esploso un vulcano all’improvviso. I cellulari nella classe si arrestano tutti all’improvviso e ciò scombussola le vite di tutti nella cittadina.

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Si confronta di quanto sta accadendo con l’ex moglie, l’infermiera Felicia (Karen Gillan). I due si sono separati per motivi non così chiari, anche se viene suggerito un passato di Marty da alcolista. Tutte le persone attorno all’insegnante sentono il bisogno di parlare con lui, mettendo a dura prova il loro vissuto. Marty e Felicia vengono alla conclusione che l’universo stia giungendo a una naturale conclusione. Ciò è avvalorato anche dal fatto che tutti i sistemi elettronici vadano in tilt, oltre alla scomparsa di alcune stelle.

Mentre il mondo pare star finendo, qualcosa di davvero strano sta accadendo. Marty e Felicia si accorgono della comparsa sempre più insistente di pubblicità relative a un banchiere di nome Charles “Chuck” Krantz (Tom Hiddleston), a cui si ringraziano “39 anni fantastici”. La tv non funziona, tranne che per parlare di questo Chuck, ma incredibile a dirsi, nessuno lo conosce. Con l’incrementare dei disastri, Marty e Felicia si ritrovano a guardare il cielo notturno, dal quale scompaiono le stelle e i pianeti. Ma la fine nasconde ben più di qualche segreto perché tutto pare collegato a questo Chuck, di cui si scopre il vissuto a poco a poco.

The Life of Chuck – Cast

Nonostante la durata breve di un’ora e quaranta, The Life of Chuck è un film dal cast ben nutrito. Ci sono anche numerosi attori “fedelissimi” di Flanagan che compaiono per piccoli ruoli. Si tratta di una pellicola sicuramente bizzarra dal punto di vista narrativo e abbiamo parlato della trama, o solo l’inizio di essa. Ma il film si intitola “The Life of Chuck” per un motivo, perché il protagonista è questo misterioso Chuck. Anche se compare soltanto nel secondo atto, ruota tutto attorno a questo individuo interpretato in versione adulta da Tom Hiddleston.

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Il primo atto è dominato dalla coppia separata Chiwetel Ejiofor e Karen Gillan, e il film è costellato di performance fugaci ma significative. I ruoli che perdurano di più sono quelli dei due attori appena citati, poi dal secondo atto in poi sono presenti in ruoli fondamentali anche Mark Hamill nel ruolo del nonno e Jacob Tremblay in quello del piccolo Chuck. Pare strano, ovvio, parlare di ruoli fondamentali non presenti nella trama sopra citata. Non volendo spoilerare troppo, il film inizia “dalla fine” e torna a ritroso, ed essendoci colpi di scena è meglio non rivelare troppo.

Tanti sono gli attori che hanno partecipato per brevi ruoli ma intensi, volti che hanno partecipato a numerosi progetti televisivi di Flanagan. Nel film sono presenti anche: Rahul Kohli, Carl Lumbly, Kate Siegel, Samantha Sloyan e Matthew Lillard. La voce narrante del film, molto presente, è quella di Nick Offerman (The Last of Us). Possono risultare troppi gli attori per parlare di un film così breve, ma la presenza di così tanti personaggi secondari e fugaci potrebbe essere il cuore tematico del film.

The Life of Chuck – Recensione

The Life of Chuck non è un film facile di cui parlare, la fonte è di quelle importanti e la struttura è davvero peculiare. Difficile parlarne senza fare spoiler. Flanagan ha deciso di raccontare la vita di Chuck, un banchiere dall’aspetto convenzionale. Perché parlare di una cosa così “banale”? Perché in un’azione, in una decisione, in uno scambio di sguardi… si nasconde un mondo. Il film parla spesso di “moltitudini” e il cuore della pellicola è tutto nella frase di Walt Whitman: “Mi contraddico? Certo che mi contraddico. Sono vasto, contengo moltitudini“.

Flanagan riesce a rendere epica questa storia raccontando la ricchezza dell’essere umano e la nostra natura “plurale”. Perché la nostra storia è ricca anche se non ce lo ricordiamo, e perché dietro a ogni scelta che compiamo c’è tutta una storia che andrebbe raccontata. La regia è ottima, talmente ottima che fa sorgere un problema alla base della sceneggiatura. Flanagan forse è entrato talmente in simbiosi con King che ha voluto omaggiarlo con una voce narrante non onnipresente, ma ingombrante. Giusta in certi momenti, ma in altri per niente.

Ci sono sequenze poetiche in cui non si vuole ascoltare qualcuno che parla per la bellezza di ciò che si vede. Ma il punto è, era necessario questo voice over? In certi punti per collegare le scene magari sì, ma si poteva lavorare di fino e far trapelare informazioni importanti in altri modi. Aveva probabilmente paura di non risultare accessibile senza, e che non si capisse. La mancata fiducia nelle sue capacità registiche non permette al film di accedere all’eccellenza. Ed è un gran peccato, ma si parla comunque di un film affascinante e che stupisce per la peculiarità del plot.

Conclusioni

The Life of Chuck è un film che è una vera altalena emotiva. Inizia anche mettendo alla prova lo spettatore, ma poi le risposte arrivano e si comincia a raccontare in maniera didascalica. Forse troppo didascalica in modo che il pubblico non abbia dubbi su ciò che sta accadendo. Ciò rende troppo semplice un film che palesemente puntava al “capolavoro”. Si è deciso di raccontare in maniera epica e anticonvenzionale una vita “ordinaria”, ed è corretta la durata in tal senso. Altri autori avrebbero fatto durare il film oltre le due ore perché l’epicità richiede minutaggio. Non è vero, e Flanagan ce lo ricorda.

Si parte dalla fine per tornare a ritroso, ma sapere come “finisce un qualcosa” la rende meno interessante? Noi sappiamo che la vita finirà, ed è questo a renderla speciale. Flanagan ci racconta questo in un film che intrattiene anche si prende i suoi tempi in una durata ristretta ma giusta. Le interpretazioni sono sentite e il tutto è raccontato con tanto cuore. Forse perché c’è tanto vissuto di King, o di Flanagan o dello spettatore stesso che si rivede in Tom Hiddleston che si lascia andare a un ballo sfrenato. Perché in un film, oltre che nella vita, si nascondono moltitudini. Ognuno ci può vedere ciò che sente di più (a patto che non ci sia una voce narrante che spiega tutto)… ed è il bello dell’arte.

Il film è ora disponibile su Sky e Now.

PANORAMICA RECENSIONE

Regia
Soggetto e Sceneggiatura
Interpretazioni
Emozioni

SOMMARIO

The Life of Chuck è un film diretto da Mike Flanagan che adatta uno Stephen King diverso dal consueto. Non si punta all'orrore o alla tensione, ma al cuore dello spettatore. L'ansia arriva ma per la vicinanza ai personaggi raccontati. Si racconta la vita di Chuck, un uomo apparentemente ordinario, in modo straordinario ed epico.

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