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The Hunt

The hunt, diretto da Craig Zobel, trae il suo spunto iniziale dal racconto La partita più pericolosa di Richard Connell, rimaneggiato da Damon Lindelof, sceneggiatore di Lost, e da Jason Blum.
Fin dalla prima uscita nelle sale cinematografiche il film si presenta in maniera controversa. Il suo debutto era previsto, infatti, per il 27 settembre 2019, ma la casa di produzione bloccò la campagna di promozione e la distribuzione, dopo le stragi di Dyton e di El Paso. The hunt è uscito poi nelle sale cinematografiche il 13 marzo del 2020, mentre in Italia è disponibile dal 27 marzo direttamente on demand a causa dell’emergenza Covid-19.

L'inizio della caccia in The hunt
L’inizio della caccia in The hunt

All’inizio lo spettatore è immerso in un classico scenario da film horror: un gruppo, composto da dodici persone, viene caricato su un aereo e si risveglia in un bosco sconosciuto. È in questo luogo ignoto che ha inizio “Il gioco della fattoria”, che consiste in una vera e propria caccia all’uomo, condotta da parte di una spietata élite. 

The hunt si presenta in un primo momento come un film banale e ampiamente prevedibile. Si assiste al risveglio di una presunta protagonista, interpretata da Emma Roberts, che sembra essere la personificazione del classico stereotipo da horror della donna bella, bionda e facilmente impressionabile. La ragazza si ritrova sola nella foresta e imbavagliata, presto incontra le altre sventurate prede e le viene fornita un’arma. Da questo momento lo spettatore assiste a una serie impressionante di scene altamente prevedibili e si aspetta un susseguirsi di scene splatter, che effettivamente non tarderanno ad arrivare, insieme alla morte progressiva di quasi tutti i componenti del gruppo.

A questo punto della storia però iniziano le prime stranezze. La presunta protagonista muore già nei primi minuti, così come molti altri, tanto che, a un certo punto, si comincia a dubitare della comparsa di un personaggio principale. Infatti, è solo dopo la prima mezz’ora che Crystal Creasey, interpretata da Betty Gilpin, si impone come la spartana eroina della situazione.

Intanto, le varie prede, a mano a mano che la storia prosegue, cominciano a risultare sempre meno credibili, come anche i loro nemici.  I fuggiaschi sembrano essere al corrente di ciò che sta per succedere loro, quasi a rimarcare la scontatezza degli avvenimenti.
I personaggi non sono credibili, una ragazza trapassata allo stomaco da una lama arriva addirittura ad esclamare una frase priva di senso: – Domani è il mio compleanno, voglio una torta tutta mia! –

Betty Gilpin nei panni di Crystal Creasey
Betty Gilpin nei panni di Crystal Creasey

Il film sembra essere perfettamente consapevole della sua banalità e lo dimostra giocando con gli stessi cliché del genere splatter. Infatti, The hunt non ha lo scopo di raccontare un’originale storia del terrore, ma sfrutta, invece, il tema della caccia all’uomo per creare un inusuale sfondo a una satira politico-sociale. Ed è per questo motivo, e non per le sequenze particolarmente violente, oramai anche abbastanza sdoganate, che il film ha incontrato così tanti problemi nella sua distribuzione.

Per comprendere il senso profondo della storia bisogna interrogarsi prima di tutto sul criterio con cui sono state scelte le prede da cacciare, in modo da capire di conseguenza quali sono le due parti in causa. Nello svolgimento del racconto emerge, con sempre maggior chiarezza, che il gruppo delle vittime è inaspettatamente composto da complottisti, persone con una bassa scolarizzazione o appartenenti agli strati meno abbienti della società. Dall’altra parte troviamo, invece, persone raffinate, acculturate appartenenti alle classi sociali più elevate e apparentemente attente alle questioni ambientali e alle problematiche sociali della contemporaneità.

Questo capovolgimento dei ruoli dei buoni e dei cattivi ha un preciso scopo, ovvero, quello di mettere in evidenza l’inadeguatezza e l’ipocrisia dell’élite nei confronti di un popolo rozzo, ignorante e facile preda delle fake news. I cacciatori, infatti, non si dimostrano migliori delle loro prede, anche se si ritengono tali, poiché si aggrappano a valori stereotipati, che sono pronti a tradire alla prima occasione. L’élite non fa buon uso della sua cultura, poiché non la sfrutta come fonte di dialogo per creare una società più empatica e inclusiva.

Betty Gilpin nei panni di Crystal Creasey
Betty Gilpin nei panni di Crystal Creasey

I cattivi sono ben rappresentati dal loro capo, ovvero, Hilary Swank, nei panni di Athena Stone, che, non a caso porta, il nome della dea della saggezza e della sapienza. Quest’ultima si presenta già nella prima scena del film, mentre è intenta a scrivere dei messaggi dal suo cellulare agli altri cacciatori.
The hunt mostra quindi fin da principio il tema della battaglia: la storia vuole rendere reali gli scontri inutili e i dibattiti coloriti che si possono leggere tutti i giorni nei social network.
Anche il maialino Orwell, che accompagna la compagnia dei cattivi, ha un suo preciso scopo all’interno della narrazione. Lo scittore, infatti, è spesso citato dai complottisti, a supporto delle loro tesi strampalate, ma anche dalle persone scolarizzate, che si vantano della conoscenza di un autore in realtà molto noto.

Le fake news hanno rovinato la vita di Athena, che perciò decide di vendicarsi, in nome della sua presunta superiorità morale rispetto ai commentatori dei social. Nel farlo però la crudele cacciatrice a commette un errore, facendo entrare per sbaglio Crystal nel gioco, a dimostrazione del fatto che i vertici sono inadeguati tanto quanto il popolo che si trovano a governare.

The hunt
Creasey e Athena

Destinata a scontrarsi con Athena, Crystal può essere l’unica protagonista della storia, poiché è una donna estranea a ogni futile dibattito e la sola cosa che le interessa realmente è difendersi da chi la vorrebbe uccidere. L’ex soldatessa, infatti, non spicca per la sua raffinata cultura, ma è una persona pragmatica, razionale, in grado di formulare pensieri logici e che non si lascia ingannare dalle trappole mal architettate dei cacciatori. Crystal è la prima a dubitare dell’arguzia dei suoi persecutori, come lascia intendere quando si chiede se i suoi nemici “sono intelligenti e fanno finta di essere idioti o se è vero il contrario.”

In definitiva possiamo dire che The hunt vale sicuramente poco come film horror, mentre si propone, invece, come un’interessante satira della società in cui viviamo immersi, raccontando la contemporaneità in una maniera del tutto atipica e veramente originale.

Voto Autore: [usr 3,5]

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